Gigi D'Alessio: "Sogno San Siro nel 2028 e sto con chi scende in piazza pacificamente"
MusicaL'artista napoletano sta per ripartire col tour nei palazzetti mentre nel 2027 ci saranno Arena di Verona, stadi e date in Europa. Il singolo Piccerè nasce per sua figlia Ginevra ma lo dedica a tutte le mamme e i papà del mondo. Si schiera con autotrasportatori e studenti, sostiene le forze dell'ordine ("Hanno uno stipendio basso eppure ci proteggono sempre") e contro ogni tipo di violenza. L'INTERVISTA
Il futuro è adesso ma anche domani e dopodomani. Gigi D'Alessio macina numeri e simpatia e tra una mozzarella, una pasta allo scarpariello e qualche gambero coi carciofi (tutto preparato dallo staff del ristorante milanese l'Angolo di Casa, ndr), racconta un viaggio che terminerà, scaramanticamente, nel 2028 con una grande festa a San Siro. Ma da figlio di Partenope quale è d'obbligo il condizionale. Quello che è certo è un singolo pazzesco che si intitola Picceré che nasce per Ginevra, la sua ultima figlia nata nel 2024, e che poi lui ha compreso che abbraccia tutti i figli, tutte le mamme e tutti i papà del mondo. Poi ci sono i concerti, il vero termometro del valore artistico: Gigi chiude il 2026 nei Palasport, nel 2027 lo vedremo all'Arena di Verona, negli stadi, a zonzo per l'Europa a fine anno e per il 2028 c'è l'idea San Siro. Ad accompagnarlo tra un palco e l'altro, con numeri pazzeschi e un senso di responsabilità, suo verso il suo gruppo di lavoro e il suo pubblico, immenso, è Ferdinando Salzano con la sua Friends & Partners.
Gigi siamo a pranzo per commentare un brano tra i più intesi della tua storia, Picceré, è un periodo intenso di progetti live: non ti fermi mai!
A stare fermo mi annoio. Arriviamo già da un periodo intenso, a partire dalle dieci date alla Reggia di Caserta, con 100mila spettatori totali, una esperienza che ha permesso al pubblico una esperienza di convivialità, conoscenza e apprezzamento del territorio. Ora si prosegue col tour nei Palazzetti e poi ci ritroviamo già nel 2027.
Che parte in maniera roboante!
Si aprirà il 22 maggio con un ritorno all’Arena di Verona dove chiamerò a raccolta un po’ di amici. Poi gli stadi aumentano, oltre a due Maradona a Napoli terrò il primo concerto in assoluto nel rinnovato stadio di Taranto, poi Messina. Ho un pubblico di tutte le età e molto arriva dall’Europa e dunque per andargli incontro a novembre 2027 si fa un tour europeo. E stiamo lavorando già per il 2028: mi piacerebbe finire il triennio con una grande festa a San Siro. Aggiungo che i miei biglietti sono tutti dati verificabili, non sono numeri gonfiati, dalle 22 date in piazza Plebiscito alla residence a Caserta. San Siro oggi è il nostro sogno, ne riparleremo.
Hai pubblicato il singolo Picceré.
Ho sei figli e sei canzoni, questa la ho scritta per Ginevra che ha quasi tre anni ma ho compreso che in realtà è per tutti i figli, per tutti i papà e tutte le mamma. Come diceva Pino Daniele ogni scarafone è bello a mamma sua. Questo è per me un capolavoro. La nostra lingua è sempre stata speciale ma oggi è parte del parlare quotidiano di tutti.
Arriveranno altri inediti?
Sai come funziona il mercato discografico, io ho già cose nuove e vorrei uscire ogni due, tre mesi con un nuovo singolo. Qui non c’è intelligenza artificiale, c’ solo cuore ed è il motivo per cui Pecceré è una canzone che appartiene a tutti.
Torniamo ai concerti e ai Palazzetti che sono l’appuntamento delle prossime settimane: che accadrà?
Riprendiamo i palazzetti e sono quasi tutti concerti multipli e questa è la mia conferma: ogni concerto che fai ne puoi conquistare altri dieci ma anche perderli se i social si inca***no. Con me la gente esce dai concerti felice, i live non sono promozione ma prendere le canzoni più belle, quelle che hanno avuto un discreto successo, ed emozionare chi ha sognato, ballato e pianto negli anni con loro. I dati dicono che io le scalette non le sbaglio e ne sono contento.
Però, come già mi hai accennato, tu sei già oltre i palazzetti.
Finiti quelli si lavorerà sull’Arena di Verona. Gli ospiti che avrò saranno tutte persone che hanno lavorato con me o con le quali comunque che ci conosciamo. Le mie sono feste e gli ospiti diventano padroni di casa. Da me sono venuti tutti e se ne sono andati carichi di meraviglia. Siamo pronti a essere tappeto musicale del pubblico.
Ci sarà qualcuno col quale non hai mai condiviso il palco…
Mi manca Ligabue e non ho mai duettato con Laura Pausini, questi due nomi che mi vengono in mente.
So che è in arrivo anche un film.
Esce a ottobre 2027, è in primis un messaggio sociale che inizia quando ho 7 anni e finisce quando inizio a fare il cantante. Si intitola Solo se Canti Tu.
Quale è il messaggio che trasmetti?
Desidero dimostrare ai ragazzi che bisogna fare sacrifici e non ricorrere a scorciatoie. Nel film mostro sacrifici e porte in faccia e nel momento in cui canto il film finisce. E’ il racconto di 12 anni di vita che non sono pochi ed è la parte più importante: lì è il momento in cui si mettono i pilastri, che vanno sulla roccia e non sulla sabbia. Aggiungo che ci sono anche persone che fanno sacrifici e non ottengono risultati. Mi interpreta Matteo Paolillo, che canta anche, mentre la regia è di Luca Miniero.
Ma è un racconto biografico rigoroso o c’è anche una componete di fantasia?
Ho preteso la parola ispirato perché in fase di sceneggiatura si possa intervenire: voglio colorare gli elementi ma alla base deve esserci la verità. La verità negli occhi di quei momenti può averla solo chi li ha vissuti. Ho scelto come titolo Solo se Canti Tu perché prima ero timido, lavoravo per altri: il film finisce nel 1992 e se ci sono canzoni che tu hai ascoltato in anni successivi è perché mi vergognavo a cantarle ma sono state scritte prima del 1992.
Cosa fa la differenza oggi?
La sicurezza di quando uno si siede dietro a uno strumento e non ha ansia da prestazione, non teme nulla, né Riccardo Muti né l’emergente; la sicurezza di mettere le mani su uno strumento e sapere cosa fare è la conseguenza dei sacrifici e questo non lo impari con l’intelligenza artificiale.
Invece che idee hai per l’Europa?
Faremo le principali capitali e anche altre città importanti, il tour resta in aggiornamento costante sulle date e poi vedremo se sarò in grado di fare la festa, se anche Dio vorrà, a San Siro. Lo chiamiamo il gran finale ma sappiamo tutti che finale non è perché poi arriveranno altri progetti.
Hai preso una posizione netta sullo sciopero degli autotrasportatori: che pensi di quello che sta accadendo nelle piazze italiane?
Esistono tre tipi di manifestazioni. Gli autotrasportatori ci hanno fatto capire come si blocca un paese, solidarizzo con chi si mette alla guida di un camion con la grandine, la neve e viaggiando di notte pur di non fare mancare nulla nelle nostre case. I giovani devono manifestare e scendere in piazza ma altro è saccheggiare e fare danni a persone come loro: fare dispetti o rubare a una persona che è come me è inaudito e inaccettabile, ogni forma di violenza va condannata ma le piazze sono sempre aperte. Infine non bisogna prendersela con Polizia, Carabinieri e Forze dell’ordine in generale che prendono pochi euro per difenderci.
Come sta il Gigi papà? E il tuo negozio della vita sorride?
Forse non lo sai ancora ma il negozio della vita è sempre aperto: magari hai una delusione, esci e incontri la persona della tua vita. Il mio negozio è molto bello, è come avere vissuto due di vite. Quando è arrivato il primo figlio avevo 19 anni, poi sono arrivati gli altri e oggi ho una bambina di tre anni e io ne ho 59. Nella mia famiglia tutti si amano. Pensa che la mia Ginevra nata nel 2024 è già zia di una di una diciannovenne. Ho sei figlia, quattro nipoti ed è dal 1987 che monto e smonto seggiolini che ogni volta cambiano e dunque bisogna imparare da zero come utilizzarli.
E' per questo che sembri sempre giovane?
Bastano sei figli che ti chiamano una volta al giorno e la pelle ti resta bella.
Torniamo alla musica: tempi difficili per la discografia.
Oggi quello che è rimasto vero è il live, puoi avere anche un miliardo di streaming ma, come si dice a Napoli, ci vuole la carne nella salsiccia se no resta solo la pelle. Da me vengono nuclei familiari, poi ci aggiungi benzina, parcheggio, una maglietta e puoi arrivare a spendere 700, 800 euro a nucleo: con questi sacrifici meritano tutto il rispetto possibile. Dobbiamo rispettare l’amore che riceviamo dal pubblico. Vorrei un mondo che la mattina, quando ci alziamo, non guardiamo i numeri streaming ma a quante persone facciamo bene. Senza sacrifici non avremo altri Mogol o Battisti. Ci aggiungo che sono tantissime le persone che lavorano ai miei progetti e per me è una responsabilità in quanto passa attraverso di me il mantenimento delle loro famiglie.
Tempo fai hai pubblicato il progetto Buongiorno, invitando giovani artisti a reinterpretare con te canzoni della tua storia: cosa ti ha spinto in quella direzione?
Sono curioso. Quando sono nati i fenomeni Trap, Rap e Urban volevo capirli, non mi sono posto di traverso. Mai ho messo barriere al mio orto, mi apro e mi piace incontrare i giovani. Poco prima della pandemia ho pensato di prendere mie vecchie canzoni e rifarle con i giovani. I ragazzi che hanno collaborato a Buongiorno hanno dato vita nuova a quelle canzoni e quando li ho portati all’Arena di Verona sembravano bambini al parco giochi. Ai miei concerti ci sono adolescenti e settantenni, e sono uno dei pochi, e lo devo alla curiosità. Solo a Napoli in un anno ho totalizzato 300mila paganti.
Infine la canonica domanda sul Festival di Sanremo: ci andrai?
A Sanremo io ci andrei anche a vendere i fiori o a guardare le macchine posteggiate ma serve una motivazione: se non hai i fiori che vi vai a fare? Stefano De Martino lo ho visto crescere e gli mando il mio in bocca al lupo: sono contento che glielo abbiano affidato, farà un figurone.