Geolier, l'album Tutto è Possibile Atto Secondo insegna che i miracoli non sono utopia
MusicaL'artista napoletano pubblica un chapter 2 si un progetto che è presa di coscienza di sé ma soprattutto trasmette quell'energia necessaria a inseguire, e realizzare, i propri sogni. LA RECENSIONE
Per comprendere che tutto è possibile serve un secondo atto. E visto che si è fatto carico del primo, anche del successivo si assume la responsabilità (come di tante altre situazioni) Geolier. Tutto è Possibile. Atto II è il nuovo album dell’artista napoletano in uscita venerdì 16 ottobre e che ho ascoltato in anteprima. Intanto una segnalazione semantica: il 99,9 per cento degli abitanti di questo pianeta avrebbero diviso il titolo dall’atto con un interlinea mentre Geolier ricorre a un punto. Che ha una forza, grammaticale e simbolica, ben differente. E’ autorità e autorevolezza. Codesto secondo capitolo amplia il racconto del chapter 1, mettendo insieme le diverse anime di un artista che ha saputo trasformare la propria identità in un linguaggio riconoscibile, capace di parlare a un pubblico sempre più ampio senza perdere il legame con le proprie origini. Dalla fame degli inizi alla consapevolezza di chi ha conquistato il vertice, Geolier racconta ciò che succede quando i sogni diventano realtà e la vita cambia velocemente: i rapporti che resistono, le persone che restano, le responsabilità che aumentano e le contraddizioni di un mondo in cui ogni traguardo apre nuove sfide. Non c'è bisogno di nascondere le proprie ambizioni, né di dimenticare da dove si è partiti. È proprio in questo equilibrio che si riconosce la scrittura di Emanuele, capace di passare dall'ironia e dalla provocazione a una dimensione più intima, senza perdere la forza e la spontaneità che contraddistinguono la sua musica.
Simbolicamente si parte con una auto-dedica ovvero con un brano che si intitola Per Emanuele e che inizia, e ve lo traduco in italiano anche se quel “pont re matit” ha un suo fascino per quel profumo di rivincita dolce, un po’ come Mitridate che beveva ogni giorno un po’ di veleno per immunizzarsi: ho consumato tutte le punte delle matite per scrivere i nomi di chi mi ha tradito. Stiano sereni i servizi segreti, qui parliamo di musica e non di malaffare ma parliamo di un giovane uomo che è sulla vetta della musica e che il prossimo anno sarà protagonista allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli di sei concerti, per un totale di oltre trecentomila persone, dal 9 al 15 giugno. Poi arriva l’ironia dolceamara di Leggenda “e chi ric o cuntrari nu capisc nient” è proprio in riferimento a quanto accennato prima “a me pure o San Siro m va pccrill e diventa nu camp a 5”. L’ironia (?) di Emanuele Palumbo è degna di Eduardo e Totò, di Massimo Troisi e di Luciano De Crescenzo, è un unicum. Il primo featuring è con Lazza nel brano Non Sei Più Tu, una canzone di aggressiva quotidianità che, come dice l’ospite, “giorni nuovi stessi problem”. Winner è un brano di identità umana e geografica, molto incalzante, nel quale Geolier canta “so napulitan, embè c vuò? Parl napulitan ‘ndà l’intervist” e dopo avere ironizzato sul fatto che se non viene capito non è per la lingua e che non è mai stato bravo a scuola chiude dicendo, sempre tradotto, prenditi quello che vuoi perché a nessuno (fott in vernacolo) di te. L’amore permea Per Noi che vede la partecipazione di Achille Lauro (per la cronaca ha un verso in napoletano ed è “ma comm s fa?”) mentre è di una bellezza straniante Rione di Domenica che mi ha ricordato la Porta Portese di un giovanissimo Claudio Baglioni. Emanuele e Andrea ci avvicina all’epilogo e ad accompagnarci sono Geolier e Shiva: dopo di loro è il momento di ripristinare l’autorità ed Emanuele lo fa con sfumature calcistiche: “'O Napule m''o veco sulo dint'â curva A mica 'int'â tribuna autorità, i' tengo autorità-à-à-à-à” ma poi ascoltando il testo se ne comprende una drammaticità speciale, degna della commedia eduardiana, quando parla, e sembra di vederla, di una famiglia che per scaldarsi si ritrova sotto lo stesso plaid, di una creatura che “tene famme, se sta sciupanno” e di tutto il sangue che è caduto e che si sta asciugando. Nell’indifferenza lo aggiungo io. L’album termina con il neorealistico Aspettando il Miracolo, un pezzo fluviale, di orgoglio e redenzione, che si sublima in un gigantesco grazie. E sono certo che saranno in tanti a fargli ecco sulla gratitudine perché (sempre tradotto) anche se forse è troppo tardi per tornare indietro su certe mie scelte “e ‘a prim cos ca dic è GRAZIE!”.