Malika Ayane, l'album cicale: "Un viaggio tra il razionale e l'emotivo a ritmo di Moka"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Questa eclettica e raffinata artista torna con un nuovo disco a distanza di cinque anni dal precedente. E partito il ciclo di dodici appuntamenti negli instore per incontrare il suo pubblico mentre il tour nei teatri debutterà l'1 novembre da Fermo. L'INTERVISTA

A cinque anni di distanza dal suo ultimo progetto discografico, Malika Ayane torna con il nuovo atteso album d’inediti cicale (Carosello Records in licenza a M.A.S.T./Believe). L'album è stato anticipato in radio dal singolo detto tra noi, che arriva dopo l'altro singolo una possibilità che l’artista ha portato sul palco dei più importanti festival estivi e dopo il successo di animali notturni, canzone presentata all’ultimo Festival di Sanremo che ha conquistato il consenso di pubblico e critica. 

Da novembre Malika tornerà live nei principali teatri italiani (date prodotte e organizzate da Friends & Partners e Magellano Concerti) con debutto l'1 novembre a Fermo mentre già dal 18 settembre sarà impegnata in un ciclo di dodici instore per incontrare il suo pubblico (si comincia da Milano).

 

Malika raccontami la nascita di cicale.
Sono canzoni nate in tempi diversi, lavorato con persone diverse ma in tutte c’è uno sguardo speciale sulle cose, alcune più razionali e altre più emotive che sono poi i due filoni della mia scrittura. Ci sono dentro Milano, Parigi, Berlino e Roma. Aggiungo che sono rimaste fuori ottanta canzoni, ero a rischio Squid Game. Ora parto con un giro negli instore mentre l'1 novembre debutta il tour nei teatri: la data zero sarà a Fermo.


Hai vinto la tua battaglia contro il tempo?
Tutti conoscono la mia ossessione per il tempo ma proprio il tempo è quello che stavolta mi ha permesso di fare ricerche più versatili, di raccontare dieci mondi diversi tra loro con strumenti adatti e intercambiabili senza scivolare in un genere definito.

C’è un punto di contatto particolare?
Sì ed è la Moka: oggi i produttori vivono in studi con le cucine e si prepara il caffè con la Moka: quel rito ha rotto un muro di formalità. Io prima la Moka la avvicinavo alla cucina di mia nonna e invece…

In finalmente quando dici “quel che non cambia è già cambiato o cambierà”: è la tua filosofia dell’ottimismo appena ti svegli?
Non direi, il mattino amo il silenzio e parlo il meno possibile.

Parliamo del singolo detto tra noi e del videoclip che lo accompagna?
Lo ho girato in una casa vuota che non si capisce se è un arrivo o una partenza ma bisogna vivere la situazione nel migliore modo possibile. Nasce da cinque traslochi in quattro anni, gli scatoloni è la cosa che conosco meglio!

come la prima volta è una canzone d’amore molto particolare.
Mettiamola così: in generale non c’è un giudizio morale in alcun brano, qui c’è desiderio di qualcosa di nuovo ma non in termini di contrapposizione bensì nella situazione stessa in cui si vive il momento. E’ bellissimo ripartire con una canzone d’amore che nella sua anima è applicabile a tutto.

Ti ho sempre conosciuto formica e qui ti ritrovo cicale: cosa è cambiato?
Ho visto un documentario sulle cicale ma noi siamo figli di Fedro e per noi sono sempre state superficialotte senza un senso rivolto al futuro. Stanno sotto terra per 17 anni per poi vivere una breve stagione di canto. Ormai ci si abitua a passare il tempo nell’aridità e nella superficialità: io di che è meglio litigare o leggere un libro che perdere tempo. Quando hanno la loro stagione di canto vorrei sentirle cantare all’improvviso ci verrà da ridere perché ci sono armonizzazioni e potrebbe diventare il rave delle cicale.

Nei tuoi testi c’è molta quotidianità: hai un punto di osservazione privilegiato?
E’ uno sport bellissimo stare come i gatti davanti alle finestre: nella mia casa di Berlino non ho le tende e so quando e quali sono i vicini che fanno yoga o che guardano una serie spagnola. La prima volta che sono stata a Berlino ero appena maggiorenne, consapevole che lì stavo davvero bene, come da nessuna parte. Lì ho capito che c’era tanta gente figa e c’è uno spazio per ogni desiderio, da una bella colazione al giocare a bocce.

Facciamo un passo indietro: il tuo Sanremo con animali notturni ti ha lasciato belle sensazioni?
E’ stato un Sanremo felice, mai ho cantato dopo le 22 e dunque me ne stavo a casa a vederlo in pantofole e quelle canzoni mi hanno regalato a sceneggiatura. C’è un mondo reale straordinario da andare a visitare.


Una frase per raccontare il disco?
Cambiare ancora casa non è abbastanza per vivere diversamente.

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