Dirty Heavens, l'album Drive: "La quotidianità è il nostro paradiso"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

La band pugliese, ma con forti radici a Polignano a Mare col suo disco di debutto accompagna il pubblico in un viaggio interiore dedicato soprattutto a chi cerca coraggio. L'INTERVISTA A LUCREZIA E CHRIS

Drive è l’album d’esordio dei Dirty Heavens. Pur muovendosi tra influenze diverse, Guns N’ Roses, Nirvana, Led Zeppelin, Metallica, Halestorm, Mötley Crüe, Foo Fighters e Black Sabbath, i puggliesi Dirty Heavens trovano un equilibrio unico, costruendo un rock classico che guarda agli anni Novanta e ai primi Duemila. È lì che, per la band, il tempo sembra essersi fermato. Drive racconta un viaggio interiore: l’oscillazione costante tra euforia e disperazione, il muoversi su una strada che non esiste e che sembra impossibile da percorrere. È una raccolta di inni alla libertà e all’autodeterminazione, in cui ogni brano si definisce come un frammento di vetro infranto: autonomo, ma indispensabile per comporre l’immagine complessiva dell’album. Il sound è sempre potente, il ritmo incalzante e deciso, mentre la voce cerca costantemente di andare oltre il semplice ascolto, puntando a un contatto diretto ed emotivo con chi ascolta. Drive è l’album che i Dirty Heavens avevano bisogno di scrivere per sé stessi. Un disco dedicato a chi cerca coraggio, forza e sostegno; a chi ha bisogno di una mano o di una spalla, a chi non vuole sentirsi solo, a chi sente che il proprio percorso può sembrare folle, ma non necessariamente sbagliato. E' un progetto che dà voce a chi non può fare a meno di continuare a combattere, nonostante tutto. A chi non smette mai di andare avanti. A chi, semplicemente, continua a guidare. I Dirty Heavens sono una rock band formatasi a Bari ma il cui primo nucleo nasce a Polignano a Mare. Capitanati da Lucrezia "Dirty Hell" Lamacchia alla voce e chitarra ritmica, Chris Salerno alla chitarra solista, e la sezione ritmica di Alessio Virno (basso) e Angelo Porcelli (batteria), la band costruisce un sound ruvido, viscerale e carico di emozione. A Polignano, in occasione della rassegna dedicata a Domenico Modugno, ho incontrato Lucrezia e Chris in fuga per qualche ora dal locale che gestiscono a Monopoli, il Palosanto, rinomato per colazioni, cocktail e, tra le altre prelibatezze, per taglieri di formaggi e salumi recuperati da piccolissimi produttori locali.

Partiamo da Polignano e Domenico Modugno: voi che qui siete nati che rapporto avete con lui? Si respira nell’aria?
E’ una presenza costante, ci sono la statua e un pellegrinaggio continuo, l’evento dei giorni scorsi è stato un modo diverso per ricordare la sua figura. C’è tanto orgoglio di avegli dato i natali e che all’estero piace molto.

Per una band giovane come la vostra, che si muove in un mondo Rock con chiare influenze degli anni Novanta, cosa rappresenta Domenico Modugno? C’è una sua canzone che vorreste rileggere secondo il vostro stile, un po’ come fece Syd Vicious con My Way di Frank Sinatra?
Qualcosa di musica italiana da fare a modo nostro c’è. La Lontananza, quando dice “la lontananza sai è come il vento che fa dimenticare chi non s'ama” è un po’ un concetto da collegare a ciò che siamo. Comunque ci piace e lo ascoltiamo.

Come nasce il vostro nome d’arte, Dirty Heavens? E come si è formata la band?
Il nome è stato il risultato di una lunga ricerca, eravamo pieni di post it con tutti nomi possibili, in tutte le borse Lucrezia se ne trovavano. Alla fine ne abbiamo scelto uno che non c’era ma rappresentava il progetto. Alcuni erano interessanti ma non coerenti e poi volevamo un nome con un significato che andasse spiegato.

Quindi Dirty Heavens che significa?
il paradiso come obiettivo che ci rende felici non sarà così bello come ce la aspettiamo perché lungo il percorso ti stanchi, sei nervoso e dunque il paradiso va apprezzato per come ci siamo arrivati. La perfezione, la pace e la bellezza assoluti non es istono dunque se guardiamo il momento in cui viviamo già in quel paradiso.

Eccoci all’album e a voi.
Il disco è nato in modo particolare, facendo delle produzioni per provinare il batterista. La morte del papà di Chris ha dato una spinta emotiva forte. La batteria registrata esiste ufficialmente dal 2023 per il nucleo Lucrezia-Chris da dieci anni lavora al progetto che vicissitudini di vita hanno procrastinato. E’ stato difficile trovare gli altri. Quando abbiamo vissuto a Firenze non si riusciva a fare nulla musicalmente, poi è arrivata la collaborazione con Alessio Virno, il bassista, che è stato importante per arrangiamenti, mentre abbiamo avuto più difficoltà col batterista finché ci ha supportati Angelo Porcelli.

Parlatemi Drive, il vostro debut album: come è stato costruito?
Abbiamo recuperato tante cose nel cassetto, ma ora ne avremmo già altri due pronti. A essere precisi più che recuperare abbiamo fatto evolvere i brani. Raccontato la nostra storia per esprimere quello che si viveva. Ci è venuta naturale  una raccolta di canzoni che incorniciasse la nostra storia.

Camgirl nei primi versi parla di una libertà che non può essere raggiunta “(show me a freedom I can't reach”): quale è la vostra idea di libertà e in cosa vi sentite limitati?
Aspiriamo tantissimo a un giorno libero per fare ciò che vogliamo senza limiti di tempo e spazio, seguendo il flusso creativo che si genera sul momento.

Il singolo Roadhs è un brano che indaga i bivi che la vita spesso ci pone: quanto le vostre scelte sono istinto e quanto razionalità? E credete che volere sia potere?
Come band siamo molto istintivi, abbiamo un occhio al brano radiofonico ma se sentiamo una particolare esigenza creativa il brano può durare anche dieci minuti. Se si sa guardare e ci si sa guardare dentro la scelta anche se istintiva in quel momento è quella più giusta. Il tema è quanto sei disposto ad assumerti la responsabilità delle scelte.

Avete scelto come biglietto da visita dell’album Lie, le bugie: cantate che il tempo sta per scadere e non c’è via d’uscita ma c’è anche la speranza che questa vita si illumini. Quando la menzogna perde il suo potere?
Quando la vedi, puoi raccontare la qualunque ma se non ne fai esperienza si perpetra la recidiva nell’errore perché tu pensi di essere nel giusto. Occorre una epifania che ti faccia comprendere lo sbaglio.

“I never throw broken toys” cantate i Here I Stand: non gettare via i giocattoli rossi significa praticare l’arte del kintsugi oppure ogni volta che si vedono sono un invito a scavare in fondo alla mente e ritrovare l’anima nascosta?
Aggiustiamo all’infinito, di ciò che si rompe bisogna farne tesoro, che sia un oggetto, una esperienza o una abilità prima o poi servirà. Una volta si diceva impara l’arte e mettila da parte, giusto?

Gave my Life for Rock’n’Roll
è qualcosa di più di un sogno, è una sfida: oggi vi sentire in credito o in debito con la sorte?

Siam fortunati a esserci nonostante tante difficoltà e nonostante tanti sacrifici fatti. E’ uno dei primi brani scritto insieme e parla di quello che abbiamo fatto per il rock’n’roll e per pilotare la sorte.

Che accadrà nelle prossime settimane della vita artistica dei Dirty Heavens?
Continuiamo a promuovere Drive anche se lavoriamo già a nuovo brani ma per un altro disco di inediti si va nel 2027. Poi ci sono i live energici e viscerali, ci sono giusto una paio di cover che sono lontane dal nostro mondo sonoro, si tratta di Psycho Killer dei Talking Heads e di Crazy di Mike Perry. Le prossime date saranno l’11 settembre al Morgana a Bari e 4 ottobre al Pain Killer di Prato.

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