Syria: "Tornassi indietro prenderei la musica con più leggerezza e ironia"
MusicaL'artista romana, che da poco ha pubblicato il singolo La Mia Storia Più Bella, è stata protagonista di una performance emotivamente forte a Polignano a Mare durante la rassegna dedicata a Domenico Modugno. L'INTERVISTA
Tra Domenico Modugno e la canzone d’autore è in pieno svolgimento a Polignano a Mare Città della Musica ed è il segmento principale del progetto culturale realizzato in collaborazione con Regione Puglia e Puglia Culture. Protagonista della serata d'esordio, insieme a Peppe Voltarelli, Syria che ha portato sul palco un Modugno poco noto e poi ha fatto ballare Polignano a mare fino a notte inoltrata con un deejay set, condiviso in parte con suo marito Pierpaolo Peroni, che ha unito la freschezza delle idee di Cecilia con sfumature nostalgiche: un mix perfetto. Sta portando in giro il suo spettacolo su quel mito che è Gabriella Ferri e a dicembre dovrebbe uscire il suo nuovo album. La ho incontrata e intervistata.
Cecilia partiamo da Polignano: cosa significa per te essere stata qui e come hai lavorato al tuo live?
Ero già stata a Polignano per il tributo a Domenico Modugno e ci sono tornata con un entusiasmo enorme. Mi piacerebbe ci fosse pure un tributo a Gabriella Ferri, è uno spettacolo che porto in giro ida dieci anni: lei viene ricordata dove si può ed è sempre nell’aria, non è stata mai dimenticata, la amano dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Il suo pubblico viene a fare un ripasso perché questa è la missione: ricordarla. Tornando a Polignano, esserci è stato un privilegio grazie anche all’Orchestra di Sanremo, che mi piacerebbe collaborasse con me anche in futuro; mi sono complicata la vita con brani meno famosi ma per me importanti seppur difficili: mi sono messa alla prova.
Poi hai fatto ballare Polignano con un deejay set che hai condiviso in parte con tuo marito Pierpaolo Peroni.
L’essenza del deejay set arriva dalla mia meravigliosa convivenza di quasi 25 anni con Pierpa che a forza di affiancarlo nel suo mondo ci siamo come scambiati le figurine: io gli ho dato umanità e lui mi ha trasmesso la passione per la musica. Io mi sento più una discreta selezionatrice di brani sospinta dalla curiosità che una deejay. Con Pierpaolo condividiamo, ascoltiamo e ricordiamo. Ognuno è diverso e capiamo il pubblico che abbiamo di fronte: a Polignano ho preparato i successi più fighi della classifica pensando di avere davanti un pubblico più giovane, poi ho visto tanti adulti e ho tirato fuori altre chiavette con un po’ più di revival.
In cosa consiste oggi la modernità di Domenico Modugno?
Chiunque lo ascolta deve pensare che tutto quello che arriva dal suo passato è molto forte con brani recitati, approcci teatrali…è stato un precursore. E’ stato tra i primi a portare in scena questa attitudine e dunque ha dato senso alla musica narrata.
Il tuo ultimo singolo è La Mia Storia più Bella: parte dallo smarrimento è arriva alla consapevolezza della forza dell’amore. Possiamo considerarla, nella stagione dei social, una canzone di Resistenza emotiva?
Assolutamente sì ma non sono stata la prima a trattare il tema. Faccio parte di quelle persone che sanno vivere questa condizione, è un brano sincero nonostante sia super elettronico. E’ il risultato di storie figlie di anni di vita condivisa.
Un elemento costante della tua storia artistica è lo sguardo sul mondo: hai sempre messo in musica immagini di quotidianità, le persone comuni che tu canti sono gli eroi di questa epoca?
Direi di sì, sono loro.
Qualche mese prima hai pubblicato Speranza, un brano motivazionale e generazionale: da cosa nasce la tua fiducia nelle nuove generazioni? Te lo chiedo come artista e come mamma.
Nasce più come mamma, descrivo la speranza verso i miei figli e coloro che hanno bisogna di credere in qualcosa. Sta a noi tramandare ai figli dei valori, lo sguardo è verso una attitudine coerente e basata su valori che non sono facili da gestire, ma dobbiamo riprometterci di trapassare quei valori ai figli. Ti confesso che sono preoccupata e sento la responsabilità.
Quest’anno sono trent’anni dalla vittoria a Sanremo con Non Ci Sto: quando pensi a quella Cecilia provi tenerezza? Oggi la abbracceresti o le consiglieresti di fare altro nella vita?
La abbraccerei, le darei una pacca sulla schiena e le direi di fare tutt’altro nella vita. La ho vista farsi le spalle forti ma col senno di poi le proporrei leggerezza e ironia per prendere le cose per un altro verso, avrebbe più senso. In me ho trovato la soluzione.
Un verso di quel brano dice “Voglio un amore esagerato un mare sconfinato che non si asciughi mai”: possiamo dire missione compiuta?
Compiutissima.
A proposito di ricorrenze l’anno prossimo sono i trent’anni del tuo secondo album, L’Angelo: lo ripubblicherai? E credi negli angeli, quelli che ti sorprendono, ti difendono, ti arrivano alle spalle e non gli sfugge niente?
Da quanto non c’è più il mio papà so che è così. La sento questa presenza soprattutto pensando a lui mentre la canto. L’idea è dare una nuova veste ad alcuni brani.
Prendendo spunto dal tuo album Le Mie Favole, da bambina avevi una favola preferita? E’ la stessa che raccontavi poi da mamma?
Non una preferita. E’ stato un disco emotivamente forte, il segnale positivo arriva da un altro progetto che è Un'altra me, quella è stata la risposta perfetta che racchiude le canzoni di un mondo che per l’epoca era davvero indie. Oggi Le Mie Favole lo farei in modo diverso.
L’ultimo tuo album è del 2017 e si intitola 10+10: è in arrivo un nuovo progetto?
A fine mese esce il terzo singolo, i brani ci sono, ci sto girando intorno, vorrei uscire a dicembre col disco.
Infine quale è oggi la tua…speranza?
Non riversare tutte le energie su questo dannato e meraviglioso mestiere ma pensare a una vita semplice fatta anche di piani b, con la famiglia, gli amici e i parenti. Si può vivere sereni facendo anche altro.