Olbia, il Jova Summer Party 2026 porta la libertà oltre i fili spinati

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

In Sardegna la prima data italiana della nuova avventura di Lorenzo. Una festa lunga dieci ore, un rito collettivo di speranza e rinascita. Super ospite Alfa, con il quale ha duettato in Buon Vento. Toccante la lettura della poesia Noi siamo sardi di Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura nel 1926. IL RACCONTO

Felice e prospera. Questa è Olbia nel suo etimo greco, olbios. E felice e prospero è Jovanotti, che nella città sarda ha aperto il Jova Summer Party 2026, ovvero il capitolo italiano di quel progetto (quasi biblico) che è l’Arca di Lorè e che è salpata da molto lontano, da Brisbane e Adelaide, ovvero dall’altra parte del mondo, per poi girovagare per l’Europa e quindi approdare in questa città del Nord della Sardegna, da dove, come un Odisseo della musica, farà rotta, seguendo la stella polare del cuore, nel Sud della penisola, per poi risalire verso Roma per una doppia data al Circo Massimo, il 12 e il 13 settembre, che sarà anche l’occasione per celebrare i suoi sessant’anni, che arriveranno il 27 dello stesso mese.

Giornata che pare infinita ma scivola via lieve, nonostante un sole che cuoce e un vento che alza sabbia. Maurizio Salvadori, che con la sua Trident cura questo tour fluttuante, spiega che «la cosa che non avevamo previsto è questo caldo e proprio per questo stiamo valutando uno spostamento in avanti di mezz’ora. Il tour è nello stile Lorenzo, il viaggio è venuto bene, in tutti gli altri posti avremo un prato verde che segna la differenza rispetto a qua. A dire il vero, a Olbia abbiamo provato a seminare, ma è stato un esercizio inutile. A oggi sono già stati venduti oltre trecentomila biglietti».

Sul futuro di Lorenzo, Maurizio Salvadori dice che «il fattore climatico porta a ragionamenti differenti e per il 2028 ragioneremo sugli stadi o sui palazzetti. Nel 2019 e nel 2022 non c’era questo caldo, anche con l’attenuante che eravamo sul mare e ci si faceva un tuffo. Mi piace seguire Lorenzo nelle sue avventure ma, al di là dei concerti, questo caldo ormai influisce sulla quotidianità. Se dovesse farmi altre proposte di questo genere, io lo sconsiglierò. Infine, spendo una parola per la collaborazione con gli enti locali: la Sardegna è accogliente e collaborativa e ha una logistica che aiuta molto»

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Giornata che pare infinita ma scivola via lieve, nonostante un sole che cuoce e un vento che alza sabbia. Maurizio Salvadori, che con la sua Trident cura questo tour fluttuante, spiega che «la cosa che non avevamo previsto è questo caldo e proprio per questo stiamo valutando uno spostamento in avanti di mezz’ora. Il tour è nello stile Lorenzo, il viaggio è venuto bene, in tutti gli altri posti avremo un prato verde che segna la differenza rispetto a qua. A dire il vero, a Olbia abbiamo provato a seminare, ma è stato un esercizio inutile. A oggi sono già stati venduti oltre trecentomila biglietti».

Sul futuro di Lorenzo, Maurizio Salvadori dice che «il fattore climatico porta a ragionamenti differenti e per il 2028 ragioneremo sugli stadi o sui palazzetti. Nel 2019 e nel 2022 non c’era questo caldo, anche con l’attenuante che eravamo sul mare e ci si faceva un tuffo. Mi piace seguire Lorenzo nelle sue avventure ma, al di là dei concerti, questo caldo ormai influisce sulla quotidianità. Se dovesse farmi altre proposte di questo genere, io lo sconsiglierò. Infine, spendo una parola per la collaborazione con gli enti locali: la Sardegna è accogliente e collaborativa e ha una logistica che aiuta molto»

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Super ospite Alfa, che condivide con Jova Buon Vento

L’Arca di Lorè salpa quando sono passate da poco le 21 e lo fa attraverso lo sguardo puro di un bambino, con musiche di viaggio come Volare di Domenico Modugno, L’Arca di Noè del troppo poco considerato Sergio Endrigo, un grande della prima scuola genovese, e Tutto l’universo obbedisce all’amore del maestro Franco Battiato, Il cerchio della vita dalla colonna sonora del film Il re leone. Poi quella che era una barca di carta diventa l’arca della speranza.

La scaletta, pensata da un Lorenzo caleidoscopico e fosforescente, ha un ritmo incalzante ed è supportata da video e immagini coloratissime, lampi di poesia nella notte. Al suo fianco, oltre all’amico Saturnino, una super band di tredici elementi. Si parte con Shiva e si va avanti, tra le altre, con Attaccami, Tanto, Gimme Five e Oceanica: «Il sentimento oceanico – racconta Lorenzo – è il momento in cui speri nella dissoluzione dell’ego e sperimenti qualcosa di più grande di noi, quando sei parte di un tutto e noi siamo tutti uno».

Emozione all’ennesima potenza quando appare sul palco Alfa, che indossa la maglietta di un vecchio tour di Lorenzo e gli dice che «è colpa tua se faccio questo mestiere», e insieme soffiano da quel palco faraonico Buon Vento per tutti.

È un rito collettivo quello che Lorenzo ha portato a Olbia e che porterà in giro per l’Italia; la sua musica ha un respiro partecipativo, di condivisione, oggi difficile da annusare. Arriva poi quel capolavoro che è Ora e quindi Bella, cui segue un videointervento di Francesca Fagnani. Tributo a Toto Cutugno con frammenti de L’italiano. Quindi La notte vola e il sogno si fa più robusto con L’estate addosso, Ti porto via con me, La notte dei desideri e l’agognata Gente della notte.

Alzando gli occhi al cielo c’è un tappeto di stelle e la dea Selene sorride sulle note di Chiaro di luna. Poi Baciami ancora, un omaggio a Gino Paoli con Sapore di sale: «Ricordo che quando ero un giovane dj, era il 1985, ho fatto una stagione in una discoteca qui in Sardegna che probabilmente non esiste più. Ogni settimana c’era come ospite un cantante famoso e una volta venne Gino Paoli e io pensai che scriveva bene pur essendo vecchio e, quando sentii Il cielo in una stanza, mi dissi che avrei voluto scriverla io».

Si scivola verso il finale con Una tribù che balla, Ciao mamma, L’ombelico del mondo e si chiude con Ragazzo fortunato e A te. Ma prima che la musica si spenga canta No potho reposare, «in ricordo del mio amico Andrea Parodi», e legge una toccante poesia di Grazia Deledda che si intitola Noi siamo sardi.

E a questo punto, visto che il buon vento lo abbiamo sentito sulla pelle, torniamo a casa con Lorenzo che ci augura «le cose più belle del mondo».

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