Polifonic 2026, nella masseria si evolve la cultura del clubbing
MusicaDalla techno all'ambient, passando per house e live elettronici, il Polifonic 2026 ha riunito in Puglia, dal 22 al 26 luglio, alcuni dei principali protagonisti della scena internazionale. Oltre 70 artisti e tre venue per un festival in cui la club culture incontra gli ulivi e la terra rossa della Valle d'Itria
Da movimento nato in spazi chiusi marginali negli anni, come strumento di liberazione identitaria, passando per l’esplosione globale nei grandi locali europei degli anni Ottanta e Novanta, la cultura dei club continua a evolvere e il rituale notturno di musica elettronica estende le sue radici verso spazi sempre più ampi.
Il Polifonic è stato un esempio di questa stagione della cultura dei club: tra terra rossa e cassa dritta, spettacoli a LED e cielo terso della masseria, ulivi centenari e danze notturne, in Puglia, il festival di musica elettronica è tornato per la sua ottava edizione. Per cinque serate, dal tramonto all'alba, in tre venue (Cala Maka, Masseria Capece e Le Palme Beach), si sono avvicendati oltre 70 artisti internazionali dando vita a un'esperienza immersiva costruita tra live, dj set e installazioni.
L'esperienza collettiva si è legata alle tradizioni del territorio, integrando alla perfezione l'estetica industrial al paesaggio rurale della Valle d’Itria.
“Le due realtà si intersecano e amplificano a vicenda, in un’idea di clubbing esteso in uno spazio di 18 ettari come quello della Masseria Capece, risalente al Quattrocento”, racconta Marco Sala, organizzatore insieme a Michele Girone del festival musicale. “Credo che si stia riscrivendo l’idea di clubbing che ci portiamo dagli anni Novanta. Oggi le persone hanno voglia di un tipo di esperienza che non sia solo notturna tra quattro mura. I giovani cercano un’esperienza trasversale, che abbracci il cibo, lo stile di vita e le esperienze che si possono fare sul territorio”.
"Puglia culla e cultura della musica elettronica"
“Abbiamo montato il casting artistico guidati dal nostro gusto personale, andando oltre scelte commerciali che potremmo fare ma che limitiamo. Vogliamo che il festival sia lo specchio della scena elettronica internazionale che è molto di nicchia ma anche molto capillare”, afferma Sala. “Essere poi in un territorio come questo ci permette anche di invitare molti talenti locali: la Puglia è stata, sin dagli anni Novanta, culla e cultura di musica elettronica”.
La lineup di Polifonic 2026 ha incluso grandi protagonisti della club culture e ricerca elettronica contemporanea. Tra gli headliner più attesi, MACE ha portato il suo universo sonoro sperimentale tra ritmi ipnotici e aperture melodiche, insieme a un design visivo industrial diffuso nella cornice naturalistica della masseria pugliese; Sama' Abdulhadi ha confermato il suo ruolo di riferimento della techno mondiale in un viaggio intenso e ipnotico tra la notte fonda del 25 luglio e l'alba che ha pervaso la masseria; mentre Chet Faker è stato protagonista di una parentesi dolce e nostalgica portando sul main stage del Polifonic la seconda data italiana del A Love For Strangers tour, in un live che ha mescolato elettronica, soul e songwriting. Accanto a loro, il festival ha ospitato nomi di primo piano come Carl Craig e Moodymann nello storico back-to-back, Ben UFO, Tiga, Djrum, Job Jobse, Lena Willikens, Prosumer, DJ MARIA., Chloé Caillet e molti altri, oltre a live immersivi come Voices From The Lake, in una programmazione capace di spaziare dalla techno alla house, fino ad ambient, dub e sonorità più sperimentali.
Il futuro del Polifonic: "Vogliamo esportare questo modello"
Arrivati nella masseria, gli appassionati erano presi da una travolgente FOMO da dj set davanti alla line up ricchissima e i quattro palchi più uno, vista l'aggiunta quest'anno dell'ECHOES STAGE nato in collaborazione con Rinse FM France, broadcaster di riferimento per la musica elettronica e la ricerca sonora internazionale. Il palco “Stone” è stato il più suggestivo per la sua posizione unica nel cuore di una cava di terra rossa, in cui i led e le casse del dj set si mescolavano con la natura circostante.
Il festival pugliese ha dato prova di ottima qualità nella gestione degli spazi. La distanza fisica tra i palchi ha permesso di godere di esperienze immersive senza interferenze. Che si scegliesse di vivere l’esperienza sotto cassa, nel cuore della pista o nelle aree più periferiche, l’ampiezza del luogo si è rivelata fondamentale per vivere il clubbing all’aperto in modo autentico, con libertà di movimento e una fruizione più naturale della musica.
“Nel futuro vedo un modello che dalla Puglia può essere esportato. Agli showcase che facciamo in Europa e in Italia seguiranno altri step evolutivi, credo anche nella dimensione degli eventi” racconta il fondatore di Polifonic, Marco Sala. “Poter replicare in altri luoghi ciò che già facciamo qui significa avere più palcoscenici e dare più possibilità di espressione a talenti nell’ambito della musica elettronica”.