Anna racconta Million Dollar Babe: "Supero i luoghi comuni. Donna e rapper? Sì, si può"

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Valentina Clemente

Valentina Clemente

Foto di Jacob Webster

Un nuovo album, ispirato dai viaggi e dalla vita di tutti i giorni. Le collaborazioni con con artisti di cui ha rispetto e stima, perché senza non si fa nulla. Essere donna e rapper oggi, contro ogni pregiudizio. I live e la fanbase italiana, di cui è entusiasta "perché siamo i più forti". E l’idea di San Siro, anche se nei piccoli club "sento più forte il calore della gente": abbiamo incontrato Anna, che ci ha raccontato Million Dollar Babe, il suo secondo album. L’intervista

Anna è proprio cool. Lasciatemelo dire. E non solo per la musica che fa, ma soprattutto per il suo atteggiamento nei confronti della vita: ama viaggiare, farsi ispirare dalle persone che incontra e dai posti che visita, e non si pone mai nessun limite. Me lo racconta poco prima di iniziare l’intervista sul suo secondo album, Million Dollar Babe. La mia traccia preferita è Honey, e le chiedo se mai diventerà anche un singolo. Lei mi guarda incuriosita e dice: “Eh sì, Honey spacca di brutto. Adesso esce l’album, poi magari vediamo…è sicuramente una delle più forti che ho fatto”.

"White Girl Wasted? Voglio superare un luogo comune"

Parliamo subito del primo brano estratto dal disco, ovvero White Girl Wasted: insieme diciamo il significato di wasted, ovvero qualcuno talmente ubriaco da essere definito sfasciato, distrutto. Il fatto che lei abbia associato questo aggettivo a una ragazza può essere quasi una provocazione, o una sfida a un luogo comune: “Sì, esatto. Volevo proprio un po’ superare quel luogo comune di cui parli. Volevamo fare un brano funny, estivo, cassa dritta e via. Stavamo registrando e ho detto: Lasciami stare sono White Girl Wasted, che poi è diventato il ritornello. Ci è piaciuto subito e l’abbiamo tenuta così”.

"Sono una perfezionista. Non finisco un brano se non sono convinta"

Quando si ascoltano i brani di Anna, ma anche le sue collaborazioni, si capisce subito che non ne sbaglia una. Ne parliamo insieme e lei non dico che mi corregge, ma precisa una cosa: “Dai, non è vero che non ne sbaglio una. Diciamo che sbaglio tanto ma non le porto a termine. Nel senso che se sento che un brano non va, lo lascio stare. Finisco una canzone solo quando sento che è perfetta. Il processo creativo varia: delle volte prendo un beat da YouTube e mi ispiro a una vibe, proprio perché magari in quel momento non so cosa fare. Ma a volte mi viene proposto un beat, o un’idea…vado a pancia, a sensazioni. Dopo aver sentito cosa voglio dire, trovo le parole e nasce la traccia”.

"Scelgo le collaborazioni solo se c'è rispetto reciproco"

Parliamo anche delle collaborazioni, presenti anche in questo disco. E che nascono solo se di base c’è rispetto reciproco: “Sì, l’amicizia e il rispetto non devono mancare mai. Non potrei mai fare qualcosa che non mi rispecchia. Prima io e te parlavamo anche del pezzo che ho fatto con Yugi: lo stimo molto, credo sia una delle penne più forti in Italia. E lavorare con lui è stato bello”.

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"Donna e rapper: si può"

Io e Anna, qualche tempo fa, abbiamo parlato del fatto che spesso le dicono che si è riuscita ad inserire in un ambiente molto maschile e farsi rispettare. Ma lei non ha mai avuto nessun problema, e tantomeno imporsi: il rispetto è arrivato perché lei è brava. Le dico che a volte c’è la necessità di dividere le categorie, ed è sbagliato, proprio perché un artista vale a prescindere dal sesso. Anna annuisce e aggiunge: “Sono sempre stata un maschiaccio nella vita privata, e per un sacco di tempo mi hanno provato a chiudere in una scatola, quella della femminilità. Questo lavoro mi ha permesso di far capire che si può essere donna e rapper, ed esserlo non è una posizione scomoda. Proprio per niente”.

"Mi piace fare le cose con i miei tempi"

Fare le cose per bene, con i giusti tempi. È quello che ha fatto Anna, e lo conferma con Million Dollar Babe: “Mi piace fare le cose con i miei tempi, con calma. Mi rendo conto che è un attimo che in questa industria corri, spingi e ti bruci. Io ho avuto un percorso graduale, per me giusto e ne sono fiera. Ho ottenuto le cose con calma, mi reputo paziente anche se nella vita non lo sono per niente!”

 

E San Siro?

Anna sospira, mi guarda e dice: “Eh tesoro…San Siro ancora non lo so. Io sono fan dei posti piccoli, preferirei fare quindici Fabrique piuttosto di uno stadio proprio perché preferisco sentire di più il calore. Lo stadio spacca, mi piace cantarci da ospite, come ho fatto da Sfera ieri sera. Ma non so se sono pronta per uno spazio così grande”.

 

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Le foto di Jacob Webster, e l'amore - sempre - per la fanbase italiana

Anna per questo album ha viaggiato, è stata anche negli Stati Uniti e per questo album le foto sono state realizzate dal fotografo e direttore creativo americano Jacob Webster, che ha ritratto tante star internazionali. So che Karol G e Anna si seguono su Instagram, e le chiedo se mai una carriera internazionale è nei suoi radar: “Non lo so, sai. Sono fiera di essere famosa qua: io amo l’Italia, siamo fortissimi da un punto di vista musicale. Forse mi piacerebbe fare qualcosa in Spagna: il mondo latino mi attira molto”.

"Soddisfatta al cento per cento? Mai"

Prima di salutarci le chiedo se è soddisfatta di Million Dollar Babe: “Essere soddisfatta al cento per cento? Mai! Se mi metti in play il disco adesso già so che ti dirò che c’è qualcosa che non va. Sono perfezionista, ma proprio per questo motivo non sono mai contenta. Quante tracce non ce l’hanno fatta? Quattro. Una si chiama Shakira e una Celina: sono due nomi, non hanno superato il Baddie Test! Ma magari le aggiungerò dopo, devono solo maturare un po’”.

 

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