Pia Tuccitto torna con My sister is down dedicata alla sorella con sindrome di Down

Musica
Camilla Sernagiotto

Camilla Sernagiotto

Credits: Marco Masciopinto, ufficio stampa di Pia Tuccitto

Da oggi ritorna la rocker di Arezzo con il singolo che si impone come una dichiarazione artistica e umana centrata su una figura familiare precisa e centrale nella vita dell’autrice: la sorella Giorgi, affetta da Sindrome di Down e al cuore dell’intero progetto creativo. Il pezzo è una dedica esplicita che trasforma un legame privato in un messaggio pubblico di forte impatto. L'INTERVISTA

Da oggi, venerdì 15 maggio 2026, il panorama musicale italiano accoglie il ritorno di Pia Tuccitto con il singolo My sister is down, un brano che si impone come una dichiarazione artistica e umana centrata su una figura familiare precisa e centrale nella vita dell’autrice: la sorella Giorgi, affetta da Sindrome di Down e al cuore dell’intero progetto creativo.

 

La canzone, uscita su tutte le piattaforme digitali e in radio, oltre che su YouTube con il videoclip appena pubblicato (che trovate in fondo a questo articolo), nasce come dedica esplicita e continua a rappresentare il fulcro emotivo attorno a cui si sviluppa l’intero racconto musicale, trasformando un legame privato in un messaggio pubblico di forte impatto.

 

La pubblicazione segna anche il ritorno discografico dell’artista attraverso una produzione condivisa con Frank Nemola, distribuita da Distrokid. Il brano, scritto dalla stessa Tuccitto, affonda le sue radici in una composizione nata anni fa e mai pubblicata ufficialmente, pur essendo già stata eseguita dal vivo con la band dell’artista durante la trasmissione Help, condotta da Red Ronnie su Videomusic alla fine degli anni '90. Oggi il pezzo viene ripreso e rielaborato, con arrangiamenti originali di Giampaolo Blancato e il coinvolgimento di musicisti come Daniele Ciuffreda alla batteria, Daniele Nieri al basso, Dario Comuzzi alle chitarre e Vic Johnson all’armonica.

Il centro narrativo del singolo ruota interamente attorno alla relazione tra Pia Tuccitto e la sorella Giorgi, presenza costante e ispirazione diretta del testo. La canzone si sviluppa come un dialogo intimo e affettivo che mette al centro lo sguardo della sorella sul mondo, costruendo una narrazione che rifiuta semplificazioni e categorie rigide e che si traduce in un invito a riconoscere la dignità e la complessità di ogni persona.

Il brano assume la forma di una testimonianza emotiva che attraversa il tema della diversità senza ridurlo a etichetta, ma trasformandolo in elemento di relazione e conoscenza, anche grazie a una scrittura essenziale in cui la dimensione personale diventa linguaggio universale.

 

Dal 1993 Pia Tuccitto ha sviluppato la propria carriera nel team di Vasco Rossi, condividendo con lui 15 anni di grandi eventi live, firmando canzoni interpretate da artisti come Patty Pravo, Irene Grandi e Vasco Rossi e pubblicando album come Un segreto cheUrlo e Romantica io.

 

Abbiamo incontrato Pia Tuccitto per chiederle come è nata la canzone My sister is down. Ecco cosa ci ha raccontato l'artista.

Intervista a Pia Tuccitto

Dopo una carriera rock lunga e intensa, cosa ti ha spinto oggi a riportare alla luce proprio My sister is down, un brano scritto anni fa?

Perché è un brano che è sangue del mio sangue e aspettavo il momento giusto per condividerlo pienamente con la gente, e non poteva che essere inserito in un doppio album dove c'è Pia in tutte le sue sfaccettature.

 

Questo singolo ha una storia profondamente personale: quanto è stato complesso trasformare un legame così intimo in una forma musicale condivisibile con il pubblico?

Scrivere canzoni è la cosa più naturale, e la Giorgi è stata una grande musa ispiratrice... era troppo avanti ... e lo potrete vedere nel video ufficiale (che trovate in fondo a questo articolo, ndr).

 

Il brano nasce da un amore fraterno, ma anche da uno sguardo sul mondo "diverso". Cosa ti ha insegnato tua sorella Giorgi nel tuo modo di vedere la vita e la musica?

Per me siamo noi "diversi", loro sono anime pure e piene d'amore. In Egitto la famiglia che ha un figlio down viene considerata eletta. Loro danno solo amore e questo, è stato il più grande insegnamento che io trasferisco nelle mie canzoni.

 

Nel testo inviti a superare le etichette. Oggi senti che la musica italiana è abbastanza inclusiva nel raccontare la diversità o c'è ancora strada da fare?

Io credo che la musica serva a trasmettere dei valori, dare dei messaggi, oggi la sento più materiale, superficiale e poco morale.

 

Hai iniziato nel team di Vasco Rossi e hai condiviso anni di palchi importanti come l'Heineken Jammin' Festival: cosa porti ancora oggi di quell'esperienza nel tuo approccio artistico?

Mi sono divertita tantissimo con la mia band a vivere dei palchi così importanti con artisti internazionali, e sentirsi serenamente una di loro. Quella che sono adesso è il frutto di quello che ho fatto, e quello che farò è quello di sperimentarmi sempre e essere il più possibile me stessa.

 

In quel percorso hai visto la musica live cambiare profondamente. Che differenza senti tra la scena rock di allora e quella di oggi?

Io continuo sulla mia strada che è musica. I live per i cantautori non esistono quasi più, ma con una cassa e un microfono nessuno mi potrà più fermare.

 

Il brano è stato ripreso e prodotto insieme a Frank Nemola: come avete lavorato per mantenere l'anima originaria del pezzo senza tradirne la contemporaneità?

Gli arrangiamenti originali erano stati fatti dall'amico musicista e produttore Giampaolo Blancato nei primi anni '90, con Frank Nemola li abbiamo ripresi, cambiato solo la tonalità perché andavano troppo bene così. Solo la collaborazione musicale è stata cambiata: batteria Daniele Ciuffreda, basso Daniele Nieri, chitarre Dario Comuzzi da Los Angeles e Vic Johnson all'armonica.

 

La produzione coinvolge musicisti con background molto diversi. Quanto conta per te oggi la dimensione collettiva in studio rispetto alla visione della cantautrice?

A me piace molto collaborare non solo con musicisti italiani ma anche internazionali, questo perché anche se scrivo le mie canzoni già arrangiandole, mi piace miscelare sonorità diverse con musicisti di spessore. Poi il produttore Frank Nemola conclude con la sua magia.

 

Nel corso della tua carriera le tue canzoni sono state interpretate da artisti come Patty Pravo e Irene Grandi: cosa significa per una cantautrice rock vedere la propria scrittura "passare di voce"?

Le canzoni le possono interpretare tutti, e mi fa molto piacere. La differenza è che la mia interpretazione ha l'anima dell'autrice.

 

Hai lavorato anche con figure come Red Ronnie e realtà televisive musicali storiche: quanto è importante oggi la narrazione televisiva per la musica d'autore?

Red Ronnie ha fatto un cammeo nel mio video My Radio nel 2014, mi ha sempre stimato e invitato nelle sue trasmissioni da Help a Roxy bar e al Barone Rosso ogni volta che sono usciti album o singoli. Queste trasmissioni dovrebbero tornare in reti nazionali perché passa tanta bella musica.

 

Negli ultimi anni ti sei dedicata anche a teatro, fotografia e progetti come ioelei: come queste esperienze hanno cambiato il tuo modo di scrivere canzoni?

Sono state solamente bellissime collaborazioni, ma il modo di scrittura non è mai cambiato e mai cambierà, è semplice ed essenziale come sono io.

 

Stai preparando un doppio album: questo nuovo lavoro rappresenta una sintesi della tua carriera o un nuovo capitolo artistico?

Il doppio album è già pronto, stanno uscendo dei singoli e a breve uscirà la prima parte. Per me rappresenta l'evoluzione e il continuo di un percorso iniziato anni fa, che porto avanti con amore e determinazione.

 

Hai aperto anche un canale Bandcamp per distribuire la tua musica in modo diretto: è una scelta più di libertà artistica o di necessità nell'industria musicale attuale?

Essendo libera attraverso i consigli del mio team ho deciso di aprire questo canale, perché la musica deve stare ovunque e arrivare a tutti.

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