Riccardo Cocciante: "Cerchiamo un modo per eliminare guerra e violenza dalle nostre vite"
Musica Credit Attilio CusaniA distanza di vent'anni dal'ultimo album di inediti, il maestro e compositore torna con Ho Vent'anni con Te, un racconto musicale che esplora il sentirsi vivi attraverso l'amore e la musica. Il tour partirà da Pordenone il 20 giugno mentre è ripartito quello di Notre Dame de Paris. L'INTERVISTA
Riccardo Cocciante torna a distanza di vent'anni dal suo ultimo album di inediti con Ho Vent'anni con Te, un racconto musicale che esplora il sentirsi vivi attraverso l'amore e la musica. Il disco si configura come una sintesi emotiva dei suoi ottant’anni di esperienze, dove vita e amore restano temi centrali, evocati attraverso ballate malinconiche, atmosfere musicali suggestive e metafore poetiche e simboliche. Il disco parla del tempo e di come l’essere umano lo attraversa, lo subisce e, a volte, riesce a ingannarlo. Il suo testamento artistico risiede nella sua stessa vita, raccontata attraverso le allegorie descritte nei suoi brani. Il punto di vista è quello di una maturità consapevole, che non rinnega il passato ma lo abita, lo rilegge e lo trasforma in esperienza. Il tour partirà il 20 giugno da Pordenone mentre è già ripartito, dal Teatro degli Arcimboldi di Milano, il viaggio di Notre Dame de Paris.
Maestro sono passati 21 anni dalla pubblicazione dell'ultimo disco, cose ne ha fatte tante nel tempo: ha mai pensato di lasciare la canzone? Non si ritrovava più nella forma canzone?
Non lo ho mai pensato, anche Notre Dame de Paris sono canzoni messe una dopo l'altra e ho voluto questo formato che è attuale e non vedo perché dovrei lasciarla, mi piace molto.
Perché ora un nuovo disco?
Ho lavorato molto su Notre Dame de Paris che è uscito in tanti paesi e in tante lingue, compreso il coreano. Tutti i cantanti li scelgo io, devo insegnare loro la maniera di eseguire una canzone e il tempo passa. Il disco è il risultato di composizioni fatte qua e là nel tempo, è quasi una raccolta.
Il disco è il risultato di una lunga gestazione, è materiale sedimentato in diversi periodi e prendendosi il tempo per riarrangiare nel migliore dei modi?
E' speciale perché di solito a ottant'anni ci si ferma e non si fa più niente. Canzoni appunto ne ho composte in questo lungo periodo e volevo farle sentire al pubblico.
Nonostante i tempi differenti c'è un filo conduttore?
Già la prima canzone, Ho Vent'Anni con Te, parla del tempo che passa ed è inesorabile, ma accetto il fatto di essere ormai limitato nel tempo e lo dico con piacere. C'è una ricerca di essere coerente e autentico e penso si senta in tutte le canzoni.
Il segreto della longevità artistica non è solo la genialità di compositore e interprete ma anche l'integrità artistica e dunque morale?
Ho sempre cercato di fare quello che amavo, non entrare negli ingranaggi del commerciale, essere a volte fuori dal contesto, questo non è un disco di moda, ho sempre rifuggito la moda in tutta la carriera, compresa Margherita che è un pezzo improbabile ma che ha avuto successo.
Quale è il suo rapporto con l'età?
Dobbiamo invecchiare, è il nostro destino ma la mia consolazione è che l'eternità è una noia infinita e a un certo punto bisogna finire. L'artista non si limita a una età fisica ma rimaniamo nella mente delle persone grazie a quello che abbiamo fatto nella nostra vita.
Vai Lupo Corri è molto attuale: quando è stata scritta e cosa c'è di quello che ci sta succedendo intorno in questa epoca?
E' importante parlare dei problemi di oggi nell'ecologia, nel rapporto col mondo che stiamo distruggendo piano piano. Il lupo è un animale perseguitato perché sembra nocivo ma bisogna calcolare l'equilibrio che va rispettato nella natura e va accettato nel bene e nel male. Poi c'è un accenno alla violenza odierna, la sentiamo dappertutto e dobbiamo capire perché non troviamo soluzioni per eliminarla.
Invece nel brano Un Uomo in Armi il tema è la guerra.
Esatto, passa il tempo ma l'uomo le fa sempre. La guerra in Ucraina è assurda, dopo la Seconda Guerra Mondiale pensavamo di vivere un po' in pace e invece ci rimettiamo a fare guerre e per cosa? Per piccoli territori e piccole cosse. La guerra è terribile ma l'uomo non esce fuori dalla violenza che lo circonda.
Quanto il disco è stato influenzato dal suo lavoro con Notre Dame?
Non credo, mi hanno influenzato la vita, i momenti e gli episodi che un uomo attraversa. Ripeto per me la canzone è essenziale, ha importanza come forma, queste sono canzoni corte, mi piace il messaggio diretto.
Cosa dice del docu-film curato da Stefano Salvati Il Mio Nome è Riccardo?
Se a te piace a me piace, lo ho fatto ma non mi guardo perché non amo farlo, mi fa piacere però che tutti mi dicano che è bello ed è vero.
Cosa può anticipare del tour Io Riccardo Cocciante? E che consiglia ai ragazzi che oggi si apprestano ad affrontare tour dal vivo?
Ho voluto semplicemente essere me stesso ed eseguirlo senza sequenze ma con musicisti veri. Lo facciamo insieme. Il concerto dovrebbe essere sempre così e se devo dare un consiglio è usare musica vera. Altra cosa che manca ai giovani è la gavetta, è un periodo essenziale di apprendimento: oggi hai un successo e fai una stadio senza passare da periodi di formazione che ti portano ad avere più umanità e contatto col pubblico. Qualcuno lo fa ma i più sono lanciati sul palcoscenico senza avere una esperienze grande.
C'è qualche giovane artista che la ha colpita?
Ce ne sono alcuni che mi piacciono. Non voglio fare nomi ma qualche giovane proposta la amo perché si vede subito quando non viene buttato sul palco ma ha qualcosa dietro di sé, c'è più sostanza nella sua maniera di esprimersi.
Tirando le somme tre momenti fondamentali della sua storia artistica?
Sarebbero tanti. Non si può levare la prima canzone, Bella senz'Anima, che ha rotto molti schemi all'epoca, mi è stato difficile da imporre ma io sentivo che andava fatto. Poi c'è Margherita: non credevo di potere avere successo, era un momento estremamente politico della musica italiana e quella canzone era il contrario assoluto. Lì ho capito che dovevo continuare a fare quello che amavo. Con Cervo a Primavera ho cambiato l'autore, ho iniziato a scrivere con Mogol, volevo cambiare il modo di esprimermi. Notre Dame de Paris mi ha permesso di avere un'altra carriera, ora sono il cantautore ma anche il compositore. La scrittura di Notre Dame è stata prima in francese ma con Pasquale Panella è stato possibile avere un testo importante dietro musica e rappresentazione importanti.
Notre Dame possiamo ritenerla l'opera omnia della sua carriera?
Non è la mia opera omnia se non cancellerei tutto quello che c'è stato prima, cancellerei metà di me stesso. E' un altro episodio importantissimo della mia carriera ma credo di avere fatto cose importanti prima. Notre Dame non è un'opera classica non è un musical, la sua grande qualità è la sua unicità, non assomiglia a niente; poi è stata scritta senza essere inserita in un tempo preciso ed questo che gli permette di continuare a respirare.
Il disco è stato registrato con la musica e la voce in contemporanea: è affascinato anche dall'intelligenza artificiale? La ha sperimentata?
E' importante che ci sia ma dobbiamo imparare a utilizzarla, oggi è presto, con le tecniche nuove si rischia di sbagliare perché ne siamo sopraffatti e si usano troppo. Per ora non ci penso. Suonare insieme dovrebbe essere sempre contemplato nella nostra musica, è arricchimento.
Cosa pensa dell'ultimo Festival di Sanremo (LO SPECIALE)?
Stavo montando Notre Dame non ho avuto molto tempo di guardarlo, mi sembra che ci sia da parte del pubblico un volere tornare un po' indietro. Non sono nostalgico ma osservo che il pubblico ha scelto cose più classiche, c'è la voglia di ritrovare la musica con la "m" maiuscola e non solo proposte opportunistiche. Ma ho visto solo estratti dunque non posso dare un giudizio completo.
Sarà tra i protagonisti della nuova Canzonissima: con cosa gareggerà e chi glielo fa fare oggi a rimettersi in gioco?
Non concorro. sono ospite speciale che è molto diverso. A questa età non è il caso di competere, non lo ho fatto a Sanremo e non vedo perché dovrei farlo a Canzonissima.
Senza nulla togliere a Mogol, al Festival meritava un Premio alla Carriera anche Pasquale Panella?
Se lo meritava eccome, come lo ha avuto Mogol. Ognuno avrà il suo turno. Complimenti a Mogol perché quello che ha fatto è stupendo, sono entrambi grandi autori.
Cosa pensa, da autore, dei neologismi in inglese? C'è il vezzo di usare nei ritornelli frasi in inglese.
Le parole si sono mescolate con quelle di altri popoli, in Francia ci sono influenze arabe e c'è l'Argot che è molto usato. L'inglese ha preso il sopravvento nel nostro campo ma il linguaggio si evolve grazie a queste mescolanze che diventano parte della lingua. Accettiamo queste intrusioni, arricchiscono la lingua che diventa più moderna e attuale. E' bello. Non ce ne accorgiamo ma ci sono parole che vengono da altri popoli e sono assimilate, diventano nostre. Ad esempio assassino viene dalla Persia e significa uomini dediti all’hashish, è il nome di una setta islamica medievale nota per gli omicidi: ormai fa parte del nostro linguaggio. Dobbiamo espanderci, non essere limitati al nostro paese: le contaminazioni come linguaggio verbale e linguaggio musicale arricchiscono la nostra cultura.
Ha mai pensato di cimentarsi come interprete di canzoni altrui?
Tendenzialmente canto le mie canzoni ma è capitato qualche volta anche di cantarne di altri, poche volte a dire il vero: ricordo una volta che ho cantato Michelle dei Beatles. Mi piacerebbe cantare qualche brano classico altrui ma non ne ho il tempo: fare un album di canzoni che amo mi piacerebbe, anche di altri paesi. Non mi vorrei limitare, cantare canzoni di altri mi fa molto piacere.
In Personaggi di un Romanzo racconta l’incompiutezza umana attraverso i classici della letteratura e cito Cime Tempestose, Cent’anni di Solitudine Orgoglio e Orgoglio e Pregiudizio poi c’è Un Uomo in Armi che si ispira a una poesia di Françoise Sagan: quanto nel tempo la letteratura e la poesia sono stati per te fonte di ispirazione?
La poesia è musica e la musica è poesia e messe insieme le trovo bellissime. La canzone è di Pasquale Panella, lui è molto colto e la sua cultura passa attraverso queste citazioni. Di Françoise Sagan mi hanno proposto un testo suo e ho amato scriverne la musica.
Le Polaroid è una canzone molto melanconica: a casa ha un cassetto dove custodisce le poesie d’amore che non diventano canzoni?
Non è nostalgica, riguarda il passato ma con ironia, colleziono momenti del passato per divertimento. E' stata l'occasione per cantare in una maniera Blues che amo tantissimo. I cassetti oggi sono i computer. Sono tiretti tecnologici che contengono quello che prima o poi uscirà.
Cosa fa piacere alle giovani generazioni Riccardo Cocciante?
Unicità e stile. il mio modo di cantare è unico e inimitabile. Quando si fa quello che non fanno gli altri rimane impresso.