La Classe Dirigente presenta il brano Il Giorno di un Altro: il video

Musica

Il brano indaga l'insoddisfazione di una vita reale che spesso fa il paio con la morte del pensiero critico, crea un’uniformità che ci livella al tal punto da porre ogni esistenza come una copia, un duplicato, qualcosa che somiglia alla vita di un altro

IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELLA BAND

Il giorno di un altro è il terzo brano nella tracklist del nostro primo disco (terzo in realtà se consideriamo anche i due pubblicati con il vecchio nome Nadiè): indaga sui sentimenti umani su una linea melodica quasi soffocata che si fonde con la parte armonica dai toni piuttosto rock con un ritornello che resta impresso. Tutta la band è stata ovviamente coinvolta: la base ritmica affidata ad Alfio Musumeci alla batteria e a Gianpiero Leone al basso, le linee chitarristiche di Francesco Gueli mentre io ho suonato le acustiche, i pianoforti e gli organi, tenendoli dietro, perché ho cercato di dare enfasi alla mia voce. L’insoddisfazione di una vita reale che spesso fa il paio con la morte del pensiero critico, crea un’uniformità che ci livella al tal punto da porre ogni esistenza come una copia, un duplicato, qualcosa che somiglia alla vita di un altro. Da questo spunto parte l’idea del videoclip, diviso in due parti con l’inizio e la fine dai colori accesi ed una parte centrale in bianco e nero.

L’unica protagonista è la bravissima Lisa Modolo che compie un viaggio interiore tra i

ponti di Venezia e le barche lasciate a terra. Abbiamo voluto infondere un senso di

smarrimento nello sguardo della protagonista che muore e rinasce togliendo parte di sé come parti di passato che tornano inevitabilmente ma che in qualche modo ci cambiano. La mente visionaria del regista Carlo Tombolaha sposato a pieno il mood del brano, conservandone il lato più viscerale. Tombola è stato coadiuvato alla fotografia da Axl Bon Fuentes. Inquadrature trasversali, primi piani sfocati, l’uso dello stereo 8, elementi che hanno arricchito l’aspetto cinematografico, hanno contributo fortemente a rappresentare l’idea iniziale di ciò che volevamo rappresentare nel significato della canzone. L’approccio ci è sembrato subito quello vincente. Musica e immagini si compenetrano, addentrandosi e, allo stesso tempo, rifugiandosi in territori oscuri dell’animo, coerenti con l’atmosfera tesa e al contempo penetrante. Un montaggio efficace ed effetti filmici, tornano più volte nel clip, come se si creasse un filo invisibile tra l’ascoltatore e l’autore, attraverso la rivelazione caratteriale del personaggio. La protagonista si svela subito, seduta sul letto con una sigaretta in mano e uno sguardo perso nel vuoto. Poi una mano estranea fra i capelli, e poi subito fuori, in uno scenario esterno che rappresenta l’esperienza, il vissuto, la materia.

De facto, il clip vuole essere l'incontro tra cinema, interpretazione e consapevolezza.

Lo script è chiaro: la ricerca di sé, con la protagonista che si sdoppia, che sembra perdersi con sguardi languidi, nel vuoto esistenziale di una noia quasi accennata, modellandosi perfettamente con l’ambiente esterno, scuro, tetro, irriconoscibile. Alla fine ogni parte del sé protagonista si incontra, si fonde, si ricongiunge con un finale incerto, immaginario, a sorpresa.

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