Il cantautore si chiede quale sia davvero il modo di fare qualcosa di attivo per promuovere la pace
IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA
Sono Malavoglia e sono un cantautore nato e cresciuto in Oltrepò, ma di origini pugliesi. Faccio musica da tanti anni e ho alle spalle molta gavetta e attività live, un album uscito nel 2025, collaborazioni bellissime (Maninni, Roberta Giallo) e l'apertura dei concerti di moltissimi artisti incredibili (Roberto Vecchioni, Raf, Umberto Tozzi, Orietta Berti, Enrico Ruggeri, Nomadi e molti altri). Tra tutte queste esperienze ho collezionato tanti "no", ma anche premi e riconoscimenti importanti.
Ora sto lavorando al mio secondo album e proprio il mio nuovo singolo, Quale Retorica, ne farà parte. L'ho scritta di getto, in una sera di inizio marzo, tra le bombe di Kiev e i razzi su Gaza. Oggi, visto quello che sta succedendo, forse è ancora più attuale, senza dimenticare che in altre parti del mondo — come il Sudan, il Myanmar e lo Yemen — altre guerre silenziose e meno mediatiche continuano a fare a pezzi ossa, carne e case. In tutto ciò, mentre la mia generazione, figlia degli anni ’90, resta prigioniera tra un benessere di plastica ed eroi che non verranno mai a salvarci, e mentre gli slogan liberali di integrazione e uguaglianza riempiono le bacheche dei nostri social, mi sono chiesto quale fosse davvero il modo di fare qualcosa di attivo per promuovere la pace. Per questo ho scritto questo brano: quasi fosse l’esigenza di dover fare qualcosa con le mie forze… anzi, con le mie “armi”: le parole e la musica. Una necessità che porta il nome di tutti.
La canzone è stata registrata e prodotta da Andrea Massaroni, mentre al basso troviamo il mio bassista storico e amico Francesco Tripi; mix e master finale sono stati affidati a Luca Vittori. Per la realizzazione del video non volevo che si susseguissero immagini di guerra, anzi. Volevo qualcosa di totale in contrapposizione al testo e al brano, ma che ne rispecchiasse, simbolicamente, il significato. Per questo ho scelto le colline del mio Oltrepò, un posto che amo e da cui provengo, come se quel paesaggio suggestivo e bellissimo divenisse il protagonista del brano. Qualcosa da preservare, difendere e amare. Cesare Bobbiesi è stato bravissimo a capire cosa volessi e ha creato il film che desideravo. Un girato essenziale, diretto e senza fronzoli: in un paesaggio aperto, luminoso e silenzioso, il video oppone la bellezza della natura alla brutalità della guerra.
Voglio raccontare una piccola curiosità riguardo al video: nella scena iniziale e finale vedete una margherita, eppure al suo posto doveva esserci un proiettile che io avrei poi raccolto e messo in tasca. Quando siamo arrivati sulle colline di Montalto Pavese, però, camminando mi sono imbattuto in questa margherita solitaria in mezzo a un campo immenso. Era lì, come se ci stesse aspettando per dirci che la bellezza resiste sempre. Un altro dettaglio del video è la giacca che indosso: era la divisa militare che mio padre ha portato durante il suo servizio nell’Esercito Italiano.