Negramaro in tour: “In Iran oggi non si può morire per un capello o un velo fuori posto”

Musica

Fabrizio Basso

Giuliano Sangiorgi, in occasione del primo concerto milanese, ha preso posizione su quello che sta accadendo in Iran. Il tour della band salentina è un viaggio esteso e capillare, una scelta precisa che la band ha voluto e condiviso con Live Nation per restare vicino al proprio pubblico garantendo le massime condizioni di sicurezza e offrendo allo stesso tempo uno show rivoluzionario, in una veste inedita, unplugged. L'INTERVISTA E I VIDEO

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I Negramaro con il loro Unplugged European Tour 2022 tornano nei teatri dopo oltre

15 anni di assenza, durante i quali hanno conquistato le più grandi venue del paese, dai palazzetti, ai grandi festival, agli stadi. Una celebrazione delle origini, nell'anno del loro ventennale, che consente di sperimentare nuove e creative forme musicali e artistiche in una cornice intima che li vedrà ritornare a stretto contatti con i fan. Una occasione unica e irripetibile che li vedrà tra novembre e dicembre viaggiare in Europa per esibirsi in alcuni storiche venue del continente.

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Vestiti da Giorgio Armani, per presentare questo tour dei sogni e del contatto, i Negramaro non potevano che scegliere, a Milano, L'Armani Privé, nel cuore del quadrilatero della moda: "Abbiamo provato -racconta Giuliano Sangiorgi- in questi maledettissimi tre anni a resistere artisticamente con un disco, Contatto, quando nessuno voleva più pubblicare nulla, sapevamo che andavamo già incontro a una mutilazione. Siamo usciti in un anno orribile ma siamo felici di averlo fatto. Non per altro il brano Contatto è quello che apre il concerto". A Saint Vincent, dove c'è stato il debutto, cui è seguita ieri sera la prima delle tre date milanesi, sono stati accolti in maniera strepitosa: "E' emozionante -continua Giuliano- ritrovarci insieme alla musica, dopo i palazzetti saltati per tre volte. Questa è una scelta perfetta per noi e il nostro pubblico. Pensiamo ancora oggi all’emozione del primo tour nei teatri, era il 2007. Ci abbiamo lavorato in silenzio, prima in Salento e poi in un grande allestimento: portiamo in scena una atmosfera quasi da soundtrack, c'è la summa della nostra vita e quella che abbiamo davanti". Per muovere, come sempre, energia e bellezza, i Negramaro, parlando della clausura pandemica, sottolienano che "se ci avessero tolto i libri e i film sarebbe stato terribile dunque ora è il momento di essere parte dell’arte che fa stare bene. Per noi sono vent’anni di storia e per questo vi diciamo che ci saranno ancora tante sorprese". Adesso la band salentina ha davanti quasi tre mesi di tour perun totale di 41 date con decine di persone che dunque lavorano: "Siamo partiti -sottolienano- con una serenità che non abbiamo mai avuto. C’è bisogno di musica vera e di una dimensione realistica: è il nostro ventennale, avremmo dischi pronti, ci sentiamo bene e a casa dopo vent’anni…possiamo pensare al futuro".

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Stavolta hanno rifatto tutto in un’altra veste: "Sono tornato alle dita con poco plettro -dice Giuliano- è un omaggio nel mio piccolo a Pino Daniele. Ogni canzone ha una magia che ha permesso alla scaletta di farsi da sé, siamo arrivati a quattro ore di spettacolo, poi abbiamo chiuso sulle due ore abbondanti". Il tour è nei teatri ma non è un tour teatrale nel senso logico del termine: "Dovevamo noi sei ritrovarci a suonare insieme, annullare la distanza. Dunque è un ibrido, siamo partiti dall’essenza e ci siamo presi l’opportunità di fare cose che nella corsa a produrre i dischi era facile smarrire. Ora c’è la possibilità di fare quello che vogliamo". C'è così tanta libertà in questo concerto che Giuliano può permettersi di portare il pubblico nel silenzio, di proporre un Meraviglioso che "è la cover della cover, ora ha una atmosfera da soundtrack, con una chitarra elettrica che riassume il nostro mondo di ascolti. Mentre tutto Scorre è stata impossibile da cantare, c’era una intro di chitarra classica ma appena il pubblico lo ha capito tutti la hanno cantata. Con Dalle mie Parti (che non dimentichiamolo ha vintoil Premio Amnesty, ndr) erano tutti in piedi.

Come band siamo stati i primi a fare San Siro, i primi in Arena…tuteliamo la qualità della musica. Ci siamo messi per l’ennesima volta a fare un po’ di qualità. Senza errore non c’è crescita". Poi Giuliano sottolinea che in giro ci sono ragazzi molto bravi. e che "ci sentiamo padri del rock dei Maneskin che hanno vinto a Sanremo dove noi siamo stati cacciati". E il momento dei saluti ma non senza un ultimo abbraccio: "A qualcuno possono sembrare canzonette a qualcun altro sermoni, per noi sono la nostra vita. Non ci piace stare fermi dobbiamo sempre metterci in discussione. Si parla spesso di politica che per noi significa essere in un contesto sociale e purtroppo siamo in regime di commentrocrazia. Il Cristianesimo è una ideologia perfetta: stare al di sopra di tutto pur di essere umano e accadeva oltre 2000 anni fa. La vita è fondamentale e non è di destra o sinistra. E noi siamo orgogliosi della nostra terronitudine".

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