Sanremo 2022, La Rappresentante Di Lista mette il suo Ciao Ciao in una matrioska umana

Musica

Fabrizio Basso

Credit Gabriele Giussani

La cantante Veronica Lucchesi e il polistrumentista Dario Mangiaracina, ovvero LRDL, tornano sul palco del Teatro Ariston per il terzo anno consecutivo, dopo essere stati ospiti di Rancore nel 2020 e dopo il successo nella scorsa edizione con il brano Amare. L'INTERVISTA

La Rappresentante di Lista sarà in gara alla 72ma edizione del Festival di Sanremo col brano Ciao Ciao, il racconto sopra le righe della fine del mondo vista con gli occhi de LRDL: una giostra perfetta, un’apocalisse a colori, in cui convivono vertigine sociale e voglia di festa, in cui bisogna fare alla svelta i conti con la crisi generale in atto. Lo sfondo è quello del mondo per come lo conosciamo. La crisi, tra cambiamento climatico e turbamento sociale, è adesso. Lo scenario apocalittico del brano richiama quello del romanzo del loro romanzo MAIMAMMApubblicato lo scorso autunno: con il romanzo, il brano in gara al Festival di Sanremo condivide l’universo narrativo e le tematiche, dall’eredità, disastrata, che abbiamo ricevuto a quella che lasceremo ai nostri figli, dall’ecologia al corpo.

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A Sanremo un anno dopo: con quale consapevolezza?
Sapere che Ciao Ciao è piaciuto in occasione del pre-ascolto è un bell’abbraccio. Stavolta il paragone è quello del tema a scuola, la brutta e la bella copia: ora prendi gli errori in rosso e consideri aspetti nuovi, siamo più corazzati anche nella gestione dello stress e abbiamo un team che ci protegge e ci permette di concentrarci di più sulla performance.
Ho definito il vostro brano carsico, nel senso che la sua profondità ci resta dentro anche quando non lo ascolti per un periodo lungo: concordate?
Ci piacerebbe fosse come tu dici. Nella nostra scrittura abbiamo una stratificazione di linguaggi, ci piace l’idea che siano matrioske. Se vuoi scoprire ci trovi dentro la fine del mondo per come ce l’hanno raccontata, la crisi, le nostre paure e i nostri desideri.
La musica è, a mio avviso, una rilettura degli anni 70 e 80 secondo la vostra cifra stilistica: è così?
Ci può stare. Noi la sentiamo più legata agli ultimi anni perché sappiamo cosa c’è dietro alla genesi della canzone e ne abbiamo vissuto la scrittura. I periodi che citi sono la musica dei nostri genitori ed è nel nostro dna.
Sanremo per voi è vertigine sociale o voglia di festa?
Entrambi. Siamo ancora in una crisi. C’è movimento nei bmp delle canzoni. La musica dal vivo stenta a ripartire la voglia di festa è messa da parte ma resistiamo.
Siamo nel centro di una crisi mondiale, e non parlo solo di pandemia, ma di ambiente, venti di guerra, migrazioni: la musica come può contribuire?

E’ una bella rappresentazione della realtà, mostra un appiglio di speranza, traccia linee guida. E’ interessante che la musica faccia fermare a ragionare e pensare. Non sono atti politici i nostri, sono scintille.
Uno dei temi del brano è la crisi generazionale: negli anni 60 la musica prometteva di cambiare il mondo. Direi che non è successo. Siamo vittime di quella grande illusione?
Noi, come generazione, illusioni e dissillusioni ne abbiamo vissute parecchie. Nei Sessanta c'è stato il grande boom economico, poi sono arrivati il 68 e il crollo del Muro di Berlino, è un unico lungo percorso. Ora sempre che i corsi e ricorsi storici siano semestrali. C'è la disillusione del precariato e ci sono i cervelli in fuga: a resistere ci siamo abituati.

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Il corpo come arma di dissenso: quale è la sua forza?
La presenza e la reazione. Il corpo spesso e volentieri ci manda input che non dovremmo sottovalutare e lasciare in silenzio. Bisogna stare nel mondo con occhi aperti e sguardo lucido, bisogna reagire e vivere.
E’ più complicato scrivere una canzone o un libro?
Sono processi diversi, la canzone è una sintesi di quello che vuoi dire, in poche parole raduni la summa di tanti ragionamenti. Nel romanzo hai tante pagine bianche, non hai i tre minuti canonici.
A proposito, come sta oggi Lavinia (la protagonista del libro MAMMAMIA, ndr)?
La abbiamo lasciata sospesa tra la nascita, l’inizio di tutto e la fine del mondo che ha vissuto e conosceva. Ora è fuori scena, valuta se rientrare e sorprenderci.
Siete un esempio di stile e originalità: cambierete look ogni sera? Vi affidate a uno stilista in particolare?
Sì a entrambe le domande, ma chi ci vestirà è un segreto.
Visto che amate le sfide e nascete a teatro: prevedete un ritorno nei teatri da artisti completi e non solo da musicisti?
E’ il progetto a cui stiamo lavorando seppur in maniera cauta. Mettere insieme romanzo e canzoni è il nostro sogno anche se si preannuncia un progetto lungo.
Questo Corpo è parte della colonna sonora di The New Pope: vi piacerebbe costruire in toto una colonna sonora?
Sarebbe un sogno. Anche mettersi a servizio è interessante, ti confronti con altra creatività e dunque ne nasce altra ancora.
Dopo la settimana all’Ariston che accadrà nella vostra vita artistica?
C’è da capire. Il rischio che il nostro lavoro diventi stagionale è altissimo e dunque per i concerti ci rivedremo in estate. Un mese sarà dedicato al riposo.

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