Bruce Springsteen vende il suo catalogo alla Sony Music per 500 milioni di dollari

Musica

Camilla Sernagiotto

©Getty

Il Boss ha detto sì alla proposta (difficile da rifiutare vista la cifra) della società che rappresenta una delle più grandi etichette discografiche. Si tratta di una cifra record per un singolo artista. A riportarlo è stata l’edizione USA di Billboard ma per adesso la notizia non è stata confermata né dalla multinazionale né dai rappresentanti dell'artista. Da Bob Dylan a Neil Young fino a Paul Simon, sono tanti i big del rock che hanno ceduto alle lusinghe, vendendo i diritti di publishing dei propri brani a Sony

Pare che Bruce Springsteen abbia venduto il suo catalogo alla Sony Music per la cifra record di 500 milioni di dollari. Diciamo “pare” perché per adesso né la multinazionale che gestisce la celebre etichetta musicale né i rappresentanti del Boss hanno confermato o smentito la notizia.

Tuttavia la fonte che riporta questa dichiarazione-bomba è una testata di cui ci si può ampiamente fidare: si tratta della "Bibbia della musica", il magazine Billboard. L'edizione statunitense della mitica rivista fondata da Nielsen SoundScan ha annunciato questa "bomb-news" che sta facendo il giro del mondo, rimbalzando di testata in testata. Non potevamo certo esimerci dall’unirci al coro di rimbalzi…

Anche perché se davvero Springsteen avesse siglato questo accordo, si aprirebbero tanti scenari inaspettati e interessanti.
In realtà molti fan stanno storcendo il naso in queste ore, chiedendosi sui social network se ciò comporterà quello che gli amanti del Boss più temono, ossia ascoltare Hungry Hearts negli spot di fast-food e Born to Run nelle pubblicità di automobili (bellissima battuta che riprendiamo da Rolling Stone. Diamo a Cesare quel che è di Cesare).


Secondo quanto riporta Billboard, Bruce Springsteen ha venduto i diritti di publishing delle proprie canzoni e i master dei suoi dischi a Sony Music Publishing e Sony Music (alla prima i diritti di publishing dei pezzi, alla seconda i master degli album) per una cifra totale di ben 500 milioni di dollari. Pure il New York Times riprende la notizia, citando fonti informate sui fatti.

Ricordiamo che Springsteen negli anni Settanta - all’inizio della sua carriera - ha firmato con la Columbia Records (che oggi è un’etichetta discografica che appartiene al gruppo Sony).
Da allora tutti i suoi dischi sono stati pubblicati dalla Sony, che però gli ha concesso di mantenere la proprietà dei master degli album. Stiamo parlando di opere musicali che hanno venduto più di 65 milioni di copie soltanto negli Stati Uniti.

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La cessione dei diritti della propria musica da parte di Bruce Springsteen alle etichette musicali gestite dalla multinazionale Sony non è certo un caso isolato, anzi.

Si inserisce in un trend ormai consolidato, la tendenza a vendere il proprio catalogo da parte di mostri sacri della musica.
I big che fino a ora hanno ceduto alle lusinghe di Sony sono tantissimi, molti dei quali a dir poco leggendari.


Da Bob Dylan a Neil Young, da Paul Simon a David Crosby, i nomi sono parecchi, tutti coincidenti con titoli di capitoli importantissimi della storia della musica, tomo dedicato al rock.


Per capire come mai questa pratica ultimamente sta andando per la maggiore, basti sapere che gli artisti incassano immediatamente quanto pattuito (quindi nel caso di Springsteen si mette in tasca subito 500 milioni di dollari), lasciando a società specializzate i proventi futuri dell'utilizzo delle proprie opere.

Neil Young si era così “giustificato” con i fan adirati: “Il tempo passa e voglio mettere al sicuro la mia famiglia e la mia arte. Un buon padre di famiglia deve prevedere come prendersi cura dei figli”.

Determinante in queste scelte è anche il "fattore pandemia"

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Non è da sottovalutare nemmeno il "fattore pandemia": l'emergenza sanitaria che negli ultimi mesi ha messo in ginocchio il mondo (e il mondo della musica, anche) ha spinto i musicisti a tutelarsi e ad accettare di buon grado offerte del genere.

 

Infatti molti di questi accordi sono avvenuti proprio in questi mesi pandemici, a causa dello scenario assai desolante di concerti off-limits le cui conseguenze sono state disastrose sulle economie dei protagonisti delle sette note, a tutti i livelli e per quanto riguarda ogni ruolo della macchina musicale (non solo i musicisti).


“Data l’impossibilità di lavorare, questo tipo di accordo è una benedizione” ha dichiarato David Crosby, i cui problemi economici avuti non sono certo un mistero.

Ma quindi sentiremo i pezzi di Springsteen nelle pubblicità?!

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Tornando a Neil Young, quando la leggenda del folk-rock ha venduto metà del suo catalogo all’Hipgnosis ha posto come condizione il divieto categorico di usare le sue canzoni per le pubblicità.
Avrà fatto la stessa cosa anche Bruce Springsteen? Anche il Boss è sempre stato intransigente su questa questione, pensandola come Neil Young. Ma c'è un però: il fatto di averlo visto all'inizio di quest'anno come testimonial in uno spot della Jeep (quello che è stato poi ritirato per via dell'accusa di guida in stato di ebrezza) potrebbe aprire nuovi scenari...


Se Springsteen non dovesse aver aggiunto come clausola quella dell'impossibilità di usare le sue canzoni nella pubblicità, prepariamoci a sentire durante lo zapping le sue maggiori hit… Con buona pace dei suoi fedelissimi seguaci, i più puristi e restii al "prestare" il proprio mito agli spot che vendono detersivi, macchine, pasti pronti e via dicendo.  

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