Sanremo 2021, Ermal Meta all'Ariston con Un Milione di cose da Dirti, un amore verticale

Musica

Fabrizio Basso

Emilio Timi

Venerdì 12 marzo esce Tribù Urbana, il suo nuovo attesissimo album di inediti: contiene 11 brani inediti, tra cui quello che sarà in gara al 71mo Festival della canzone Italiana e il singolo attualmente in radio No Satisfaction. L'intervista

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Lo ammetto: quando per la prima volta ho ascoltato No Satisfaction il primo pensiero è stato... ma che deriva ha preso Ermal? Poi mi sono appassionato già dal pre-ascolto a Un Milione di cose da Dirti, il brano che porterà al Festival di Sanremo. Preparandomi alla chicchierata con lui ho messo in sottofondo Tribù Urbana, il nuovo album di Ermal Meta in uscita il 12 marzo. Sono bastate due canzoni perché tutto diventasse intorno a me sottofondo e le sue canzoni protagoniste. Sono a tre ascolti. Quindi fate attenzione: Tribù Urbana da dipendenza!

Ermal, ambienti Nina e Sara nel 1987 e tocchi un tema che ancora oggi è spesso visto come un tabù, l'amore tra due persone dello stesso sesso: ti mette tristezza sapere che cerchiamo la vita su Marte e sulla terra siamo ancora a discutere delle scelte d’amore, del doppio cognome e del diritto all’aborto?
Provo una tristezza infinita perché per quanto riguarda i sogni siamo mille anni avanti ma per quello che davvero conta e la libertà individuale siamo nel Medioevo. La canzone è ambientata nel Sud Italia e nasce da una storia personale. Ho solo cambiato l'epoca poiché è accaduta nel 1997. A 16 anni avevo una fidanzatina, la seconda della mia vita, ed era molto strana, vedevo una anima in pena, non era in grado di capire cosa avesse e neache lei riusciva a spiegarlo. Ci siamo lasciati e poi anni dopo l'ho trovata felice e fidanzata con una ragazza: non era in grado di ammettere a se stessa che le piacevano le ragazze e cavalcava questa rabbia in un modo forte, si faceva male da sola dal punto di vista emotivo. Non era sbagliato quello che provava, bisogna fare di più come educazione, c’è ancora tanta strada da fare. Hai 16 anni e tutto ti porta in una direzione ma la tua testa va in un'altra ed è pesante.
Un verso dice la felicità non te la posso garantire ma la tristezza te la posso risparmiare.
Lascio un finale aperto perché poi si sale di un tono e le ragazze le hanno viste insieme. Ho preso spunto, concettualmente, dal finale di Anna e Marco di Lucio Dalla.
Il suono di questo disco colpisce per l’impulso ritmico e l’equilibrio tra suono internazionale e più cantautorale.
Ho una voglia immensa di portarlo dal vivo. Di solito scrivo stando sul palco e mi immagino di scriverla in diretta. Stavolta ho ragionato al contrario: mi sono messo in platea pensando di essere parte del pubblico. Molti vanno a un concerto non solo per ascoltare ma pure per cantare. Ho scritto brani che possono essere cantati a squarciagola.
I suoni?
Ho conservato una parte più classica e altre volte ho spinto di più ma non sono rimasto in un genere, la musica è bella tutta. Ci ho messo dentro tutto quello che sentivo. Dipende anche dagli strumenti che uso, sperimentando nascono cose diverse.

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Hai già vinto con Non mi hanno fatto niente: come ci si ripropone? Cosa ti aspetti?
Non mi aspetto di certo una scorpacciata di successi, vado con uno spirito diverso ma consapevole che tornare dopo avere vinto può significare maggiori ambizioni. Io sono lì perché è il solo palco dove si può fare musica dal vivo. E’ la voglia più semplice da esaudire.
La canzone ha una dedica?
Ci sono due personaggi ma non li ho nominati per non confinare una storia in due nomi. Ho voluto dare un tono fiabesco, quando due persone stanno insieme i nomi smettono di essere usati e fa strano sentirsi chiamare per nome, è un annullamento dei confini. E’ canzone d’amore verticale che cerca di salire verso l'infinito.
Le canzoni sembrano pensate per essere live: quanto il virus (tutto su coronavirus) ti ha ostacolato? Farai gli stadi appena possibile?
Nessuno stadio. Certo mi ha ostacolato ma ci sono stare ruote più grandi delle mie che hanno subito danni. Ne usciremo cambiati. Ho avuto tempo per concentrami su quello che stavo scrivendo e alimentare la voglia di tornare.
Il video di No Satisfaction sembra un cortometraggio.
Per mia mancanza non ho mai posto attenzione all'aspetto video, li ho sempre considerati una cornice. Ora so che l’estetica del video è importante, mi sono svegliato in ritardo ma ora la curerò di più.
Porti una canzone d’amore al Festival ma nel disco intercetti storie che rimangono nascoste, tipo Gli Invisibili: sottolinei la sensibilità di pensare agli ultimi.
Citi una canzone importante, nasce dopo un viaggio negli Stati Uniti. Avevo scattato foto agli homeless e con uno mi sono fermato a chiacchierare: mi ha raccontato un po’ della sua vita ed era il giorno del suo compleanno. Era una bella storia che nessuno avrebbe mai ascoltato. Gli invisibili sanno volare e tutti lo siamo stati almeno una volta nella vita. Gli invisibili diventano supereroi.
Quando ti sei sentito invisibile?
Per tanti anni mi sono sentito tale ed è quello che mi ha spinto di mettermi in proprio dal punto di vista musicale. Mi faceva strano sentire colleghi che raccontavano come era nata una loro canzone che in realtà avevo scritto io. Ho detto basta, voglio cantare le mie canzoni.
Nella serata dedicata alla musica italiana porti Caruso di Lucio Dalla: perché questa scelta? Per altro è l'anniversario di 4 marzo '43, sempre di Dalla.
Non ho fatto il calcolo delle date, me lo ha detto la mia fidanzata una settimana fa: troppo tardi per cambiare. Porto Dalla e Caruso perché tutti me lo hanno sconsigliato. Vado sempre un po’ contro il consiglio saggio. Mi misuro con i mei limiti.
Come ci hai lavorato?
Al pianoforte ho fatto Caruso poi ho chiesto a Diego Calvetti un arrangiamento degno della grandezza della canzone. Ho suggerito che avrei voluto farla con dei mandolini perché rappresenta la mandolinità e lui mi ha raccontato dei Napoli Mandolin Orchestra e mi sono gasato. La canzone napoletana non mi ha formato ma ho un legame forte con Napoli anche se non c’è una ragione. La prima volta che ci sono stato mi sono sentito a casa. Napoli è una rappresentazione dell’Italia in una sola città, chi non la capisce non comprende l’Italia.

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In Tribù Urbana non c'è alcuna collaborazione.
Ti confesso che ci ho pensato, una cosa in realtà la ho fatta ma non è sul disco e non posso dirti di più. Lo vedrete forse più avanti. Sento in circolazione troppi featuring e pure scollegati e anche stavolta io volevo stare controcorrente. E’ un disco strano, ci ho lavorato con la voglia di correre in libertà proprio quando mancava. Ti ripeto ho fatto una cosa ma è fuori dal disco ed è nata con un collega per puro gusto artistico, non so se si vedrà davanti.
Stelle Cadenti sarebbe stata perfetta per il Festival: sei stato tentato?
C’è stata la tentazione, lo ammetto, solo che poi da più parti mi hanno detto che Un Milione di cose da Dirti era più adata in questo percorso. A Sanremo mai sono stato con una ballad e dunque è la cosa più giusta da fare. Stelle Cadenti troverà uno spazio importante nel mio percorso, è la foto di un ubriaco: artistica ma poco nitida.
Il milione di cose da dire all'Ariston?
Non ho messaggi particolari da lanciare, vado con un messaggio musicale. Voglio cantare al meglio la mia canzone e la cover, quello che mi interessa è che chi mi ascolta si possa emozionare con me, perché io lo sarò. L’emozione passa attraverso uno strato di pelle molto dura.

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Ha una imponente spinta rock il disco.
C’è più rock ma i suoni sono dosati, nulla spacca. Ho attraversato fasi punk, crossover e hard rock quando scuotevo i capelli lunghi sul palco e oggi ci penso con imbarazzo. Però quel suono mi è rimasto dentro.
L'Ariston sarà vuoto.
Fa strano in generale un palco vuoto e lo farà di più a Sanremo dove di solito c'è una platea appassionata almeno fino a una certa ora perché poi qualcuno che sonnecchia sulle poltrone lo noti. Il ruolo più difficile sarà dei conduttori che per una serata devono parlare a sedie vuote.
Quando è nata Un milione di cose da dirti?
La canzone nasce tre anni fa in un periodo particolare quando la mia vita era piena di piccole e grandi scosse di assestamento. Avevo un blocco emotivo e la sola cosa che potevo fare era scrivere una canzone per liberarmene. Mi sono messo in gioco discutendo con qualcuno che in quel momento non c’era e dunque ho parlato in maniera aperta e la canzone è nata in dieci minuti. E’ una canzone che voglio lasciare aperta e non so dove andrà finire. E' figlia di un momento di profonda solitudine.
In Il Destino Universale canti che Ermal ha 13 anni e non vuole morire della vita non sa niente tranne che la vita è importante.
La mia è una testimonianza. Torniamo sempre su quello che non si conosce, l'assurda divsione tra terra nostra o loro, mare nostro o loro. Il movimento dell’umanità è importante come il sangue che circola. Io ne sono la testimonianza, volevo mettermi là in mezzo. Per un bene più importante dovevo andare via dalla mia terra, l'Albania.
Ci salutiamo con Tribù Urbana?

Certo! Il titolo mi è venuto in mente quando ho finito di ascoltare le canzoni. Da sempre l’uomo tende a stare insieme, in una evoluzione che dai villaggi porta alle città; marestano le tribù, le città hanno colori diversi, accolgono diversità che si incastrano. La tribù urbana fisicamente non esiste neanche la musica.

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