I Pearl Jam fanno causa alla cover band Pearl Jamm

Musica

Camilla Sernagiotto

©Getty

Il celebre gruppo capitanato da Eddie Vedder si è espresso legalmente contro la tribute band formatasi nel 2016 e tuttora in attività. A non convincere “gli originali” sarebbe il nome troppo simile, con una sola “m” aggiunta a differenziare. Questo creerebbe confusione tra i fan, a detta degli "autentici" targati Seattle

I Pearl Jam vs i Pearl Jamm: la celebre band di Seattle capitanata da Eddie Vedder ha scelto di andare per vie legali contro la cover band che dal 2016 suona le loro canzoni presentandosi al pubblico con un nome troppo simile all’originale.

 

La differenza tra i due, infatti, sta in una sola “m” aggiunta alla band "emula", cosa che al celebre gruppo grunge non è piaciuta affatto. Secondo quanto sostengono i loro avvocati, infatti, questa somiglianza eccessiva tra i nomi creerebbe confusione tra i fan, danneggiando quindi "il brand dei Pearl Jam".

Le dichiarazioni della cover band Pearl Jamm

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Il chitarrista della tribute band Pearl Jamm, Tim Love, ha appena raccontato ai microfoni della BBC la querelle giudiziaria in cui sono stati trascinati.

 

“I Pearl Jam ci hanno chiesto di cambiare nome alla nostra band, di rinunciare all’indirizzo della posta elettronica, al dominio del nostro sito e ci hanno detto che dobbiamo distruggere il merchandising”, ha affermato il membro del gruppo emulo.

 


A scatenare la reazione di Eddie Vedder & Co. è quella somiglianza troppo marcata con il nome originale. Per questo motivo la band di Seattle ha incaricato i propri legali di procedere contro i “Jamm con due m”.

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I Pearl Jamm sono chiaramente (e dichiaratamente) una tribute band di Eddie Vedder e compagni. Formatisi nel 2016 circa per volere di Tim Love, hanno un buon seguito sia durante i loro live (pre-pandemia, chiaramente) sia sui social.

 

La loro pagina Facebook conta svariate migliaia di “mi piace” mentre su Twitter hanno più di mille follower, per un totale di diecimila fan circa, a livello telematico.

 

Sulla pagina Facebook della cover band e sul profilo Twitter è stata condivisa poche ore fa una lettera che Tim Love e gli altri hanno indirizzato a quelli che erano i propri idoli, ossia "Eddie, Jeff, Stone, Mike, Matt, Boom”.

 

“Ci avete spezzato il cuore. Conoscevate la nostra tribute band da anni eppure avete aspettato che esplodesse una pandemia per farci mandare dai vostri avvocati delle lettere intimidatorie. Questi non sono i Pearl Jam che amiamo”, ecco le parole piene di amarezza espresse nella missiva indirizzata a Vedder e agli altri componenti.

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Per sottolineare la buona fede che anima i Pearl Jamm (che sulla pagina Facebook si presentano con il nome di “Pearl Jamm Tribute” e su Twitter “Pearl Jamm - Tribute”), il chitarrista Love ha voluto precisare una cosa importante.

 

Non è mai capitato che qualcuno venisse a un nostro concerto e ci chiedesse poi di restituirgli i soldi perché era venuto per vedere i i Pearl Jam al Garage di Highbury”, ha spiegato alla BBC.

La causa legale

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La causa legale è agli inizi, in attesa di una risposta ufficiale dei Pearl Jam original.

Il motivo per cui la tribute band non vorrebbe cambiare nome sarebbe il seguente: la modifica li porterebbe a dover ripartire da zero con i social (che di questi tempi - pandemici sì ma in generale odierni - sono i canali numero uno per farsi conoscere e per avere un folto pubblico).

 

Ricreare una pagina su Facebook e un profilo su Twitter significherebbe azzerare il numero di seguaci che in tutti questi anni (dal 2016) i Pearl Jamm con due m hanno raccolto.

 

Dall'altro lato, la motivazione che ha spinto Eddie Vedder e soci a intentare causa per fare cambiare nome al progetto di Tim Love sarebbe quella per cui la tribute band “danneggia il brand dei Pearl Jam e causa confusione”. Confusione tra i fan.

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I Pearl Jam sono una delle band più importanti del genere grunge e rock alternativo. Si sono formati a Seattle nel 1990 e hanno segnato indelebilmente i Nineties con il loro sound e con la voce inconfondibile del frontman Eddie Vedder.

 

Con oltre 60 milioni di copie vendute nel mondo, di cui solo la metà negli States, si tratta del terzo nome di quella che potremmo definire la “Trinità del Grunge”: Nirvana, Alice in Chains e Pearl Jam sono i tre gruppi a cui va il merito di avere definito un genere.

 

Mentre Kurt Cobain, Dave Grohl etc. avevano influenze punk e gli Alice in Chains sonorità di tipo metal, Vedder & Co. hanno invece un sound caratterizzato da un retrogusto anni Settanta.

 

Hanno esordito nel mondo discografico con Ten (1991), seguito da Vs. (1993) e Vitalogy (1994).
La loro discografia comprende 11 album in studio, l’ultimo dei quali si intitola Gigaton ed è uscito nel 2020.

I Pearl Jam sono stati inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2017.

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