Achille Lauro, tra musica e cinema, un artista a 360 gradi

Esce oggi "1969", il nuovo album di Achille Lauro. Lo abbiamo intervistato e ci ha parlato di cinema, di Rolls Royce, di Marilyn Monroe e di Roma. Guarda il Video dell'intervista

Achille Lauro e il nuovo album 1969: l'intervista

Achille Lauro è un Amleto in più, parafrasando Jules Laforgue. E se lo ascolti ti vengono in mente proprio le parole del poeta francese: “Nei giardini dei nostri istinti, coglieremo di che guarirci”. Altissimo, sottile ed elegante, come una scultura di Alberto Giacometti, Achille possiede la grazia disinvolta di certi scapigliati bohemien. Inguainato nel suo sartoriale abito chiaro, impreziosito da una camicia pervinca aperta sul petto, Lauro corrisponde ai versi che scrive e canta. Con quelle mani dalle dita affusolatissime sembra un carismatico personaggio di Tim Burton. Con quel cappello a falde larghe pare uscito da Velvet Goldmine. Un affascinante mix di leggerezza e malinconia. Il suo nuovo disco si chiama "1969". Un omaggio all’anno in cui si svolse il Festival di Woodstock e in cui il primo uomo andò sulla luna. Un album rock’n’roll firmato da un outsider che non crede nel caso. E, archiviate le corrive polemiche sanremesi, resta il piacere di intervistare un vero artista (gentile e talentuoso) che non ha paura di realizzare un disco che parli a tutti. Incontrare e parlare con Achille Lauro è  come fare una passeggiata in Rolls Royce. E i testi delle  canzoni di 1969 mi hanno ricordato la poesia "Invito al viaggio" di Charles Baudelaire: «Vedi sui canali / Vascelli addormentati / D'estro vagabondo;Per soddisfare ogni / Tuo desiderio, / Vengono dai confini del mondo.»

Ascoltando il tuo disco intitolato "1969" ho pensato alla frase di Pierpaolo Pasolini che parlava della "scandalosa forza rivoluzionaria del passato”. Quanto conta per te ciò che è stato?

Conta in modo determinante. Sia per quello che è stato il mio passato personale, sia musicalmente. Per questo album ci siamo ispirati agli anni Sessanta. Per me si tratta di uno dei massimi momenti di espressione della Storia artistica e culturale. Io ho sempre scritto di me e di quello che vedevo. Ti ringrazio di aver citato Pasolini (forse è un po’ troppo). Anche io ho preso spunto da persone reali, ho colto tanti dettagli dalla realtà e li ho trasfigurati in canzoni nei miei album precedenti.  E questo ha permesso al pubblico di identificarsi.

Sempre parlando del passato, sulla copertina del disco, insieme a Elvis Presley, Jimi Hendrix, James Dean compare Marilyn Monroe. Una frase della attrice aveva ispirato anche il titolo di Rolls Royce. Cosa è per te Marilyn?

E’ un’icona. In Rolls Royce citavo la sua celebre frase: “ Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce piuttosto che su quelli di un vagone del Metrò." Per me rappresenta un’immagine di rottura, ma al tempo stesso è una figura pura e candida.

Trovo che in "1969" sia presente una forte dicotomia fra demoni e angeli, paradiso e infermo, demonio e santità. Tu senti di trovarti in mezzo  a questi 2 mondi contrapposti, ma talvolta simili?

Io credo che tutti ci troviamo in mezzo a questi due mondi. Possiamo metaforicamente chiamarli Inferno e Paradiso. Bene e male. Penso che questo incontro-scontro sia una costante della vita. E io che non credo nel caso, trovo che questa opposizione sia l’immagine perfetta per rappresentare la realtà. Anche quando parliamo d’amore. Per esempio nella canzone C'est la vie parlo di questa ragazza che è una sorta di Lucifero vestito con orli e perle. Una tentazione.

Dalla Ferrari alla Rolls Royce, passando per la Porsche e la Cadillac, il disco è pieno di riferimenti ad auto di lusso. Cosa significano per te le macchine?

Per me l’automobile è un simbolo di successo. Il successo per me non è l’arricchirsi e basta, ma è non doversi preoccuparsi più dei soldi. E in fondo (è un discorso che ho fatto con Morgan post Sanremo) se si analizza la figura della macchina nella storia della musica, si evince che è sempre stata un simbolo di successo. Anche in Italia. Basti pensare a Giorgio Gaber e alla sua Torpedo blu. Oppure all’estero. Prendi, per esempio, "Mercedes Benz" di Janis Joplin e "Fame" di David Bowie. E non si tratta di ostentazione, ma significa semplicemente avercela fatta.

Nelle tue canzoni ci sono moltissimi riferimenti al mondo del cinema. Hai dei registi o dei film preferiti? Ti piacerebbe firmare una colonna sonora?

In realtà mi piacerebbe anche fare il regista. Sono un grande appassionato di cinema. Ho seguito in maniera maniacale la regia di tutti i miei video. Al momento sto lavorando su alcuni documentari. Amo il cinema del passato e quello del presente. Mi piace Christopher Nolan. Credo che il cinema sia la massima rappresentazione artistica perché un film unisce quello che guardi con quello che ascolti.

In 1969 ci sono 2 canzoni con un titolo in francese ("C'est la vie" e "Je t'aime") e spesso utilizzi questa lingua nei tuoi testi. Tant'è, che talvolta, nei tuoi pezzi trovo delle affinità con Baudelaire e i Fiori del male

Sono una persona curiosa e mi sono fatto una cultura personale. Sono affascinato dalla poesia, dall’arte.  Quindi c’è sicuramente qualche riferimento. Trovo che il francese sia una lingua elegante e quindi un idioma che  mi porta altrove rispetto a dove io sono cresciuto, E infatti il mio primo pezzo che si intitolava “Teatro e cinema “ era pieno di riferimenti alla lingua francese e con un sound french touch.

In "1969" c’è una canzone dedicata a Roma. Che rapporto hai con la tua città?

Innanzitutto devo ringraziare Roma e tutte le persone che mi hanno sostenuto, sin dall’inizio della mia carriera. Certo è una città difficile, molto grande, complessa da vivere. Ma io non posso lamentarmi. Quindi ho dedicato questa canzone a Roma, parlando del mio passato. Una metropoli che mi ha cullato, messo alla prova e reso grande.

Nel tuo libro "Io sono Amleto" ti definisci un perfezionista,  uno che deve controllare tutto, e, se serve, riscrivere, un po’ come Flaubert: sempre alla ricerca della parola giusta. È andata cosi anche per 1969"?

Non sono un perfezionista, sono maniacale, quasi a livello patologico. Controllo tutto di un progetto, anche le virgole. Credo che la perfezione corrisponda al successo. Sono capace di smontare una canzone anche a 10 minuti dall’uscita.

Infine, sul tour cosa ci puoi anticipare?

Il tour sarà in linea con il mood del disco, Quindi uno spettacolo che possa parlare a tutte le generazioni. Partiremo il 3 ottobre da Firenze con il Rolls Royce Tour, anticipato da alcune date nei festival estivi.