La Grazia, Paolo Sorrentino e Toni Servillo raccontano il film
Cinema ©GettyA Sky TG24, Paolo Sorrentino e Toni Servillo raccontano La Grazia, il film in sala dal 15 gennaio: il ritratto di un Presidente della Repubblica alla fine del mandato, attraversato da malinconia, ironia e dilemmi morali. Un’opera elegante e sorprendentemente divertente, dove la dimensione privata si intreccia con quella pubblica, e il potere diventa racconto umano
Un Presidente immaginario, profondamente umano
La Grazia, il nuovo film di La Grazia diretto da Paolo Sorrentino, arriva al cinema dal 15 gennaio con PiperFilm. Al centro c’è Mariano De Santis, Presidente della Repubblica alla fine del suo mandato: una figura inventata, senza riferimenti a presidenti reali, ma carica di una densità morale e simbolica che parla direttamente al presente. Vedovo, cattolico, padre di Dorotea – giurista come lui – De Santis si trova a dover decidere su due richieste di grazia che diventano veri dilemmi etici, intrecciati in modo inestricabile alla sua vita privata.
Toni Servillo: il privato che attraversa il potere
Nel video di Sky TG24, Toni Servillo – Coppa Volpi a Venezia per questa interpretazione – racconta la complessità di un personaggio costruito proprio sull’intreccio tra dimensione pubblica e privata. «Raccontare la sua vicenda privata che si intreccia con la pubblica è stato impegnativo dal primo momento», spiega l’attore, sottolineando come il Presidente sia prima di tutto un padre e un marito innamorato, oltre che una figura istituzionale. È in questo cortocircuito emotivo che nasce la forza del personaggio: un uomo che riflette sul passato, sul vuoto lasciato dalla moglie scomparsa, e sul peso delle decisioni che restano.
Paolo Sorrentino: un politico che vorremmo frequentare
Sorrentino, nel dialogo con Sky TG24, descrive De Santis come «il tipo di politico che mi piacerebbe vedere sempre» e, soprattutto, come un essere umano dalla «apparente freddezza» dietro cui si nascondono «grande umanità e grande calore». È una dichiarazione poetica ma anche politica, che sposta lo sguardo dal potere come spettacolo al potere come esercizio silenzioso di responsabilità. Un ideale forse fuori moda, ma proprio per questo necessario.
La malinconia, sì. Ma anche la commedia
C’è malinconia in La Grazia, ma non è l’unica chiave del film. Sorrentino rivendica con ironia la sua natura di autore di commedie: «Io cerco sempre di fare solo e esclusivamente delle commedie… voglio fare solo film che fanno ridere. Questa volta qua e là penso di esserci riuscito». Ed è qui che il film sorprende: nel suo equilibrio tra eleganza, profondità e leggerezza, tra riflessione morale e momenti di humour sottile, quasi inatteso.
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