Lo speciale sulla Festa del Cinema di Roma
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A Talent for Murder con Helen Mirren, il delitto perfetto è gioco di finzione. Recensione

Cinema
Nicoletta Notari

Nicoletta Notari

Introduzione

E se il segreto per scrivere un assassino indimenticabile fosse riconoscersi, almeno in parte, nella sua oscurità? In A Talent for Murder, Anton Corbijn trasforma questa domanda in un thriller psicologico che gioca con le ossessioni della scrittura, il fascino del male e il confine sempre più fragile tra immaginazione e realtà.

Al centro c’è Patricia Highsmith, la celebre autrice che ha inventato Tom Ripley, antieroe capace di sedurre, mentire e uccidere senza perdere il controllo. A interpretarla è Helen Mirren, nei panni di una scrittrice provocatoria e imprevedibile, pronta a coinvolgere un giovane emissario editoriale in una sfida dalle conseguenze incerte.

Tra veleni, coltelli, eredità e desideri inconfessabili in un gioco di specchi in cui nessuno sembra del tutto innocente.

Presentato al Toronto International Film Festival, A Talent for Murder arriva in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public. Il film sarà nelle sale italiane dal 26 novembre 2026, distribuito da Lucky Red.

Quello che devi sapere

Un talento per il lato oscuro

Quanto può spingersi uno scrittore per dare vita a un assassino memorabile? E che cosa succede quando chi inventa il delitto comincia a confondere la finzione con la realtà? Sono le domande al centro di A Talent for Murder, il thriller diretto da Anton Corbijn, presentato in prima italiana alla Festa del Cinema di Roma 2026 (SPECIALE), nella sezione Grand Public.

Protagonista è Helen Mirren, che interpreta una delle figure più affascinanti e inquietanti della letteratura del Novecento: Patricia Highsmith, autrice capace di esplorare le zone d’ombra della coscienza senza offrire facili rassicurazioni. Accanto a lei, Alden Ehrenreich e Olivia Cooke danno vita a una storia in cui ambizione, desiderio e interesse personale alimentano un gioco sempre più pericoloso.

Il film, tratto dall’opera teatrale Switzerland di Joanna Murray-Smith, arriva nelle sale italiane il 26 novembre 2026, distribuito da Lucky Red.

Non è una biografia tradizionale, ma una fantasia narrativa che prende una scrittrice realmente esistita e immagina che cosa potrebbe accadere se il suo personaggio più celebre tornasse a reclamare una nuova storia.

Patricia Highsmith, la donna che inventò Tom Ripley

Prima di tutto bisogna partire dalla vera Patricia Highsmith (1921-1995), scrittrice statunitense che ha rivoluzionato il thriller psicologico e il romanzo noir. Tra le sue opere più celebri ci sono Sconosciuti in treno, portato al cinema da Alfred Hitchcock, Carol e soprattutto Il talento di Mr. Ripley, pubblicato nel 1955.

È qui che nasce Tom Ripley, uno dei personaggi più ambigui e duraturi della narrativa criminale: un uomo intelligente, affascinante e capace di adattarsi a qualsiasi ambiente, ma anche un impostore e un assassino disposto a manipolare gli altri per conquistare la vita che desidera.

Highsmith gli ha dedicato cinque romanzi, costruendo una saga che segue le sue trasformazioni e la sua capacità di sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni. La scrittrice, morta in Svizzera nel 1995, non ha mai scritto un sesto romanzo di Ripley.

È proprio da questa possibilità immaginaria che prende le mosse A Talent for Murder: il film inventa un incontro tra l’autrice e un giovane emissario editoriale, immaginando che la richiesta di un nuovo capitolo possa riaccendere la sua creatività.

La Highsmith interpretata da Mirren non è quindi una ricostruzione documentaria della donna reale, ma una figura romanzesca, costruita attorno alla sua fama, alle sue ossessioni letterarie e alla sua capacità di riconoscere il male dietro le apparenze.

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Il gusto del veleno e l’ironia nera

La storia è ambientata nel 1995, tra le montagne svizzere, dove Highsmith vive lontana dal mondo editoriale e dalle sue richieste. Da New York arriva Edward Ridgeway, interpretato da Alden Ehrenreich, incaricato di convincerla a scrivere un ultimo capitolo della saga di Ripley.

Il compito si rivela tutt’altro che semplice: la scrittrice è burbera, imprevedibile e poco incline a lasciarsi condizionare. Edward, però, conosce i suoi libri e sembra disposto a tutto pur di ottenere il risultato desiderato. Sulle sue tracce pesa anche il precedente di Bradley Appleby, il collega che lo ha preceduto e che, dopo essere stato coinvolto nel rapporto con l’autrice, è scomparso senza fare ritorno. Il giovane si trova così in una casa che sembra riflettere la mente di chi la abita: una dispensa in cui, accanto a birre e liquori, compaiono veleni per topi e altri prodotti inquietanti, mentre coltelli e pistole fanno parte dell’ambiente quotidiano della scrittrice.

Edward è arrivato per convincerla a scrivere, ma finisce per diventare lui stesso materiale narrativo. Highsmith gli propone infatti una collaborazione che ha una condizione precisa: aiutarla a progettare un omicidio perfetto. Da quel momento, la distinzione tra lavoro editoriale e partecipazione a un delitto - immaginato - comincia a perdere consistenza.

Il talento di Ripley e il confine tra autore e personaggio

Il nome di Tom Ripley richiama inevitabilmente Il talento di Mr. Ripley, il film del 1999 di Anthony Minghella con Matt Damon, Jude Law e Gwyneth Paltrow, che ha portato sul grande schermo il fascino ambiguo del personaggio creato da Patricia Highsmith.

A Talent for Murder sceglie però una prospettiva diversa: non racconta soltanto il talento criminale di Ripley, ma esplora il rapporto inquietante tra la scrittrice e la creatura letteraria che sembra sfuggire al suo controllo.

Highsmith ed Edward sembrano riconoscersi attraverso il linguaggio della manipolazione. Lui è un ammiratore della scrittrice, conosce le sue opere e vuole dimostrarle di essere all’altezza del suo universo. Lei lo osserva, lo provoca e cerca di capire quanto sia disposto a spingersi oltre. "Ha scritto Ripley per essere lui, perché non sopporta se stessa", sostiene Edward, formulando un’interpretazione che dice molto anche del suo rapporto con l’autrice.

Il personaggio letterario diventa così uno specchio deformante, una figura attraverso cui immaginare una libertà negata nella vita reale. Ripley non è un semplice cattivo: la sua capacità di assumere identità diverse, di conquistare la fiducia altrui e di trasformare le circostanze a proprio vantaggio lo rende inquietante proprio perché non appare sempre diverso dalle persone rispettabili che lo circondano.

Highsmith sembra divertirsi a riconoscere in Edward la possibilità di un nuovo protagonista, mentre lui è sempre meno certo di essere soltanto un osservatore. Il film gioca su questa ambiguità senza trasformare ogni passaggio in un enigma da risolvere: la domanda non è soltanto chi stia mentendo, ma quanto ciascuno sia disposto a credere alla propria versione dei fatti.

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Coltelli, veleni e lumache

La casa della scrittrice è uno dei luoghi in cui il film definisce meglio il suo tono, sospeso tra thriller e commedia nera. Highsmith colleziona coltelli e sembra considerare la possibilità dell’omicidio con una curiosità quasi professionale.

Tra i regali con cui Edward cerca di conquistarla ci sono camicie bianche e zuppe, ma quello che la entusiasma davvero è un coltello acquistato a Parigi, destinato a entrare nella sua collezione esposta alla parete. La reazione della donna dice molto del suo carattere: non è interessata alle convenzioni, ma agli oggetti che possono evocare una possibilità estrema.

Il coltello diventa così un pretesto per provocare Edward, spaventarlo e mettere alla prova i suoi nervi. Una notte, mentre lui dorme nella stanza che gli è stata assegnata, gli provoca un taglio al collo, trasformando la minaccia in un gesto concreto e destabilizzante. Anche la colazione diventa un gioco crudele: Highsmith lascia intendere di aver avvelenato le uova strapazzate, senza che sia davvero così.

"Tutti tendono all’omicidio perché sotto la cortesia e le circostanze c’è l'ira", sostiene, condensando in una battuta la sua visione dei rapporti umani.

E poi ci sono le lumache, una sua passione: lente, riflessive, ermafrodite, capaci di corteggiamenti insoliti e accoppiamenti divertenti, con buona pace dei francesi che le mangiano. È un dettaglio bizzarro, ma coerente con una donna che osserva la natura senza sentimentalismi e sfugge alle convenzioni.

Seduzione e ambizione dietro la promessa di un’eredità

Fuori dalla casa svizzera, un secondo intreccio prende forma attraverso Clementine Balfour, interpretata da Olivia Cooke. Edward la incontra in treno: lei legge Lo straniero di Albert Camus, lui ha con sé Il talento di Mr. Ripley. Due libri diversi, due universi che sembrano anticipare le ambiguità dei loro proprietari. Clementine appare inizialmente dolce e raffinata, ma sotto questa immagine si nasconde una giovane audace e determinata. Proviene da una famiglia benestante e spera di convincere la ricca zia Peggy a sbloccare il suo fondo fiduciario. Tra lei ed Edward nasce un’attrazione che si intreccia presto con il desiderio di accedere a un patrimonio considerevole. Il nonno e la zia diventano figure scomode, ostacoli che la fantasia criminale della coppia comincia a considerare eliminabili.

Ma il film mantiene volutamente incerto il confine tra ciò che i due desiderano, ciò che raccontano e ciò che potrebbe davvero accadere. Highsmith osserva e alimenta questo intreccio, trasformando le ambizioni sentimentali e finanziarie dei personaggi in materiale per un possibile giallo. 

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Da Zurigo a Roma, un mondo di lusso e apparenze

La dimensione internazionale del racconto trova spazio anche negli ambienti, che accompagnano i personaggi tra la Svizzera, i loro legami americani e una Roma disseminata di opere d’arte, palazzi, chiese e locali eleganti. Quadri di Gauguin, uova Fabergé e interni raffinati costruiscono un universo in cui la ricchezza è insieme ornamento e strumento di potere.

Gli oggetti preziosi non sono semplici elementi decorativi: rappresentano un mondo nel quale il valore delle persone sembra spesso misurarsi attraverso ciò che possiedono e ciò a cui possono accedere. La Roma del film, con i suoi luoghi monumentali e i suoi bar di lusso, amplia questo contrasto tra bellezza e inquietudine, tra la superficie impeccabile delle cose e le intenzioni che si nascondono dietro di essa.

Il confine sottile tra finzione e realtà

Il film è tratto da Switzerland, opera teatrale di Joanna Murray-Smith. La sceneggiatrice ha dichiarato di essere stata attratta dalla complessità della vera Highsmith e dalla sua capacità di comprendere le motivazioni più oscure dell’animo umano.

Anton Corbijn, fotografo e regista noto per Control, The American e A Most Wanted Man, affronta una storia fortemente basata sui dialoghi con una sensibilità visiva. Storico collaboratore degli U2, ha diretto anche  il videoclip di The Greatest Show On Earth,, il nuovo singolo della band uscito il 15 ottobre 2026, con un video satirico girato nel deserto californiano. 

Helen Mirren costruisce una Patricia Highsmith tagliente, ironica e sgradevole quando vuole esserlo, senza cercare di renderla necessariamente simpatica. La trasformazione fisica, con la parrucca dal taglio netto e le lenti a contatto scure, sostiene un’interpretazione che punta più a ricreare una personalità che a imitare.

Ehrenreich è convincente nel passaggio tra Edward e il Ripley immaginato, mentre Olivia Cooke dà a Clementine una leggerezza che nasconde una determinazione tutt’altro che innocente. L’idea alla base rimane intrigante: raccontare una scrittrice alla fine della vita che si interroga su ciò che vuole lasciare dietro di sé, trasformando la creazione artistica in una prova di lucidità e di potere.

A Talent for Murder non ricostruisce gli ultimi giorni reali di Patricia Highsmith e non pretende di spiegare la sua personalità attraverso un singolo episodio inventato. È un viaggio nella sua immaginazione, nel quale il vero delitto perfetto potrebbe essere convincere qualcuno che la violenza appartenga soltanto alla pagina. 

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