Introduzione
La Giuria di Venezia 83, presieduta da Maggie Gyllenhaal e composta da Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To, dopo aver visionato i 21 film in competizione all’edizione del 2026 della Mostra del Cinema di Venezia ha deciso di assegnare i seguenti premi.
Trovate di seguito tutti i premi nell’ambito dell’83ma Mostra del Cinema di Venezia.
Quello che devi sapere
Leone d’oro per il miglior film a Kvinde Ukendt (Woman Unknown)
Il prestigioso Leone d’oro per il miglior film va a Kvinde Ukendt (Woman Unknown) di May el-Toukhy (Danimarca, Svezia, Lettonia).
Racconta le conseguenze della guerra attraverso una vicenda femminile ambientata nell’immediato dopoguerra. Marie, interpretata da Mathilde Arcel, sta per sposare Christian, un ricco vedovo per cui lavora come domestica e bambinaia, e vede nel matrimonio la possibilità di diventare finalmente la signora della casa. Ma un segreto rischia di distruggere il futuro che si è conquistata: durante l’occupazione tedesca ha avuto una relazione con un soldato nemico. Mentre l’Europa celebra la fine del conflitto, il passato torna a presentarle il conto, in una società che considera le relazioni tra donne e soldati occupanti un tradimento dell’identità nazionale. Ispirato alle vicende delle cosiddette collaboratrici orizzontali, il film indaga la persecuzione, l’umiliazione pubblica e lo stigma inflitti alle donne che ebbero rapporti con i militari degli eserciti occupanti durante la Seconda guerra mondiale.
Attraverso la storia di Marie, la regista mette al centro il corpo femminile come terreno di controllo e punizione, interrogandosi sui meccanismi con cui il desiderio delle donne viene giudicato e trasformato in una colpa. Una riflessione sul potere, sull’ipocrisia e sulle conseguenze della guerra che, come sottolinea la stessa el-Toukhy, non appartengono soltanto al passato.
Leone d’argento - Gran Premio della Giuria a Possible love
Il Leone d’argento - Gran Premio della Giuria va al film Ga-neung-han sa-rang (Possible love) di Lee Chang-dong (Corea del Sud).
Al centro della storia ci sono due coppie sposate, un lavoratore licenziato e sua moglie e una documentarista con il marito, le cui vite si intrecciano durante la realizzazione di un film. Attraverso questo incontro, emergono differenze profonde, desideri inconfessati e le tensioni di una società segnata dai licenziamenti di massa e dalla repressione degli scioperi.
Il regista affronta così il rapporto tra lavoro, capitale e libertà, interrogandosi sulla possibilità di resistere alle forze che condizionano l’esistenza. Il desiderio di libertà diventa, nella sua visione, una forma di amore: un sentimento che non riguarda soltanto le relazioni sentimentali, ma anche la capacità di continuare a dare amore nonostante le difficoltà della vita.
Leone d’argento - Premio per la migliore regia a Ilya Khrzhanovsky
A vincere il Leone d’argento - Premio per la migliore regia è Ilya Khrzhanovsky per il film Dau (Germania, Francia, Svezia).
La pellicola attraversa quattro decenni di storia sovietica: ispirata agli scienziati coinvolti nella costruzione della bomba atomica dell’Unione Sovietica, segue un brillante fisico di origine greca, interpretato da Teodor Currentzis, dal 1928 in poi. Chiamato a lavorare per lo Stato in un istituto di ricerca segreto, Dau si trova a vivere in un sistema dominato dall’ambizione scientifica, dalla sorveglianza e dal privilegio, mentre la sua libertà individuale si restringe progressivamente. Fuori dal matrimonio, cerca nelle relazioni sentimentali una possibilità di liberazione, finendo però per smarrire se stesso e la capacità di amare. Attraverso la parabola del protagonista, Khrzhanovsky costruisce un affresco di una società fondata sull’ideologia e sulla violenza, interrogandosi sui compromessi morali che trasformano le esistenze individuali e possono arrivare a cambiare il corso della storia. Il progetto, frutto di oltre vent’anni di lavoro, unisce materiali girati quindici anni fa e scene recenti, mescolando documentario, sogno, visione e memoria in una struttura ispirata anche ai principi della fisica quantistica. Tra i partecipanti al film figurano Carsten Höller, Marina Abramović e Romeo Castellucci.
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Mathilde Arcel
La Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile va a Mathilde Arcel per la sua interpretazione nel film Kvinde Ukendt (Woman Unknown) di May el-Toukhy (Danimarca, Svezia, Lettonia).
Arcel si cala nei panni di Marie, una giovane donna che nell’immediato dopoguerra vede nel matrimonio con Christian, un ricco vedovo per cui lavora come domestica e bambinaia, la possibilità di conquistare una nuova vita. Il suo passato, però, rischia di distruggere quel futuro.
Nata a Copenaghen il 25 luglio 1996, Mathilde Arcel Fock è un’attrice danese, figlia dell’attrice Nastja Arcel e del regista Mikael Fock. Debutta nel 2009, a dodici anni, nella serie televisiva Mille. Dopo le prime esperienze sullo schermo, si dedica al teatro e si diploma nel 2020 alla Den Danske Scenekunstskole di Aarhus. Nel 2021 riceve il Reumert Talentpris per lo spettacolo Nogen er ude og drikke øl, del quale è anche coautrice e regista. Il debutto cinematografico arriva nel 2024 con Mørkeland. Nel 2025 interpreta la giovane dottoressa Emilie nel dramma Det andet offer di Zinnini Elkington, ottenendo nel 2026 le prime candidature ai premi Bodil e Robert. Nello stesso anno recita nel crime drama Rejseholdet – Det første mord di Christoffer Boe e nella serie Uniformen.
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a John Malkovich
A vincere la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile è John Malkovich per il suo ruolo nel film Wild Horse Nine di Martin McDonagh (USA, Cile).
L’attore statunitense interpreta MJ, il capo della CIA che, alla vigilia del colpo di Stato cileno del 1973, invia gli agenti Chris e Lee da Santiago all’Isola di Pasqua. In questo remoto paradiso, tra le enigmatiche statue moai, i due uomini si confrontano con i propri trascorsi e con le cospirazioni del presente, mentre il legame di Chris con due studentesse ribelli rischia di compromettere la missione. Accanto a Malkovich recitano Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Tom Waits e Parker Posey.
Premio per la migliore sceneggiatura a Un bon petit soldat
A essere insigniti del Premio per la migliore sceneggiatura sono Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per il film Un bon petit soldat di Stéphane Brizé (Francia). Un bon petit soldat affida alla sceneggiatura, firmata dallo stesso regista con Coralie Amédéo e Olivier Gorce, il racconto di una crisi professionale e personale.
Al centro c’è Carla, una dirigente di 43 anni interpretata da Alba Rohrwacher, brillante responsabile delle Risorse Umane di una grande azienda, che ha costruito il proprio successo sacrificando spesso la vita familiare. Il suo compito è conciliare il benessere dei dipendenti con gli obiettivi di performance imposti dalla direzione, ma la scoperta di un caso di management tossico la costringe a confrontarsi con i compromessi di un sistema fondato sul potere. La scrittura indaga così i meccanismi di assoggettamento nel mondo del lavoro, mettendo in discussione il linguaggio dominante della forza e l’idea che il successo possa proteggere dalla vulnerabilità. Carla, dietro l’apparenza di una professionista impeccabile, si rivela una donna segnata dall’insicurezza e dalla necessità di dimostrare continuamente la propria legittimità. Il film, interpretato anche da Vincent Lindon, affronta il momento in cui la realtà impone di scegliere tra l’obbedienza alle regole dell’impresa e la difesa della propria dignità.
Premio speciale della giuria a Naza
È Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor (Regno Unito) a essere insignito del Premio speciale della giuria.
Il documentario, della durata di 80 minuti, indaga i sistemi alla base dell’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza. Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film nasce dalla volontà dei due registi israeliani di interrogarsi sulle responsabilità del proprio Paese e sui meccanismi che rendono possibile la disumanizzazione di un’intera popolazione. Attraverso le rivelazioni emerse dalle inchieste giornalistiche condotte da The Guardian, +972 Magazine e Local Call, Naza esplora non soltanto le parole pronunciate, ma anche i silenzi che accompagnano le decisioni e le azioni. Il documentario si spinge oltre il giornalismo d’inchiesta per riflettere sul modo in cui un sistema di violenza può diventare parte della normalità, ponendo domande sulla responsabilità collettiva e sulla necessità di rompere il silenzio.
Premio Marcello Mastroianni a Malou Khebizi
Il Premio Marcello Mastroianni a una giovane attrice emergente è assegnato a Malou Khebizi per la sua interpretazione in 15/18 (A Place To Heal) di Cédric Kahn (Francia).
Khebizi interpreta una delle adolescenti ricoverate nel reparto di psichiatria di un ospedale pubblico, un luogo attraversato da sofferenza, fragilità e improvvisi momenti di vitalità. Il film segue Lucia, diciassette anni, riportata dalla polizia in una struttura che conosce già, dove ritrova l’amica Eloïse e incontra altri ragazzi alle prese con ferite personali e impulsi autodistruttivi. L’interpretazione di Khebizi si inserisce in un racconto corale costruito sull’ascolto dei giovani pazienti, osservati dal regista e dalla sceneggiatrice Kahina Le Querrec durante un’immersione nelle strutture di psichiatria adolescenziale. Il risultato è un personaggio sospeso tra l’immaturità dell’età e una consapevolezza spesso dolorosa, capace di esprimere la complessità di ragazzi che chiedono aiuto ma conservano una forte energia vitale. Attorno a loro si muove un’équipe medica sottoposta alla pressione di un reparto sovraccarico, mentre il film affronta anche bullismo, razzismo, violenza, dipendenze e paure legate alle crisi contemporanee. In questo contesto, la presenza di Khebizi contribuisce a restituire umanità e concretezza a un’adolescenza ferita, senza cancellarne l’ironia, la rabbia e la possibilità di guarigione.
Premio Orizzonti per il miglior film a Un détour par Diane
Il Premio Orizzonti per il miglior film va a Un détour par Diane (Diane in the Loop), di Ann Sirot e Raphaël Balboni. Il film belga-francese, della durata di 92 minuti, racconta il rapporto tra Diane e la madre, segnato da un trauma del passato: la protagonista scopre che la madre è stata violentata tre anni prima della sua nascita e decide di vendicarla. La rivelazione mette in crisi un equilibrio familiare costruito sul silenzio, mentre la madre cerca di ricominciare la propria vita. La Biennale presenta l'opera come un dramma intimo sulla trasmissione del trauma e sulla difficoltà di scegliere tra il bisogno di giustizia e il desiderio di proteggere chi si ama.
Premio Orizzonti per la migliore regia a Jacqueline Lentzou
Il Premio Orizzonti per la migliore regia va a Jacqueline Lentzou per A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra. Il film greco, tedesco e francese, della durata di 88 minuti, ha come protagoniste Evita Andriopoulou, Eleni Vergeti e Anastasia Gouliamou. È un'opera inserita nella competizione Orizzonti, la sezione della Mostra dedicata alla ricerca cinematografica e alle nuove forme di racconto.
Premio speciale della giuria Orizzonti a House of the Wind
Il Premio speciale della giuria Orizzonti va a House of the Wind, di Auguste Bernard Kouemo Yanghu. Il film, una coproduzione tra Camerun, Francia, Belgio, Benin e Arabia Saudita, dura 102 minuti e vede nel cast Josette Kwanya, Moudjeu Pouadeu e Adrien Jolivet. L'opera appartiene alla competizione Orizzonti e porta al Lido una produzione internazionale con al centro una regia camerunense.
Premio Orizzonti migliore interpretazione maschile a Scamarcio
Il Premio Orizzonti per la migliore interpretazione maschile va a Riccardo Scamarcio per I Figli della Scimmia, di Tommaso Landucci. Il film italiano, della durata di 110 minuti, comprende nel cast anche Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Cristina Odasso e Luigi Diberti. La presenza di Scamarcio, attore italiano noto per ruoli in produzioni cinematografiche nazionali e internazionali, si inserisce in un'opera selezionata nella competizione Orizzonti.
Premio Orizzonti migliore interpretazione femminile a Laleh Marzban
Il Premio Orizzonti per la migliore interpretazione femminile va a Laleh Marzban per Falling House, di Mohsen Gharaei. Il titolo originale è Moragheb e il film, della durata di 130 minuti, è una coproduzione tra Iran, Stati Uniti e Germania. Nel cast figurano anche Farhad Aslani, Rima Raminfar ed Elena Khakbazan. Il riconoscimento premia l'interpretazione di Marzban in un film che la Biennale ha inserito nella competizione Orizzonti.
Premio Orizzonti per la migliore sceneggiatura a I Figli della Scimmia
Il Premio Orizzonti per la migliore sceneggiatura va a Tommaso Landucci e Damiano Femfert per I Figli della Scimmia, di Tommaso Landucci. Il film, una produzione italiana di 110 minuti, vede Riccardo Scamarcio tra gli interpreti principali, insieme a Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman e Cristina Odasso. L'opera si aggiudica così due riconoscimenti nella stessa sezione, quello per la sceneggiatura e quello per l'interpretazione maschile.
Premio Orizzonti miglior cortometraggio a Quelques Instants De Bonheur
Il Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio va a Quelques Instants De Bonheur (A Few Moments of Happiness), di Shaden Safieddine Tazi. Il film, della durata di 18 minuti, è una produzione franco-britannica e appartiene alla competizione dei cortometraggi Orizzonti. La Biennale lo cataloga come documentario, collocandolo tra le opere brevi della sezione dedicata alla ricerca e alla sperimentazione cinematografica.
Premio Venezia Classici miglior film restaurato La lunga notte del ’43
Il Premio Venezia Classici per il miglior film restaurato va a La lunga notte del ’43, di Florestano Vancini. Il film del 1960, tratto dal racconto Una notte del ’43 di Giorgio Bassani, è ambientato a Ferrara negli ultimi mesi del 1943 e racconta le tensioni e le violenze del fascismo attraverso il farmacista Barilari, la moglie Anna e gli abitanti della città. Nel cast figurano Belinda Lee, Gabriele Ferzetti ed Enrico Maria Salerno. Il restauro è stato realizzato dalla Fondazione Cineteca di Bologna in collaborazione con Compass Film.
Gran Premio Venice Immersive a The Pigeon Ring
Il Gran Premio Venice Immersive va a The Pigeon Ring, di Shixin Tao e Yuqi Zhang. Il progetto cinese, della durata di 35 minuti, è un'opera di realtà virtuale e installazione. Il riconoscimento arriva nella decima edizione di Venice Immersive, sezione dedicata alle arti immersive e ai media XR, che comprende realtà virtuale, realtà mista, installazioni e mondi virtuali.
Premio speciale della giuria Venice Immersive a Out of the Ashes
Il Premio speciale della giuria Venice Immersive va a Out of the Ashes, di Rory Mitchell e Nonny De La Peña. Il progetto statunitense, della durata di 26 minuti, è presentato come opera di realtà virtuale e installazione. La giuria lo premia nella sezione che la Biennale dedica alle opere XR, un ambito in cui la narrazione cinematografica si combina con l'esperienza immersiva dello spettatore.
Premio per la realizzazione Venice Immersive a Empire at Sea
Il Premio per la realizzazione Venice Immersive va a Empire at Sea, di Peter Flaherty. Il riconoscimento riguarda una delle opere della competizione Venice Immersive, sezione che presenta progetti di realtà virtuale, realtà mista, installazioni e altre forme di espressione immersiva. Il premio è assegnato nell'ambito della decima edizione della sezione, ospitata sull'isola del Lazzaretto Vecchio al Lido di Venezia.
Il Leone del Futuro va a La Maison du Vent
Il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” va a La Maison du Vent (House of the Wind), di Auguste Bernard Kouemo Yanghu, opera prima camerunense presentata nella sezione Orizzonti. Il film è una coproduzione tra Camerun, Francia, Belgio, Benin, Arabia Saudita e Qatar.
La storia segue Josette, una madre anziana che vive a Yaoundé, in Camerun, e cerca di convincere i suoi sei figli, emigrati all'estero, a tornare a casa costruendo una nuova abitazione. Ispirato alla vita della madre del regista, il film affronta il rapporto tra emigrazione, solitudine e legami familiari, attraverso un racconto intimo e realistico.
Il premio è stato assegnato dalla giuria presieduta da Carolina Cavalli e composta da Akinola Davies Jr. e Ted Hope.