Bunker, recensione: Florian Zeller con Bardem e Cruz alla Mostra del Cinema di Venezia
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Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e in Italia dal 21 gennaio 2027 con Notorious Pictures, Bunker è il primo copione originale per il cinema di Florian Zeller, premio Oscar per The Father. Javier Bardem è Miguel, l’architetto che accetta di costruire un rifugio antiatomico per un miliardario del Big Tech; Penélope Cruz è Sofia, la moglie che dopo diciassette anni non lo riconosce più. Mentre un vicino apre una finestra sulla loro casa di vetro, il thriller trasforma una coppia vera in un matrimonio di finzione e domanda quanto siamo disposti a isolarci dal prossimo. Cupo, elegante e attualissimo.
Quello che devi sapere
Bunker, la recensione del film di Florian Zeller con Bardem e Cruz
Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e in Italia dal 21 gennaio 2027 con Notorious Pictures, Bunker è il primo copione originale per il cinema di Florian Zeller, premio Oscar per The Father. Javier Bardem è Miguel, l’architetto che accetta di costruire un rifugio antiatomico per un miliardario del Big Tech; Penélope Cruz è Sofia, la moglie che dopo diciassette anni non lo riconosce più. Mentre un vicino apre una finestra sulla loro casa di vetro, il thriller trasforma una coppia vera in un matrimonio di finzione e domanda quanto siamo disposti a isolarci dal prossimo. Cupo, elegante e attualissimo.
«Nessun uomo è un’isola», ammoniva quattro secoli fa John Donne, poeta e predicatore, convinto che ciascuno di noi fosse un frammento di continente, una parte del tutto. Florian Zeller prende quella massima e ne gira, con perfida pazienza, la smentita. Bunker è il ritratto di uomini che all’isola aspirano con ogni fibra, disposti a murarsi vivi pur di non dover dipendere da nessuno. E lo dichiara subito, cominciando non dal rifugio sottoterra ma da due volti a cena, in primissimo piano: un uomo e una donna che si conoscono a memoria e che forse, proprio per questo, hanno smesso di ascoltarsi. Il bunker più inespugnabile, suggerisce Zeller, non ha pareti di cemento: ha la faccia di chi ti siede di fronte e non ti guarda più.
In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e nelle sale italiane dal 21 gennaio 2027 con Notorious Pictures, il film segna il ritorno del francese premio Oscar per The Father. Ma se lì, e in The Son, Zeller adattava il proprio teatro, qui firma il primo copione scritto direttamente per il cinema. E lo consegna a due attori che conosce fin troppo bene: Javier Bardem e Penélope Cruz.
Bardem e Cruz, una coppia vera dentro un matrimonio di finzione
Zeller ha scritto Bunker apposta per loro, e non solo perché li reputa tra i più bravi in circolazione. Bardem e Cruz sono una coppia anche fuori dal set (sposati dal 2010, insieme da quasi vent’anni), e il regista gioca spudoratamente con ciò che di loro il pubblico già sa. È la stessa strategia di The Father, dove a vacillare era la nostra percezione del reale: qui la leva è il casting. Sappiamo che quei due si amano davvero, sicché ogni sguardo incrinato pesa il doppio. Il cinema, d’altronde, conosce l’incantesimo: bastò Chi ha paura di Virginia Woolf? a mutare i coniugi Taylor e Burton in una guerra di trincea, e lo spettatore in voyeur di un’intimità vera messa a saccheggio. Zeller lo sa e ci marcia. Persino le lingue congiurano all’ambiguità: Miguel e Sofia parlano spagnolo tra le mura di casa e inglese là fuori, come ogni coppia di emigrati, così che il privato diventa un idioma e il mondo un altro. Un dettaglio realistico rarissimo al cinema, che qui suona come una piccola, cocciuta verità.
La casa di vetro e la finestra del vicino
Il motore del film è una finestra. Il vicino (Stephen Graham) ne apre una che guarda dritto nel salotto dei protagonisti, e la paranoia dilaga. Chi mastica cinema riconoscerà la scintilla: Bunker è dichiaratamente ispirato a El Hombre de al lado (2009) di Gastón Duprat e Mariano Cohn, la commedia nera argentina in cui un vicino sfonda una finestra abusiva affacciata sulla Casa Curutchet, unica opera di Le Corbusier in Sudamerica. Non a caso Cohn e Duprat siedono qui tra i produttori esecutivi. Zeller trasloca lo spunto da La Plata a Londra (la villa, in verità un set eretto per intero a Madrid, ricostruisce il quartiere di Kilburn) e lo porta all’estremo: la casa di Miguel è una scatola di vetro, una dollhouse dalle pareti trasparenti dal pavimento al soffitto, dove la privacy è perduta già in partenza. È La finestra sul cortile capovolta: non più James Stewart che spia il cortile, ma il cortile che spia lui. E il vero rifugio antiatomico, si capisce presto, Miguel aveva iniziato a costruirlo dentro di sé molto prima di firmare il progetto altrui.
Il rosso di Sofia, l’abito Chanel e lo scrittore di passaggio
C’è un colore che scorre nel film come un filo di sangue: il rosso. Comincia dall’abito che Sofia sfoggia nella sequenza d’apertura, un raso rosso drappeggiato con una camelia in vita, firmato da Sonia Grande insieme a Chanel (di cui Cruz è ambasciatrice). Non è civetteria da red carpet: quel rosso è un’armatura. Ritorna sulle pareti di casa esattamente nei momenti di conflitto e cresce di pari passo con la consapevolezza di Sofia, con la sua ritrovata voglia di reagire. Se Miguel si sigilla, lei si accende. A rianimarla contribuisce l’incontro con un giovane scrittore americano di passaggio (Patrick Schwarzenegger), che dà voce ai desideri che lei credeva d’aver riposto in soffitta. E alla fine ritroviamo l’abito appeso nell’armadio come un costume di scena a spettacolo concluso: testimone muto e profetico di ciò che è franato.
La sceda del film
Bunker, la scheda del film
Titolo: Bunker
Regia e sceneggiatura: Florian Zeller
Ispirato a: El Hombre de al lado di Gastón Duprat e Mariano Cohn
Cast: Javier Bardem, Penélope Cruz, Stephen Graham, Paul Dano, Patrick Schwarzenegger
Fotografia: Ben Smithard
Scenografia: Alain Bainée
Montaggio: Yorgos Lamprinos
Musiche: Volker Bertelmann
Costumi: Sonia Grande
Produzione: Blue Morning Pictures, MOD Producciones
Paese e anno: Francia, Spagna, 2026
Durata: 126 minuti
Distribuzione italiana: Notorious Pictures (dal 21 gennaio 2027)
Se fosse un cocktail: La camelia Rossa
Un film che si apre su un abito rosso e si chiude dentro una casa di vetro pretende un drink che sia insieme corazza e trasparenza. La Camelia Rossa è rossa rubino come l’armatura di Sofia, ha la spina secca della paura e un fondo spagnolo che, esattamente come i suoi protagonisti, si concede soltanto tra le mura di casa.
• 4,5 cl di gin London Dry
• 2 cl di vermouth rosso
• 1,5 cl di bitter rosso (Campari)
• 1 cl di sherry amontillado
• scorza d’arancia bruciata, o un petalo di camelia, per guarnire
Si mescola nel mixing glass con ghiaccio e si serve su un unico, grande cubo trasparente: il bunker di ghiaccio in cui il drink si rintana. Il gin porta la Londra di vetro, il vermouth e l’amontillado le radici che la coppia parla solo in privato, il Campari il rosso-allarme che accende Sofia. Sofisticato, blindato e, come i suoi bevitori, appena troppo persuaso di potercela fare da solo. Perché nessun uomo è un’isola, ça va sans dire, ma c’è sempre