Eclissi solare del 12 agosto, i film da vedere: da Barabba a Dune, da Ladyhawke a Fantasia

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

Introduzione

Mercoledì 12 agosto la Luna si mangia il Sole al tramonto, oltre il 90 per cento di disco coperto nel Nord-Ovest e in Sardegna. Il cinema queste cose le sa da sempre: da Barabba, che nel 1961 filmò per davvero l'unica eclissi totale del Novecento italiano, a L'eclisse di Antonioni, che l'eclissi non la mostra mai, fino a Occhiali neri, in cui Dario Argento spegne il Sole su Roma. Da Méliès a Dune, passando per Ladyhawke e la doppietta di Stephen King, guida ai film in cui il buio arriva prima e le regole si sospendono

Quello che devi sapere

Eclissi solare del 12 agosto 2026, i film da vedere

Il Sole è quattrocento volte più grande della Luna e quattrocento volte più lontano da noi. È una coincidenza aritmetica senza alcun obbligo di esistere, e senza quella coincidenza non ci sarebbe nessuna eclissi, nessun presagio, nessun film. Mercoledì 12 agosto, poco prima del tramonto, il cielo italiano proverà di nuovo il trucco: il fenomeno comincia in Italia intorno alle 19.30 e raggiunge il massimo poco prima del tramonto,.

Il cinema tutto questo lo sa da centodiciannove anni. Da quando le luci si spengono in sala abbiamo un'idea abbastanza precisa di che cosa significhi il buio in pieno giorno: le regole ordinarie vengono sospese, e sta per succedere qualcosa. Ecco i film da recuperare prima di mettersi con il naso all'insù.

Barabba, la crocifissione girata durante un'eclissi vera

Cominciamo dal primato assoluto. Il 15 febbraio 1961 l'Italia assistette all'unica eclissi solare totale visibile dal suolo nazionale in tutto il Novecento. Dino De Laurentiis e Richard Fleischer avevano una crocifissione da girare per Barabba, con Anthony Quinn, e fecero la cosa più sfrontata che si potesse fare: sincronizzarono le riprese con il fenomeno reale, piazzando la troupe in Toscana, nel Grossetano, e schierando tre macchine da presa per non perdere quel brevissimo margine di totalità. Il risultato è che il Golgota di Barabba si oscura con una luce che nessun reparto effetti ha dovuto inventare. Sessantacinque anni dopo resta la resa più fedele di un'eclissi mai vista al cinema, e il paradosso è delizioso: per raccontare un miracolo, bisognava aspettare l'astronomia.

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Occhiali neri, Dario Argento spegne il Sole su Roma

Torniamo a casa nostra e al 2022. Occhiali neri si apre su una Roma torrida e semideserta, gente ai balconi con il naso in su, e Diana (Ilenia Pastorelli) che guida verso l'Eur mentre il cielo si spegne. «I nostri antenati pensavano che la sparizione del sole fosse la fine del mondo», si sente. Per lei lo sarà quasi: braccata da un serial killer di prostitute, finirà contro un'auto e perderà la vista, e da lì in avanti a vedere per lei ci penseranno un pastore tedesco e un bambino cinese.

Dopo dieci anni di assenza dal set, Argento riprende il presagio più antico del repertorio e lo usa come un interruttore: il buio del cielo anticipa il buio della retina. La stessa idea, guarda caso, torna in Sister Death, prequel spagnolo di Verónica, dove una novizia fissa l'eclissi e paga il conto con gli occhi. Il messaggio delle due pellicole è identico e antico quanto il volo di Icaro: avvicinarsi troppo al Sole si paga.

Il trucco di Mark Twain: sapere quando arriva il buio è un'arma

Esiste un filone in cui l'eclissi non spaventa nessuno, perché qualcuno l'aveva letta sul calendario. Mark Twain lo rende celebre nel 1889 con Un americano alla corte di re Artù, dove il protagonista, condannato al rogo, si salva annunciando che spegnerà il Sole. Da lì il topos dilaga: lo ritroviamo nelle Miniere di re Salomone del 1937, nel Faraone di Jerzy Kawalerowicz, dove i sacerdoti egizi usano il fenomeno per riportare all'ordine la folla, e soprattutto in Apocalypto di Mel Gibson, con i capi maya che trasformano l'oscuramento in un segno divino per interrompere un sacrificio.

Sul film di Gibson va però segnalata una svista che gli astrofili non hanno mai perdonato: la notte successiva all'eclissi il cielo mostra una Luna quasi piena. Peccato che un'eclissi di Sole possa avvenire soltanto in fase di Luna nuova, cioè quando il nostro satellite è invisibile. Sbaglia anche Verónica, ambientato attorno all'eclissi dell'11 luglio 1991 che in Europa non si vide affatto. Il cinema, com'è noto, è l'arte di far tornare i conti a chi sta guardando, non a chi calcola.

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Quando il buio apre la porta ai mostri tra vampiri e piante carnivore

Poi c'è la famiglia più numerosa, quella in cui l'eclissi funziona come una chiave. In Pitch Black il pianeta desertico si spegne e le creature sotterranee salgono in superficie a banchettare, ed è il momento in cui Vin Diesel diventa una star. Nella Piccola bottega degli orrori la pianta carnivora Audrey II sbarca sulla Terra durante un'eclissi, perché il male, in commedia musicale, ha bisogno di un'entrata a effetto. In Ladyhawke, medioevo del Duecento e sintetizzatori a palla, l'oscuramento è la crepa nella maledizione che tiene separati Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer, il giorno che diventa notte e finalmente li lascia essere due esseri umani nello stesso istante.

Da lì in poi si fa la lista della spesa: la battaglia finale con il drago Vermithrax ne Il drago del lago di fuoco, l'Apocalisse secondo La settima profezia, la strega Morgana che ritrova i suoi poteri in Il ragazzo che diventerà re, il portale infernale spalancato durante un'eclissi di Luna in Hellboy, il serial killer australiano di Wolf Creek che caccia la sua preda mentre il cielo si annerisce. E c'è la doppietta di Stephen King, Dolores Claiborne e Il gioco di Gerald, due storie di donne e di uomini violenti che condividono la stessa eclissi come una cicatrice di famiglia.

Da Méliès a Dune, l'eclissi come effetto speciale

Il primo film di finzione noto a mettere in scena un'eclissi è del 1907 e lo firma Georges Méliès: L'éclipse du soleil en pleine lune, dove il Sole e la Luna sono due facce che si guardano, si avvicinano e si congiungono con una malizia che oggi definiremmo poco astronomica. Da quella smorfia dipinta a mano discende tutto il resto: l'allineamento perfetto che apre 2001: Odissea nello spazio, la Morte Nera che oscura la città santa di Jedha in Rogue One, la prima sequenza di Dune - Parte due con l'imboscata dei Fremen, l'eclissi che cade nel momento decisivo della battaglia finale di Avatar - La via dell'acqua.

In mezzo, il momento più malinconico arriva dalla Disney. in Fantasia, quando i dinosauri hanno finito di morire, il Sole si oscura e il paesaggio diventa mare. Una civiltà che finisce raccontata con un disco nero e nessuna parola.

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Perché ci fa ancora paura, anche se sappiamo tutto

 

La domanda vera è come mai un fenomeno di cui conosciamo l'orario al secondo continui a funzionare come presagio. La risposta sta nella grammatica: l'eclissi è l'unico effetto speciale che il cielo produce senza chiedere il permesso al reparto produzione, e il cinema la usa per avvisare il pubblico che le regole ordinarie sono sospese e sta per succedere qualcosa di storto. È un semaforo cosmico.

Se fosse un cocktail: l'Anello di Diamante

 

Nei manuali non lo troverete, perché me lo sono inventato per l'occasione. Si chiama Anello di Diamante come il fenomeno che i cacciatori di eclissi aspettano tutta la vita: l'ultimo raggio che sfugge da un cratere del bordo lunare un istante prima della totalità, e che per un secondo trasforma il cielo in una fede nuziale. Va costruito al contrario, dal buio verso la luce.

4,5 cl di mezcal, perché il Sole che si spegne deve sapere di fumo

1,5 cl di amaro alle erbe scuro, il corpo opaco che passa davanti

2 cl di succo di limone e 1,5 cl di sciroppo di miele di castagno, l'acido e il dolce che si allineano una volta ogni tanto

2 gocce di assenzio, per la stella dell'Apocalisse

mezzo bordo di sale affumicato e una scorza d'arancia fiammata sopra il bicchiere

Shakerare forte con ghiaccio abbondante, filtrare in coppetta ghiacciata. Il sale su metà del bordo disegna la falce della fase parziale, la scorza fiammata regala il lampo dell'anello. E l'assenzio non è lì per caso: nell'Apocalisse di Giovanni, al capitolo ottavo, una stella che porta il nome di Assenzio precipita sulla terra e poche righe dopo un terzo del Sole viene colpito e oscurato. La fine del mondo e il rito del bere hanno lo stesso ingrediente, e nessuno dei due ha mai avuto bisogno di spiegazioni.

Per chi guida o preferisce restare lucido davanti al cielo, la versione analcolica funziona uguale: tè lapsang souchong freddo al posto del mezcal, un dito di succo di mirtillo nero al posto dell'amaro, stesso limone, stesso miele, stesso bordo di sale. Si beve guardando a ovest, poco prima del tramonto. Con gli occhiali giusti.

 

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