Il grande Boccia, recensione: Ricky Memphis è Tanio Boccia nel film di Karen Di Porto

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

Introduzione

Il grande Boccia di Karen Di Porto racconta la straordinaria storia di Tanio Boccia, considerato per anni il peggior regista del cinema italiano e oggi riscoperto come una figura unica della nostra storia cinematografica. Ambientato nella Roma del 1964, il film segue le avventure tragicomiche di un cineasta capace di girare quattro film contemporaneamente tra debiti, set improvvisati e idee geniali nate dalla necessità. Ricky Memphis offre una delle sue interpretazioni più riuscite, affiancato da Liliana Fiorelli e Nino Frassica in una commedia affettuosa e dolcemente malinconica che restituisce dignità ai perdenti del cinema italiano e a chi continua a inseguire i propri sogni contro ogni logica. Distribuito da Europictures, il film arriva nelle sale italiane dall'11 giugno.

Quello che devi sapere

Fallire meglio, all'italiana: chi era davvero Tanio Boccia

Lo scrittore irlandese Samuel Beckett una volta scrisse: «Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non importa. Tentare di nuovo. Fallire di nuovo. Fallire meglio».

Aveva in mente qualcosa di metafisico, qualcosa di nordeuropeo e lancinante. Tanio Boccia, alias Amerigo Anton, nato a Potenza nel 1911, questo aforisma lo declinò all'italiana, anzi alla matriciana: nell'anno domini 1964 girò quattro pellicole contemporaneamente, senza riuscire a finire la sceneggiatura di nessuna. Il fallimento come metodo. L'impresa come vocazione. Il cinema come unica lingua possibile, a prescindere, come diceva il grande Totò.

C'è un paradosso nel cuore di Il grande Boccia, il secondo lungometraggio di Karen Di Porto in sala dall'11 giugno 2026 distribuito da Europictures: racconta un uomo universalmente definito il peggior regista del cinema italiano e lo trasforma, senza ipocrisie né falsa pietà, nell'eroe più umano e simpatico che il cinema italiano abbia consegnato agli schermi da anni. Il critico Steve Della Casa lo sintetizzò con lapidaria perfidia: «Boccia non è una creatura della critica trash e nessuno gli ha mai dedicato saggi o retrospettive. Era un mito negativo di Cinecittà, dove si diceva: peggio di così c'è solo Tanio Boccia». Secondo un ricordo dell'attore Rik Battaglia, persino Sergio Leone sosteneva che «Boccia fa i miracoli». Ovviamente con budget ristrettissimi.

Il grande Boccia: la trama del film di Karen Di Porto

Il film è ambientato a Roma nel 1964, anno cruciale del cinema di genere italiano, nell'epoca d'oro dei sandaloni e dei peplum, di canaloni di Tolfa travestiti da praterie del Far West e di steppe laziali che odorano di cicoria. In questo sottobosco glorioso e dimenticato Tanio Boccia regna, a modo suo. Nell'arco di un solo anno gira Maciste alla corte dello Zar, La valle dell'eco tonante, Il dominatore del deserto e I predoni della steppa. Senza mai riuscire a finire la sceneggiatura di nessuno. Senza mai avere abbastanza soldi. Senza mai smettere di credere che il prossimo ciak avrebbe cambiato tutto.

Karen Di Porto ricostruisce questo anno impossibile con una precisione affettuosa e una grazia comica che deve molto alla grande tradizione della commedia italiana. Il pregio principale del film è proprio questo: la grazia, l'accuratezza, la tenerezza con cui racconta l'Ed Wood italiano. Non si ride di Boccia, delle sue disavventure. Si ride con lui, con la sua armata Brancaleone di tecnici stanchi e attori di fatica che entrano ed escono dall'inquadratura interpretando indifferentemente buoni e cattivi, per povertà di mezzi. Su quei set improbabili gli specchi sostituiscono le ballerine e il cinema risulta soprattutto una questione di forbici. Nessun macchiettismo d'accatto, nessuna satira triviale, nessuna frusta parodia. Solo una dolce ironia che accompagna il pubblico come se fosse una passeggiata in un mondo che non esiste più.

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Ricky Memphis è Tanio Boccia: una delle sue interpretazioni migliori

Il film poggia interamente sulle spalle di Ricky Memphis, e non è un peso leggero. Nei panni di Tanio Boccia, Memphis compie un'operazione sottile e rischiosa: restituire a un personaggio che potrebbe scivolare nella caricatura tutta la complessità di un uomo vero. Lo fa senza manierismi, senza birignao, con una naturalezza che ricorda Aldo Fabrizi nella gestione del corpo e Totò nell'anarchia dello sguardo. Il suo Boccia è un uomo in perenne stato di ebbrezza creativa, convinto che ogni problema sul set sia un'opportunità travestita da catastrofe. Memphis gli restituisce il giusto spessore, la giusta complessità, di un uomo di cinema, a prescindere, come avrebbe detto il principe della risata. Il grande Boccia è probabilmente uno dei suoi film migliori.

Liliana Fiorelli e Nino Frassica brillano nel cast de Il grande Boccia

Intorno a lui, un cast che funziona come un meccanismo a orologeria. Splendida la performance di Liliana Fiorelli nei panni di Carmen, sintesi perfetta delle tante star che popolavano il cinema di genere di quegli anni, a partire da Rosalba Neri che per Boccia interpretò Ramhis in La valle dell'eco tonante e Fatima in Il dominatore del deserto. Al netto dell'abbacinante bellezza e dell'inusitato carisma, la Fiorelli possiede una vis comica contagiosa (già dimostrata nella serie tv L'appartamento - Sold Out) , ed è da antologia della commedia contemporanea la sequenza in cui, con accento spassoso, abito rosso e chioma cotonata, rende omaggio alla Sophia Loren de La Riffa, l'episodio diretto da Vittorio De Sica in Boccaccio 70. Notevoli anche Andrea Planamente nel ruolo del regista-sceneggiatore Mario Moroni, Alessandro Di Porto in quello del forzuto Adriano Bellini alias Kurt Morris, e last but not least Nino Frassica nei panni di Renato Morazzani, l'animatore del celebre salotto cinematografico di via Tevere.

Liliana Fiorelli alla Festa del Cinema di Roma sul red carpet del film "Il Grande Boccia"
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Sergio Leone, lo spaghetti western e la fine di un'epoca

Non c'è nostalgia senza la coscienza della perdita. L'uscita di Per un pugno di dollari inaugura il mito dello spaghetti western e travolge con la forza di uno tsunami il piccolo universo in cui Boccia regnava sovrano. Da un giorno all'altro il suo pubblico sparisce, i produttori evaporano, le sale si svuotano davanti ai suoi titoli. È la fine di un'epoca, il tramonto di un cinema fatto di eroi muscolosi e regine barbariche. Il film non indugia sul dramma: lo metabolizza nella struttura stessa della commedia, trasformando il declino in un movimento continuo, ostinato, quasi comico nella sua determinazione. Boccia non si ferma mai. Il cinema è l'unica lingua che conosce davvero.

 

Perché il confronto con Ed Wood è inevitabile

In questo senso il confronto con Ed Wood, il peggior regista americano consacrato da Tim Burton nel 1994, è inevitabile ma parzialmente fuorviante. Burton esplorava la categoria della mediocrità, quella condizione di chi ama il bello senza riuscire a riprodurlo. Di Porto fa qualcosa di più sottile: non esplora la mediocrità ma la marginalità, quella zona di confine dove il fallimento commerciale coabita con una libertà creativa che il cinema mainstream non può permettersi. Quando il carrello ebbe un sobbalzo durante una scena d'amore e Boccia, per non sprecare pellicola, modificò il doppiaggio da «Cara, ti amo» a «È mezzogiorno, sta passando il treno», non stava sbagliando. Stava inventando. Il film di Di Porto è in realtà un omaggio a Monicelli, ai Soliti ignoti del set che brandiscono fiaccole di stagnola e macigni di cartapesta per un piatto di pasta e lenticchie

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Karen Di Porto racconta gli outsider del cinema italiano

D'altronde, un film che nelle sequenze iniziali mostra Fellini raccontare di aver ricevuto la notizia del suo quarto Oscar per Amarcord con la battuta di Alberto Sordi «Federico, non t'hanno premiato, questa volta è toccato a Tanio Boccia!», non si può che volergli un mondo di bene. E se, come diceva proprio il maestro riminese, «il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio», importa poco che Boccia fosse figlio di un dio minore, anzi molto minore.

Karen Di Porto firma Il grande Boccia con una maturità stilistica che conferma quanto già anticipato con Maria per Roma, il folgorante esordio vincitore del Globo d'Oro come Miglior Opera Prima nel 2018. 

Karen Di Porto

Galliano Juso e il lungo viaggio produttivo del film

Il film porta con sé anche il peso di una storia produttiva rocambolesca, raccontata dalla regista con disarmante onestà nelle sue note di regia: «Quando Galliano Juso mi ha proposto di girare Il grande Boccia, un film che sognava da trent'anni, ho accettato entusiasta. Era il 2017, il film è pronto solo ora e Galliano non c'è più.» Quella presenza assente aleggia sul film come un secondo strato di significato. Due uomini che hanno creduto con ostinazione nei propri sogni cinematografici. Come Boccia. Come Beckett. Come chiunque abbia mai scelto di fallire meglio.

Il risultato è una deliziosa, divertita, appassionata lettera d'amore per un mondo che non esiste più, ma che è importante ricordare, senza fanatismi né astruse cinefilie, con un grandissimo abbraccio.

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Se Il grande Boccia fosse un cocktail

Se Il grande Boccia fosse un cocktail, sarebbe un Negroni Sbagliato: nato per errore, come molte cose belle. Era il 1972 e al Bar Basso di Milano il bartender Mirko Stocchetto versò per sbaglio dello spumante brut al posto del gin mentre preparava un classico Negroni. Scoprì che il risultato era, contro ogni previsione, perfetto. Campari, vermouth rosso e prosecco laziale DOC con retrogusto di cicoria, in un bicchiere old fashioned leggermente sbeccato. La bolla sale verso l'alto come un'idea improvvisa sul set: amaro quanto basta, dolce quando serve, frizzante per necessità più che per vocazione. Perché il Negroni Sbagliato, come Boccia, deve il suo fascino proprio all'imprevisto che lo ha generato. Si guarnisce con una scorza d'arancia tagliata con una tenaglia da ferramenta. Si beve in compagnia rumorosa, brindando a chi non si è mai arreso, a chi ha trasformato ogni disastro in una battuta, a chi ha creduto che uno specchio potesse valere tre ballerine. Cin cin, Tanio.

Scheda tecnica

IL GRANDE BOCCIA

Regia: Karen Di Porto

Con: Ricky Memphis, Liliana Fiorelli, Nino Frassica, Bianca Nappi, Denise Tantucci, Fabrizio Nardi, Nico Di Renzo, Cyro Rossi

Produzione: Bella Film / Rai Cinema

Distribuzione: Europictures

In sala dall'11 giugno 2026

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