Compagni di scuola torna restaurato in TV, Verdone e la rimpatriata di tutti noi
Cinema
Introduzione
Stasera su Rete 4, in prima serata, Compagni di scuola torna in televisione per la prima volta nella versione restaurata in alta definizione, a quasi vent’anni dall’ultima messa in onda. Carlo Verdone lo ha annunciato su Instagram da una stanza in penombra, perché il caldo gli fa saltare la corrente ogni dieci minuti, e lo ha dedicato a chi ha lavorato al film e a chi non c’è più. Nel 1988 era una commedia amara sulla rimpatriata di una classe a quindici anni dalla maturità, e conteneva già un compagno morto. Nel 2026, in alta definizione, è anche uno strumento per misurare il tempo.
Quello che devi sapere
Compagni di scuola, Verdone annuncia il ritorno dalla penombra
Il video su Instagram comincia male, o comincia perfettamente, dipende da quanto siamo disposti a fidarci dei dettagli. Carlo Verdone si riprende a tarda sera nella propria casa, con la luce abbassata e le ombre che gli tagliano il viso in due, e spiega che l’illuminazione va regolata a mano perché la corrente salta ogni dieci minuti. Fa troppo caldo. L’estate, dice, è diventata una minaccia.
Sicché il regista di Compagni di scuola annuncia il ritorno in televisione di uno dei suoi film più importanti da una stanza in penombra, con luci e ombre che lui stesso definisce caravaggesche, mentre l’impianto elettrico gli si spegne addosso a intermittenza. Non esiste immagine più adatta, e nessuno l’avrebbe scritta meglio.
Perché quel film del 1988 va in onda stasera su Rete 4, in prima serata, per la prima volta in televisione nella versione restaurata in alta definizione. E parla esattamente di questo: di persone che si ritrovano dentro una casa troppo grande, si guardano sotto una luce che nessuno di loro ha scelto e scoprono di essere diventate qualcun altro.
Compagni di scuola, la rimpatriata quindici anni dopo
Federica Polidori, interpretata da Nancy Brilli, ha trentacinque anni ed è appena stata lasciata dall’anziano e ricchissimo amante che l’ha mantenuta per anni. Decide comunque di organizzare, a quindici anni dalla maturità, una rimpatriata con gli ex compagni di liceo nella residenza lussuosa che nel film si chiama Villa Scialoja e che nella realtà è Villa Quintili, sull’Appia Antica.
È un dettaglio che spiega il film prima che cominci. La festa si tiene in una casa che sta per essere portata via, tant’è che all’alba Federica farà le valigie perché sfrattata, senza più soldi né mestiere. Nel frattempo, durante la serata, presta l’automobile a Piero e firma un assegno per Ciardulli. È la più povera di tutti ed è l’unica generosa. Verdone lo mette lì, senza sottolinearlo, e chi vuole capire capisce.
Non tutti accettano l’invito. Fulvio Cantamessa declina con un telegramma sarcastico, dichiarando di preferire il ricordo dei compagni con tutti i capelli, e siamo alla battuta più feroce del copione, che arriva prima che si versi il primo bicchiere. Sabatino Barbagallo, invece, non risponde: è morto tre anni prima di leucemia.
Teniamo a mente quel nome. Ci torneremo.
Da Il grande freddo a Verdone: come nacque il film
Il modello è dichiarato dallo stesso Verdone: Il grande freddo di Lawrence Kasdan, del 1983, con una sostituzione decisiva. Al posto del funerale di un amico, una rimpatriata di classe. Il che è peggio, perché al funerale è concesso piangere, mentre al ritrovo bisogna sorridere per quattro ore consecutive. Rispetto al modello americano manca la critica generazionale, e non per distrazione: a Verdone non interessava processare un’epoca.
L’omaggio prosegue nella colonna sonora, che analogamente rivisita gli anni Sessanta e Settanta, da A Salty Dog dei Procol Harum a Sugar, Sugar degli Archies, da Do It Again degli Steely Dan ai Troggs. Ed è qui che una svista del personaggio finisce per sembrare una delle battute più sottili del film, perché il secchione logorroico della classe attribuisce la leadership dei Troggs a Chip Taylor, quando invece il cantante era Reg Presley. Un uomo che sbaglia un dato musicale in una stanza piena di gente che ha sbagliato la propria vita.
Il soggetto nacque da una rimpatriata vera, e non ci andò Verdone da solo: ci finirono invitati lui e il compagno di classe Christian De Sica, all’epoca anche suo cognato, e l’esito fu abbastanza triste da diventare un film. Il soggetto fu firmato da Verdone con Piero De Bernardi, Leo Benvenuti e Rossella Contessi; la sceneggiatura da Verdone, De Bernardi e Benvenuti.
Le riprese cominciarono il primo agosto 1988 e terminarono il 16 ottobre. L’uscita in sala arrivò il 21 dicembre, con la produzione di Mario e Vittorio Cecchi Gori e la distribuzione della Columbia. Fu uno dei maggiori incassi della stagione. Ai David di Donatello del 1989 Athina Cenci vinse il premio come migliore attrice non protagonista, mentre il film ottenne candidature per la sceneggiatura e per Verdone come attore. Ai Ciak d’oro arrivarono il premio per il sonoro in presa diretta a Gaetano Carito e una candidatura per Angelo Bernabucci.
Ed è qui che accade la cosa importante. Fino a quel momento Verdone era l’uomo delle macchiette, il collezionista di tipi umani da smontare in due minuti di imitazione. In Compagni di scuola le macchiette restano fuori dal cancello, e chi entra nella villa è soltanto un adulto con una vita addosso. Lui stesso, oggi, definisce quella scelta un azzardo.
Compagni di scuola, il cast e una classe intera di sconfitte
Il suo Piero Ruffolo, che tutti chiamano ancora Er Patata come al liceo — e già questo basterebbe come diagnosi — insegna lettere in un istituto privato fuori Roma, subisce una moglie insopportabile e un suocero peggiore, e coltiva con la propria allieva Cristina, interpretata da Natasha Hovey, una relazione sentimentale sospesa tra desiderio, autoinganno e fuga dalla vita coniugale. Non è un personaggio simpatico. È un personaggio esatto.
Attorno a lui si dispone il campionario. Bruno Ciardulli, in arte Tony Brando, cantante fallito e sommerso dai debiti, che Christian De Sica accompagna fino all’umiliazione di chiedere l’elemosina in ginocchio con un piattino in bocca. Walter Finocchiaro di Angelo Bernabucci, commerciante di carni all’ingrosso, volgare e spaccone, che infierisce su chiunque gli capiti a tiro, viene derubato durante la festa e alla fine si rivela, a suo modo, il più sincero di tutti.
Piermaria Fabris di Fabio Traversa, così cambiato nell’aspetto da risultare irriconoscibile e per questo bersaglio dell’intera comitiva, è il primo ad andarsene. Valeria Donati di Eleonora Giorgi è una giornalista che alla festa ritrova il marito dal quale si è appena separata e vorrebbe soltanto sparire. Maria Rita Amoroso, la psicologa malinconica di Athina Cenci, passa la serata a farsi carico dei problemi di ognuno mentre nessuno le domanda come stia lei. Il David, non a caso, andò all’attrice che la interpretava.
Poi c’è Mauro Valenzani, sottosegretario ai Lavori pubblici, che Massimo Ghini interpreta con un freddo che gela ancora. Arriva in auto blu con la scorta, tira cocaina, convince Piero a portare alla festa la sua giovane amante e, quando lui si allontana per regolare i conti con la moglie, aggredisce sessualmente Cristina nella cabina dello stabilimento balneare.
Se ne andrà con il disprezzo di quasi tutti e con un pugno di Ruffolo sul viso. Ghini ha raccontato di aver faticato non poco a togliersi quel cinismo di dosso, e si capisce perché: è il punto in cui la commedia smette di essere una commedia e non torna più.
Due note di casting valgono un saggio sul cinema italiano. Bernabucci non era un attore: era un libraio di via Giulia, e Verdone lo notò nell’officina meccanica di un conoscente comune per la cadenza con cui parlava. Gli affidò il ruolo dell’arricchito e gli aprì una carriera di venticinque anni da caratterista, senza che lui abbandonasse mai la libreria.
Nancy Brilli, parimenti, arrivò per puro caso, notata dalla produzione mentre accompagnava a una prova costumi il marito di allora, Massimo Ghini, e per interpretare una trentacinquenne dovette farsi invecchiare in scena di una decina d’anni.
Il restauro in HD di Compagni di scuola
Il restauro in alta definizione arriva stasera in televisione per la prima volta, a quasi vent’anni dall’ultimo passaggio del film sul piccolo schermo. Verdone ha spiegato che colori e contrasti sono tornati a vivere, così da poterlo guardare quasi come un film di oggi.
Vale la pena fermarsi un istante su quella frase, perché contiene uno scherzo crudele. Un restauro è esso stesso una rimpatriata. Prendi un’immagine di trentotto anni fa, la porti in alta definizione e cominci a vedere tutto: la grana della pelle, la stanchezza negli occhi, il taglio dei vestiti, la precisione con cui una casa arredata nel 1988 dichiarava il reddito di chi la abitava.
Nessuno esce indenne da un aumento di risoluzione. Non i film e non le persone.
Verdone dedica Compagni di scuola a chi non c’è più
Torniamo a Sabatino Barbagallo.
Nel 1988, dentro il copione, Verdone aveva già messo un compagno morto. Un nome all’appello che non risponde, tre anni di distanza, una leucemia, e nessuno che se ne occupi per più di dieci secondi. Accanto a lui aveva collocato Cantamessa, quello che rifiuta di farsi vedere invecchiato. Un morto e un disertore: la rimpatriata comincia con due sedie vuote e nessuno che le guardi.
Trentotto anni dopo, il regista dedica la messa in onda a tutti quelli che hanno partecipato all’avventura, «a quelli che ci sono ancora e a chi non c’è più», perché se il film è venuto bene il merito è loro. La finzione, insomma, si è messa in pari con la realtà.
E l’elenco reale è cresciuto. Angelo Bernabucci, il libraio prestato al cinema, è morto nel 2014. Eleonora Giorgi si è spenta la mattina del 3 marzo 2025, a settantuno anni, in una clinica romana, dopo un tumore al pancreas del quale aveva parlato pubblicamente quasi fino all’ultimo.
Compagni di scuola resta il secondo e ultimo film che girò con Verdone dopo Borotalco, nonché l’ultimo grande titolo della sua stagione da protagonista. Non ci sono più nemmeno i due sceneggiatori Leo Benvenuti, morto nel 2000, e Piero De Bernardi, morto nel 2010.
Massimo Ghini, il giorno della morte di Giorgi, ricordò una fotografia scattata durante una pausa sul set: ci sono lui, lei, Christian De Sica e Verdone, e stanno ridendo. Un film che parlava del tempo che passa ha finito per diventare uno strumento per misurarlo.
Ecco perché stasera quella commedia amara si guarda in un altro modo. Nella finzione i compagni si ritrovano dopo quindici anni e scoprono di essersi persi. Nella realtà, trentotto anni dopo, siamo noi a ritrovarci davanti a loro, e alcuni di quei volti non possono più cambiare.
Perché Compagni di scuola non è un film nostalgico
Sarebbe facile archiviarlo come film nostalgico, cartolina degli anni Ottanta con le spalline imbottite e i gettoni del telefono. Comodo, e falso. Verdone lo ha spiegato meglio di qualunque recensione: Compagni di scuola non racconta «i vizi di un’epoca, ma quelli degli uomini».
Tant’è che a invecchiare, nel film, sono soltanto gli accessori. Il politico che tira cocaina protetto dalla scorta e prende ciò che vuole perché sa che nessuno lo fermerà, l’arricchito che misura il valore degli altri con il portafogli, il fallito che chiede prestiti travestendoli da progetti, la donna che si prende cura di tutti e della quale nessuno si prende cura: hanno cambiato guardaroba e piattaforma, non natura.
Compagni di scuola su Rete 4: orario, cast e streaming
Compagni di scuola va in onda stasera, domenica 26 luglio 2026, su Rete 4 in prima serata, dalle 21.30 circa, nella versione restaurata in alta definizione mai trasmessa prima in televisione.
Durata 118 minuti. Regia di Carlo Verdone, che è anche protagonista nel ruolo di Piero Ruffolo. Nel cast Nancy Brilli, Christian De Sica, Massimo Ghini, Eleonora Giorgi, Athina Cenci, Alessandro Benvenuti, Maurizio Ferrini, Natasha Hovey, Angelo Bernabucci, Fabio Traversa, Luisa Maneri, Piero Natoli, Giusi Cataldo, Isa Gallinelli e Luigi Petrucci.
La diretta di Rete 4 è disponibile anche in streaming su Mediaset Infinity.
La trama in tre righe: a quindici anni dal diploma una ex compagna di liceo riunisce la classe nella villa in cui vive da mantenuta. Nel corso di una sola notte emergono debiti, tradimenti, umiliazioni e un paio di verità che nessuno voleva sentire. Nessuno esce dalla festa come ci era entrato.
Se compagni di scuola fosse un cocktail
Compagni di scuola non è uno spritz da aperitivo condiviso, con la fetta d’arancia e la fotografia di gruppo. È un Negroni sbagliato, e l’errore è precisamente il punto: al posto del gin, che dava struttura, c’è qualcosa di più leggero e più dolce che promette una festa e restituisce un rimpianto. Amaro sotto, bollicine sopra. Si comincia ridendo e si finisce zitti.
Verdone non ci dice se quella classe si salverà. Ci mostra come ci comportiamo quando abbiamo già capito che non ci salveremo, ossia con enorme dignità per i primi venti minuti e poi in un altro modo.
Ci sono le vanterie e i debiti, il potere che si serve e la psicologa che ascolta, la villa in prestito e i capelli che non tornano. Ci sono adulti che continuano a chiamarsi con i soprannomi del liceo, che è il metodo più gentile e più feroce che abbiamo inventato per non lasciarci crescere del tutto. E ci sono due sedie vuote, che nel 1988 nessuno guardava e che stasera, in alta definizione, si vedono benissimo.
E così, mentre il caldo continua a far saltare la corrente e la penombra di casa Verdone somiglia parecchio a quella di tutti noi, conviene accendere Rete 4 e restare fino ai titoli di coda. Non per vedere come eravamo. Per verificare, sotto una luce finalmente in alta definizione, quanto poco siamo cambiati.