Introduzione
Venerdì 24 luglio Rai 3 propone in prima visione assoluta la rom-com francese del 2025 diretta da Jean-Pierre Améris. Protagonisti Gérard Darmon e Valérie Lemercier, nei panni di due passeggeri che si incrociano per caso su un treno diretto in Svizzera. Il film affronta con tono agrodolce temi come la malattia, la vecchiaia e il diritto di scegliere, senza rinunciare all'ironia
Quello che devi sapere
Un viaggio che doveva essere l'ultimo
Al centro di Amiamoci finché siamo vivi c'è Antoine Toussaint, settantenne ex simbolo della musica francese. Un ictus ha chiuso definitivamente la sua carriera e con essa, nella sua percezione, ogni prospettiva. Convinto che davanti a sé non resti più nulla, Antoine lascia Parigi e si mette in viaggio verso la Svizzera, deciso a ricorrere al suicidio assistito. Sul treno per Ginevra, però, il suo piano si incrina. Nello scompartimento insieme a lui c'è Victoire, una passeggera diretta e priva di filtri che riconosce immediatamente il suo idolo. Lui è allo stremo e vorrebbe solo il silenzio, lei trabocca di energia e non conosce misura. Tra battute, incomprensioni e imprevisti sempre più stravaganti, i due finiscono per costruire un legame improbabile ma sorprendentemente profondo, e quello che doveva essere un tragitto senza ritorno cambia direzione.
Il cast
Il film poggia interamente sull'intesa tra i due protagonisti. Gérard Darmon dà volto ad Antoine, mentre Valérie Lemercier è Victoire, la fan invadente che gli scombina i piani. Accanto a loro figurano Alice de Lencquesaing, Patrick Timsit, Christian Dustour e Sophie Mounicot, oltre a François Berland. Completano il cast Aurélien Cavagna ed Éric Viellard.
Il regista e l'idea di partenza
Jean-Pierre Améris è un autore che ha costruito la propria filmografia attorno ai personaggi fragili e all'idea che si possa sempre ricominciare. Non stupisce quindi che l'origine del progetto sia strettamente personale. Il regista ha raccontato che l'intuizione gli è arrivata mentre compilava le pratiche per la pensione: la paura di non poter più girare film si è trasformata nel nucleo emotivo della storia. Da lì è nata anche la scelta visiva, con scenografie volutamente vivaci e sature, pensate per aggredire lo sguardo di un uomo che ha già visto tutto e ha smesso di voler guardare. Améris ha descritto il film come il racconto di due fughe che si incontrano: lui insegue una conclusione, lei cerca di seminare i propri guai.
Un tema delicato, raccontato con leggerezza
La scommessa del film sta tutta nel registro. Il suicidio assistito è una materia scivolosa, e Améris sceglie di attraversarla con l'ironia e con la commedia, affidandosi allo scontro tra due caratteri agli antipodi. Il risultato è una storia che alterna passaggi divertenti a riflessioni sul valore del tempo, costruita come un road movie anomalo in cui due solitudini imparano lentamente a riconoscersi. Solitudine, disillusione, seconde possibilità: sono queste le direttrici di un racconto che parla di vecchiaia e di paura della malattia senza mai assumere un tono didascalico, e che finisce per interrogarsi soprattutto su cosa renda una vita ancora degna di essere vissuta. C'è spazio anche per la musica, coerentemente con il mestiere del protagonista. Nel film compare Mambo Italiano, brano incluso in un disco pubblicato da Darmon negli anni Duemila: Améris, appassionato di Dean Martin, l'ha voluta per la sua carica travolgente.