Favino a Cannes: "Creare è il nostro superpotere" e il premio va a Efira e Okamoto

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Durante la cerimonia finale del Festival di Cannes, Pierfrancesco Favino ha introdotto il premio per la migliore attrice con un discorso sulla responsabilità dell'arte in un mondo "consumato dalla distruzione". La giuria presieduta da Park Chan-wook ha assegnato il riconoscimento ex aequo a Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi: due interpretazioni inseparabili, premiate insieme perché il film non funzionerebbe senza entrambe

Sul palco della cerimonia di chiusura del Festival di Cannes, Pierfrancesco Favino ha consegnato il premio alla migliore attrice con un discorso che ha trasformato per qualche minuto il Grand Théâtre Lumière in qualcosa di più di una semplice passerella del cinema mondiale.

“Qui siamo tutti esseri umani che cercano di creare, di costruire in un mondo che sembra consumato da una passione per la distruzione”, ha detto l’attore italiano davanti alla platea del Festival. Parole accolte con attenzione e applausi, in una serata finale segnata dall’idea del cinema come gesto collettivo, fragile e necessario.

Favino ha poi parlato della creazione artistica come di una responsabilità: “Distruggere è sempre più semplice, la cosa più facile”. E ancora: “È il nostro superpotere, la nostra capacità di inventare mondi insieme e di farli funzionare”.

Il premio ex aequo deciso dalla giuria di Park Chan-wook

Il riconoscimento come migliore attrice è stato assegnato ex aequo dalla giuria presieduta da Park Chan-wook alle protagoniste di All of a Sudden del regista giapponese Ryusuke Hamaguchi, uno dei titoli più discussi e attesi di questa edizione.

A vincere sono state Virginie Efira e Tao Okamoto, in due interpretazioni che la giuria ha evidentemente giudicato inseparabili — e non a caso. Nel film di Hamaguchi, le due attrici costruiscono un rapporto di specularità e tensione che regge l'intera architettura narrativa: togliere una delle due performance significherebbe far crollare l'altra. Premiare entrambe non è stata una scelta diplomatica, ma una lettura precisa di come il film funziona.

Efira, attrice belga tra le più riconoscibili del cinema europeo degli ultimi anni, porta in scena una fragilità costruita con grande precisione tecnica — ogni cedimento emotivo sembra calcolato al millimetro, eppure non si percepisce mai la mano dell'attrice dietro il personaggio. Okamoto, giapponese con una carriera che spazia tra cinema e moda internazionale, offre una controparte più trattenuta, capace di comunicare intensità attraverso ciò che non dice o non fa. Il contrasto tra i due stili recupativi è esattamente ciò che Hamaguchi sembra aver cercato e ottenuto.

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Una chiusura tra cinema e responsabilità

Nella notte delle Palme, il momento più forte è arrivato forse proprio da quelle parole di Favino — non da un'ovazione o da un colpo di scena nei premi. Una serata che si chiude con un'attrice premiata per la prima volta a Cannes e un'altra che aggiunge un riconoscimento importante a una carriera già solida: due storie diverse, un unico film, una giuria che ha scelto di non scegliere.

Il cinema, ricordava Favino pochi minuti prima, è la capacità di inventare mondi insieme e di farli funzionare. All of a Sudden sembra essere stato, in questo Festival, uno di quei mondi riusciti.

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