Barbra Streisand, l’omaggio di Isabelle Huppert a Cannes: “Una donna che sceglie”

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Alla cerimonia di chiusura del Festival di Cannes, Isabelle Huppert ha reso omaggio a Barbra Streisand consegnandole simbolicamente la Palma d'Onore. Assente per un infortunio, Streisand è intervenuta con un videomessaggio in cui ha ricordato i quindici anni di porte chiuse prima di riuscire a realizzare Yentl. Nel discorso di Huppert, la definizione di quel film come opera rivoluzionaria sul desiderio e sulla libertà femminile

Certe icone non hanno bisogno di essere presenti per occupare una stanza. Alla cerimonia di chiusura del Festival di Cannes, la Palma d’Onore assegnata a Barbra Streisand si è trasformata in qualcosa di più di un semplice tributo alla carriera: un riconoscimento alla sua capacità di attraversare musica, cinema e cultura popolare senza mai smettere di essere un’autrice.

A introdurla è stata Isabelle Huppert con un discorso intenso e cinefilo, lontano dalla retorica celebrativa. “In Barbra Streisand convivono pensiero e spettacolo, intelligenza e fascino popolare”, ha detto l’attrice francese, ricordando come dietro “l’immensa voce” sia sempre esistita “una donna sola”, spesso a disagio con la fama e capace di trovare nel lavoro la propria vera felicità.

Streisand, assente per un infortunio ma presente con un videomessaggio, è stata raccontata non soltanto come diva della musica e del cinema, ma come figura profondamente politica e artistica.

Il peso rivoluzionario di Yentl

Nel suo intervento, Huppert ha citato soprattutto Yentl, il film del 1983 che resta ancora oggi una delle opere più radicali della Hollywood mainstream degli anni Ottanta.

"In Yentl hai raccontato non una donna come oggetto. Mai. Una donna come soggetto, una donna che pensa, che desidera, che sceglie", ha dichiarato Huppert. Una frase che riassume perfettamente il cinema di Streisand: sentimentale ma lucidissimo, popolare ma attraversato da una costante riflessione sull'identità, sul desiderio e sull'autodeterminazione femminile.

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Barbara Streisand, oltre la diva

Non è un caso che il tributo abbia evocato anche il suo impegno pubblico: negli anni Streisand ha sostenuto apertamente i diritti LGBTQ+, finanziato ricerche cardiologiche sulle donne e usato la propria notorietà come strumento di pressione politica, specie durante le presidenze Reagan e Trump. Un attivismo concreto, non ornamentale.

Perché la grandezza di Barbra Streisand non è mai stata soltanto nella voce — una delle più riconoscibili del Novecento — ma nella capacità di trasformare la vulnerabilità in controllo creativo, la fragilità in stile, l'insicurezza in racconto. Cannes ha celebrato questo: non la diva, ma l'artista che non ha mai smesso di fare scelte.

Il videomessaggio di Streisand

Nel messaggio video inviato alla cerimonia, Streisand ha ripercorso la genesi di Yentl con parole che suonano come un manifesto. Ha raccontato di aver pensato "come un regista" fin dall'inizio, di aver voluto portare sullo schermo la storia di una donna ebrea dell'Ottocento costretta a travestirsi da uomo per poter studiare — e di aver trovato davanti a sé quindici anni di porte chiuse. "Ero una donna e questo per molti rappresentava un ostacolo. E, peggio ancora, ero un'attrice che voleva dirigere, quindi ogni studio mi ha rifiutata." Una resistenza che non l'ha fermata: "Dovevo fare questo film."

Ma il messaggio guardava anche al presente. In un momento in cui il mondo "sembra essere colpito sempre più duramente ogni giorno", Streisand ha rivendicato il ruolo del cinema come forza di coesione: "Ha questa magica capacità di unirci, di aprire i nostri cuori e le nostre menti." Un pensiero semplice, pronunciato da chi ha costruito una carriera intera sulla convinzione che l'arte serva a qualcosa.

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