King Marracash, recensione del docufilm sul rapper che ha riscritto il destino
Cinema Foto di Lucia IuorioIntroduzione
Marracash torna nei luoghi dov’è cresciuto dopo avere conquistato San Siro con il primo tour negli stadi di un rapper italiano. È il cuore di King Marracash, il docufilm diretto da Pippo Mezzapesa che segue Fabio Rizzo tra concerti, backstage e momenti privati, raccontando il prezzo del successo e il peso della fragilità. Al cinema il 25, 26 e 27 maggio 2026, il film attraversa vent’anni di carriera tra musica, salute mentale, psicoterapia, amore e periferia, con le testimonianze di Elodie, Guè, Paola Zukar e Massimo Recalcati. Un ritratto intimo e sorprendente del re del rap italiano
Quello che devi sapere
Il manifesto di Marracash: dalla periferia al primo tour negli stadi
Comincia con una statua di elefante issata dentro un hangar, una scavatrice che sposta terra, operai che gonfiano un pallone gigante a forma di globo oculare. Elementi scenografici del Marra Stadi 2025, il primo tour negli stadi di un rapper italiano. Poi arriva lui, Marracash, seduto su una poltrona con i braccioli a forma di leone, completo di pelle color tabacco, che guarda in macchina mentre una carrellata lenta si avvicina. Voce fuori campo: «C'è tanto della mia storia nelle mie canzoni. Quello che dico e quello che sono coincidono. Vengo dalla periferia di tutto. Vengo da un niente che penso possa essere ispirazione per tutti». Non è un inizio. È una dichiarazione di poetica. È il manifesto di un artista che ha trasformato la propria vita in opera d'arte.
King Marracash, il docufilm diretto da Pippo Mezzapesa, prodotto da Groenlandia con Disney+ e Adler Entertainment, prodotto da Matteo Rovere e Leonardo Godano, è al cinema il 25, 26 e 27 maggio 2026 per un evento speciale. Sceneggiatura firmata da Antonella W. Gaeta, Chiara Battistini, Shadi Cioffi e dallo stesso Mezzapesa. Fotografia di Giuseppe Maio, montaggio di Francesca Addonizio. E musiche, ovviamente, di Marracash e Santi Pulvirenti: da Badabum Cha Cha a Crudelia, da Crazy Love a Bravi a cadere - I polmoni, passando per King del Rap, Estate in città, G.O.A.T. - Il Cuore e molte altre, un'antologia che vale da sola il prezzo del biglietto.
La Barona, San Siro e il riscatto di Marracash
Fabio Bartolo Rizzo è nato a Nicosia, in provincia di Enna, il 22 maggio 1979. A metà degli anni Ottanta la famiglia si trasferisce a Milano, nel quartiere popolare della Barona. Figlio di una collaboratrice scolastica e di un operaio, cresciuto in una casa di ringhiera, poi in un monolocale condiviso con cinque colleghi del padre. Il soprannome marocchino che i compagni affibbiavano al ragazzo siciliano dalla pelle scura diventerà, rovesciato e subversivo, il nome d'arte: Marracash. Come Marrakech, la città rossa del Marocco, ma dentro c'è anche il cash, i soldi, il rap game, tutto ciò che dalla periferia di tutto sembrava irraggiungibile e che lui si è andato a prendere.
Il docufilm disegna una geometria del riscatto che ha il cerchio come figura prediletta. Si apre con San Siro (il 25 giugno 2025, il primo rapper italiano a riempire il Meazza con un proprio show) e si chiude con il Marra Block Party del 18 aprile 2026, il concerto regalato alla Barona, sotto quei palazzoni da cui tutto è cominciato. Mezzapesa non fa cinema di celebrazione: fa cinema di verità. E la verità è che tra questi due momenti c'è una vita intera, fatta di grandezza e buio, di successo e crisi, di maschere e anime nude
Dentro il mondo di Marracash: amici, producer e rap italiano
Mezzapesa ha trascorso un anno intero a fianco di Fabio Rizzo. Un anno di vita quotidiana, di conversazioni, di viaggi, di studio, di palchi e di silenzio. Il risultato non è un'agiografia, né un biopic plastificato e innocuo, ma il ritratto autentico ed emozionante di un artista che non teme di mostrare la propria vulnerabilità. Come diceva Goethe , ma pure Tony Stark, alias Iron Man, «Noi siamo i nostri demoni».
Ci sono gli esordi su MySpace, l'incontro con Guè (ai tempi Il Guercio), l'ingresso nella Dogo Gang, la nascita di Roccia Music. C'è il mitico Berlin Café di Milano in via Gian Giacomo Mora, il luogo dove è nato il rap italiano, a cui Marra ha dedicato la canzone I ragazzi dello zoo del Berlin. C'è Deleterio, Piermarco Giannotti, produttore storico e spalla creativa, e c'è Paola Zukar, la manager che lo ha accompagnato in ogni stagione, intervistata nel film. E poi c'è Jacopo Pesce, il discografico, e c'è Mirko Rizzo, suo fratello, e c'è Rame. Personaggi reali che abitano la storia di Fabio come comparse di un romanzo di formazione che ha la Barona come unico e inamovibile scenario.
Poi c'è Matteo Mancuso, storico collaboratore e proprietario del Berlin Café, il locale che ha visto nascere il rap italiano e che nel film è molto più di una location: è un personaggio. . E c'è Ale Marz, storico collaboratore, produttore di Noi, loro, gli altri insieme a Zef. Il film usa magistralmente i videoclip e i materiali d'archivio , da MTV TRL Live alle immagini dell'archivio personale di Marra, dalle teche Rai a RTL 102.5, da Universal Music Italia a Vice, costruendo una narrazione per strati, come le rime di Fabio, sempre almeno a doppio senso.
Come Marracash ha trasformato il dolore in arte
Il cuore pulsante del docufilm è la trilogia artistica: Persona (2019), Noi, loro, gli altri (2021, Targa Tenco miglior album in assoluto), È finita la pace (2024), che ha trasformato Marracash da rapper di successo ad artista totale, riconosciuto anche dai circuiti più snob della musica italiana. Il titolo Persona è un omaggio diretto al capolavoro di Ingmar Bergman, e il film lo racconta bene: le notti insonni, l'angoscia, il disturbo bipolare , di cui Marra ha sempre parlato apertamente, facendone materia poetica, e poi la psicoterapia, lo psicologo come strumento di sopravvivenza e di conoscenza.
È qui che entra in scena Massimo Recalcati, lo psicoanalista e saggista più pop d'Italia, capace come sempre di trovare la parola giusta nel momento giusto. Recalcati ricorda la frase di Beckett cara a Lacan: «Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.» E invita chiunque a fare i conti con il proprio buio, ad abitarlo, a trasformarlo in combustibile. È il senso stesso del docufilm: una sorta di Mon cœur mis à nu, il libro di Charles Baudelaire, riportato nell'Italia del 2026, nei casermoni della periferia milanese.
Elodie, la Sicilia e il lato più intimo di Marracash
King Marracash racconta anche la storia d'amore con Elodie, la power couple più chiacchierata del rap italiano, qui intervistata: nel film c'è la sua voce, il suo sguardo, e la sua presenza è parte di un racconto di sentimento che Marra affronta con una sincerità disarmante. Lui che in vent'anni di carriera ha scritto solo cinque canzoni d'amore. Lui che nel documentario dice, senza filtri, ciò che normalmente nel rap game, e tra gli uomini in generale, resta nascosto, privato, muto.
C'è poi il viaggio a Nicosia, la cittadina siciliana in provincia di Enna dove Fabio Rizzo è nato, il 22 maggio 1979. Il sindaco che gli conferisce la cittadinanza onoraria, il padre e la madre che parlano in dialetto. La famiglia d'origine, le radici siciliane di un rapper di periferia milanese. È il momento più commovente del film: «È il nostro orgoglio, Fabio», dice un vicino di casa ai tempi delle case popolari. Fabio Rizzo è rimasto là, nel complesso. Mentre Marracash, che lì chiamano ancora Fabio, di strada ne ha fatta, tanta, tantissima, in un modo che forse non è chiaro nemmeno a lui.
Come Pippo Mezzapesa trasforma Marracash in cinema
Pippo Mezzapesa firma un docufilm elegante e rigoroso, capace di alternare il ritmo adrenalinico delle sequenze live (il concerto a San Siro apre il film come un uppercut) alla quiete quasi meditativa delle scene domestiche e familiari. La fotografia di Giuseppe Maio lavora per contrasti: luci da stadio e penombra da casa di ringhiera, il glamour dei riconoscimenti e la normalità spartana di una vita che non ha dimenticato da dove viene. Il montaggio di Francesca Addonizio tesse le testimonianze con le immagini d'archivio con i videoclip , da Badabum Cha Cha a Niente canzoni d'amore, da Crudelia a Vita da Star, da Sabbie Mobili a Margarita, in una partitura visiva che è già, a tutti gli effetti, un'opera.
Le note di regia del regista sono inequivocabili: «Nel ritrarre la complessa umanità di questo grande artista, ho provato l'emozione di stargli vicino nella realizzazione del sogno di una vita, l'esibizione a San Siro, e poi nei momenti più intimi, inconsueti, dove la maschera è venuta via ed è rimasta solo l'anima.» E si sente. Mezzapesa sa stare in silenzio davanti al suo soggetto. Sa che la macchina da presa, a volte, deve limitarsi ad ascoltare.
Se King Marracash fosse un cocktail
Se King Marracash fosse un cocktail, sarebbe un Negroni sbagliato preparato da Teo al Berlin Café di via Gian Giacomo Mora, mentre Debora, seduts fuori dal locale, fuma una sigaretta.. Bitter Campari come la Barona, rosso e viscerale. Vermouth di Torino come il Nord, come quella Milano che ti adotta ma non ti regala niente. Prosecco al posto del gin, perché questo film non è distillato puro: ha la freschezza di chi sa ancora sorprendersi. Servito in un bicchiere basso, senza fronzoli. Un cubetto di ghiaccio, che sciogliendosi cambia tutto, come le rime di Marra, che cambiano significato a ogni riascolto. Colore ambrato, quasi color tabacco, come il completo di pelle della poltrona coi braccioli a forma di leone. Gusto amaro in entrata, dolce nel finale, come la vita, come il rap, come la periferia di tutto.
Il finale di King Marracash trasforma la periferia in mito
Il docufilm si chiude come deve: con il Marra Block Party del 18 aprile 2026 alla Barona. Marracash sotto i palazzoni dove è cresciuto, davanti alla gente che lo chiamava ancora Fabio quando aveva il fuoco in tasca e le rime sparse nel cassetto. La voce fuori campo, ultima: «Vorrei essere ricordato come un artista che non ha accettato i compromessi, che ha fatto quello che voleva.» E poi la dedica, su schermo nero, caratteri bianchi: «A chi non si arrende a una storia già scritta e la riscrive.»
È questa la sintesi di King Marracash, il film e l'uomo. Non è un documento, è un atto di volontà. Non è una celebrazione, è una confessione. Non è un biopic, è una dichiarazione d'amore verso la musica, verso la strada, verso quella Barona che è, a un tempo, punto di partenza e punto di arrivo. Del resto, non è un caso che i titoli di coda citino, tra le opere d'arte del film, La Fontana del Centauro di Igor Mitoraj, 1990: si trova in piazza Enzo Paci, zona Barona, a due passi dai palazzoni dove Fabio Rizzo è cresciuto. Un centauro, metà uomo e metà bestia, che imbraccia una lancia e domina lo spazio. Una creatura di confine, come il rap, come la periferia, come chi viene da un niente e decide di farne tutto. Perché è possibile cambiare una storia già scritta e farne rap. Ma è eccezionale diventare del rap il King assoluto.
Scheda tecnica
Titolo: King Marracash
Regia: Pippo Mezzapesa
Soggetto e sceneggiatura: Antonella W. Gaeta, Chiara Battistini, Shadi Cioffi, Pippo Mezzapesa
Fotografia: Giuseppe Maio
Montaggio: Francesca Addonizio
Musiche: Marracash e Santi Pulvirenti
Produzione: Groenlandia, in collaborazione con Disney+, in associazione con Adler Entertainment
Prodotto da: Matteo Rovere e Leonardo Godano
Con: Marracash, Deleterio, Elodie, Guè, Jacopo Pesce, Matteo Mancuso, Ale Marz, Massimo Recalcati, Mirko Rizzo, Paola Zukar, Rame
Al cinema: 25, 26 e 27 maggio 2026 (evento speciale)