Aldair - Cuore giallorosso, tutto sul documentario sul difensore brasiliano che esce oggi

Cinema

Camilla Sernagiotto

©Webphoto

Introduzione

Da giovedì 21 maggio 2026, arriva nelle sale Aldair. Cuore giallorosso, il documentario diretto da Simone Godano e dedicato ad Aldair Nascimento Santos, figura simbolo della storia dell’AS Roma. Il film, prodotto da Grøenlandia, Sky Italia, InHouse e Duende Film in collaborazione con Rai Cinema, AS Roma e Radio Rock, con distribuzione affidata a Nexo Studios, celebra i 60 anni dell’ex difensore brasiliano attraverso un racconto che intreccia carriera sportiva, memoria personale e appartenenza emotiva. La sceneggiatura è firmata da Shadi Cioffi e Boris Sollazzo, mentre la voce narrante è quella di Claudio Amendola.

Più che una semplice ricostruzione calcistica, il documentario si presenta come un viaggio sentimentale dentro il rapporto costruito da Aldair con la città di Roma e con il popolo giallorosso. Il calcio diventa così il punto di partenza per affrontare temi più ampi, come il senso di identità, la fedeltà e la memoria condivisa.

 

Scopriamo di seguito tutto quello che bisogna sapere su Aldair - Cuore Giallorosso, di cui nel frattempo potete guardare il trailer nel video in alto, in testa a questo articolo. 

Quello che devi sapere

Il punto di partenza: lo Stadio Olimpico e l’omaggio per i 60 anni

La narrazione del documentario Aldair - Cuore Giallorosso prende forma il 30 novembre 2025 allo Stadio Olimpico di Roma, durante la celebrazione organizzata prima della sfida tra Roma e Napoli per festeggiare i 60 anni di Aldair. È da quella serata, carica di emozione e significato simbolico, che il film sviluppa il proprio racconto, cercando di andare oltre l’immagine pubblica del campione per avvicinarsi all’uomo.

 

A guidare questo percorso è lo scrittore Sandro Bonvissuto, tifoso romanista, che intraprende un itinerario tra Italia e Brasile alla ricerca delle radici personali e sportive dell’ex difensore. Dalle spiagge di Rio de Janeiro ai luoghi più rappresentativi della Capitale, il documentario costruisce il ritratto di una figura rimasta profondamente distante dai riflettori e dalle dinamiche dell’autopromozione, ma capace ugualmente di entrare in modo definitivo nel cuore dei tifosi romanisti.

Tredici stagioni in giallorosso

La lunga esperienza di Aldair con la maglia della AS Roma, durata tredici stagioni dal 1990 al 2003, viene ricostruita nel documentario Aldair - Cuore Giallorosso attraverso materiali d’archivio, contenuti inediti e una serie di testimonianze affidate a ex compagni di squadra, dirigenti, giornalisti e personaggi legati alla storia giallorossa.

 

Tra gli interventi presenti nel documentario compaiono Francesco Totti, che ha disputato 234 partite accanto ad Aldair, Giuseppe Giannini con 190 presenze condivise, Zico con 35, Cafu con 196, Vincent Candela con 182, Damiano Tommasi con 178 e Marco Delvecchio con 120. Partecipano inoltre Angelo Peruzzi, Christian Panucci, Enrico Annoni, Ricardo Gomes e Fabio Capello, allenatore della AS Roma dal 1999 al 2004.

Accanto ai protagonisti del calcio trovano spazio anche figure legate al mondo romanista e alla vita personale del campione brasiliano, tra cui Carlo Verdone, Paolo Assogna, Rosella Sensi, Riccardo Viola, Fabrizio Lucchesi, João Guilherme Carvalho, Roberto Rodrigues e Clodoaldo Ferreira Lima, fratello di Aldair.

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Un racconto costruito sull’affetto più che sul mito

Il documentario Aldair - Cuore Giallorosso sceglie deliberatamente una strada distante dalle costruzioni epiche o dagli aspetti scandalistici spesso presenti nelle produzioni sportive contemporanee. Il centro del racconto non è la mitizzazione dell’eroe né la ricerca dell’aneddoto clamoroso, ma il sentimento collettivo che Aldair continua a suscitare.

Si tratta di un'opera capace di trasformare il ritratto di uno dei più grandi difensori della storia romanista in una dichiarazione d’amore verso un’idea di calcio fondata su eleganza, rispetto e senso di appartenenza. Un modello percepito come sempre più raro nel calcio contemporaneo.

Le immagini d’archivio e i ricordi di tifosi, giornalisti ed ex compagni contribuiscono a ricostruire non soltanto la carriera del giocatore, ma anche il culto affettivo che continua a circondarlo. Emergono inevitabilmente episodi e simboli entrati nell’immaginario romanista: il soprannome “Pluto”, i derby della Capitale, gli scudetti sfiorati e poi conquistati, il Mondiale del 1994 vinto con il Brasile e la finale di Coppa dei Campioni persa con il Benfica contro il Milan degli olandesi.

Tuttavia, al centro del film non ci sono i trofei. A emergere soprattutto è il profilo umano di Aldair, raccontato come un campione incapace di cattiveria anche in un ruolo storicamente associato alla durezza fisica e all’intimidazione. Il documentario insiste sulla correttezza del difensore brasiliano, sulla sua sobrietà e sulla naturalezza con cui interpretava il gioco.

Il viaggio di Sandro Bonvissuto e l’incontro con Aldair in Brasile

Una delle scelte narrative più particolari del film Aldair - Cuore Giallorosso è la costruzione di una cornice affidata al viaggio di Sandro Bonvissuto, tifoso della Curva Sud, che vola in Brasile per incontrare il proprio idolo. Questo espediente trasforma il documentario in una sorta di pellegrinaggio emotivo, attraverso il quale il racconto assume toni profondamente intimi.

 

Nella Rio de Janeiro del presente, assolata e malinconica, Bonvissuto incontra un Aldair sessantenne che conserva ancora un’evidente forma atletica e lo stesso sorriso di un tempo. Il documentario lo osserva mentre gioca a calcio sulla spiaggia e nei campetti con gli amici, immerso in una quotidianità semplice e distante dalla retorica celebrativa che spesso accompagna gli ex campioni.

Proprio in queste sequenze il film sembra trovare la propria dimensione più autentica. Aldair viene mostrato come un uomo che non ha mai sentito il bisogno di costruire attorno a sé un personaggio pubblico. Rimane schivo, gentile e quasi sorpreso dall’affetto smisurato che continua a ricevere.

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Il ritratto nostalgico di un calcio scomparso

Il documentario Aldair - Cuore Giallorosso finisce così per assumere anche il valore di una riflessione nostalgica su un calcio precedente all’esposizione permanente dei social network e alla costruzione ossessiva dell’immagine personale. Un’epoca nella quale era ancora possibile diventare simboli collettivi soltanto attraverso il comportamento in campo e fuori.

 

Il tono del racconto resta costantemente emotivo e apertamente partecipe. In alcuni momenti il film indulge nella celebrazione e nell’enfasi tipica della narrazione tifosa, aspetto che potrebbe apparire distante a chi non possiede un legame con la Roma. Tuttavia, il documentario non cerca mai un approccio analitico o sociologico. Il suo obiettivo è custodire un ricordo e restituirlo a una comunità che continua a riconoscersi nei valori attribuiti ad Aldair: correttezza, umiltà e senso di appartenenza.

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