Michael Jackson rivive nei costumi di Marci Rodgers, nel biopic anche capi reali

Cinema

Camilla Sernagiotto

©Webphoto

Introduzione

Michael Jackson rivive sul grande schermo grazie al biopic Michael, finalmente arrivato nelle sale, e anche per merito dell'incredibile lavoro sartoriale di Marci Rodgers, tra fedeltà e memoria.

L’uscita al cinema dell'attesissima pellicola riporta sotto i riflettori una delle figure più iconiche della storia della musica. Il film ripercorre la parabola artistica e umana del Re del Pop, dagli esordi nell’infanzia accanto ai fratelli fino all’affermazione come star globale, attraversando anche le zone d’ombra che hanno accompagnato la sua esistenza.

 

A interpretare il protagonista sono Juliano Valdi, nelle fasi iniziali della vita, e Jaafar Jackson, il vero nipote dell’artista. In questo ambizioso progetto diretto da Antoine Fuqua, un ruolo centrale è affidato ai costumi, elemento imprescindibile per raccontare una personalità che ha lasciato un segno indelebile anche nel linguaggio visivo della cultura pop.

Quello che devi sapere

Un’eredità stilistica unica

Michael Jackson non è stato soltanto un innovatore musicale, ma anche un punto di riferimento assoluto in ambito estetico. Il suo stile, riconoscibile al primo sguardo, ha influenzato generazioni: giacche dal taglio militare, mocassini, calzini bianchi studiati per enfatizzare i movimenti coreografici, fino ai celebri guanti decorati con strass. Molti dei suoi costumi di scena furono creati da Michael Bush e Dennis Tompkins, contribuendo a costruire un’immagine diventata iconica.

 

Consapevole della rilevanza di questi elementi, Antoine Fuqua ha affidato la realizzazione dei costumi a Marci Rodgers, professionista già affermata nel settore cinematografico. Per la costumista, il progetto ha assunto un significato personale profondo, arrivando poco dopo la perdita della sorella, grande ammiratrice di Michael Jackson.

Un lavoro tra memoria personale e responsabilità artistica

Marci Rodgers ha raccontato il legame emotivo con il progetto in un’intervista a Essence: “L’ultimo ballo che ricordo vividamente di mia sorella, che si sforzava di trovare la forza, era sulle note di una canzone di Michael Jackson. Per me è stata soprattutto un’opportunità per celebrare la sua vita e onorare la sua eredità attraverso la mia interpretazione dei costumi”. Parallelamente, la costumista era consapevole della portata della sfida: “Avevo il grande compito di ricreare la più grande icona del pianeta”.

 

Questo approccio ha portato Rodgers a evitare soluzioni superficiali. Non si è limitata a replicare i look attraverso marchi legati all’artista come Balmain o Versace, ma ha intrapreso un percorso di ricerca approfondita, studiando immagini d’archivio e materiali video per comprendere a fondo gusti e scelte stilistiche del cantante. Tutti i capi sono stati realizzati a mano, con un’attenzione rigorosa ai dettagli.

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La ricostruzione dei look iconici

Tra le creazioni più significative spicca il completo argento, nero e bianco indossato durante l’esibizione di Billie Jean al Motown 25. “A quel concerto indossava la giacca di sua madre”, ha spiegato la costumista, sottolineando il livello di approfondimento raggiunto nel lavoro di ricostruzione.

 

L’obiettivo non era soltanto replicare gli abiti, ma restituire l’evoluzione del personaggio nel tempo, mantenendo una fedeltà assoluta ai riferimenti storici. Ogni scelta è stata guidata dalla volontà di aderire alla realtà, senza alterazioni o interpretazioni arbitrarie.

Il mito di Thriller e la giacca rossa

Un’attenzione particolare è stata dedicata alla celebre giacca rossa del video di Thriller, considerato il primo “minifilm” nella storia del pop, presentato il 2 dicembre 1983. Diretto da John Landis e scritto dallo stesso regista insieme a Michael Jackson, il progetto costò 500.000 dollari, cifra record per l’epoca nel campo dei videoclip musicali.

 

Per ricreare questo capo, Marci Rodgers ha consultato Deborah Nadoolman Landis, che lo disegnò quarant’anni fa. A Grazia, la costumista ha rivelato un dettaglio poco noto: “Mi ha detto che i pantaloni rossi che Michael indossava nel video erano tinti a mano perché all’epoca la Levi’s non produceva pantaloni rossi. Ha letteralmente preso un paio di Levi’s bianchi e li ha tinti di rosso per abbinarli alla giacca. La maggior parte delle persone non lo sa”.

 

La giacca originale, realizzata in una conceria di Solofra, in provincia di Avellino, è stata battuta all’asta nel 2011 da Julien’s Auctions per 1.8 milioni di dollari statunitensi, acquistata da Milton Verret. Il ricavato fu destinato allo Shambala Animal Kingdom, che ospitava le tigri del Bengala appartenute a Michael Jackson dopo l’abbandono di Neverland Ranch.

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Dettagli sartoriali e autenticità assoluta

Lo stesso rigore è stato applicato anche alla realizzazione dei guanti, altro simbolo distintivo del cantante. “Ci sono molte storie, ma mettendo insieme i pezzi, mi è sembrato che il primissimo guanto che Michael abbia avuto fosse un guanto da golf che chiese a un dipendente di famiglia di impreziosire con strass. In seguito, ne ebbe diverse versioni, ma tutte cucite a mano. Non c’era alcuna produzione industriale. Ho adottato lo stesso approccio. Sono andata in un negozio di tessuti, ho scelto personalmente le passamanerie e le ho tagliate su misura per Jaafar. E seguendo l’esempio di Michael, i calzini si abbinano sempre al guanto”.

 

Anche la giacca scintillante dei Grammy è stata oggetto di una meticolosa ricostruzione. Le ricerche hanno rivelato che ciò che sembrava essere composto da paillettes era in realtà formato da minuscole perline cucite a mano, dettaglio che Rodgers ha riprodotto fedelmente.

I capi originali e il contributo di Lady Gaga

Accanto alle creazioni realizzate per il film Michael, una parte dei costumi proviene da una collezione privata appartenente a Lady Gaga, che ha scelto di metterli gratuitamente a disposizione della produzione.

 

La cantante li aveva acquistati nel 2012 durante un’asta organizzata da Julien’s Auctions: il lotto includeva 55 pezzi, tra cui una giacca del Bad Tour e due guanti decorati con cristalli.

Secondo la BBC, quella vendita superò i 5 milioni di dollari, destinati in parte a un’associazione benefica per cani guida e a un centro di cure palliative di Las Vegas.

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Trucco, parrucco e presenza scenica

Il lavoro sui costumi per il film Michael si è intrecciato con quello dedicato a trucco e parrucco, realizzato in collaborazione con Bill Corso, Carla Farmer e il loro team.

 

L’obiettivo comune era restituire con la massima precisione possibile la presenza scenica di Michael Jackson, un compito complesso che ha richiesto un coordinamento costante tra i diversi reparti.

Il risultato finale è un’operazione che punta a restituire non solo l’immagine, ma anche l’essenza di un artista che ha segnato in modo irreversibile la cultura contemporanea.

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