W. perché rivedere il film del 2008 di Oliver Stone: controllo di Iran e relazione con USA
Cinema
Nella scena ambientata nella War Room agli inizi della seconda guerra del Golfo, l'allora vicepresidente Dick Cheney aveva prospettato al presidente George W. Bush l'invasione dell'Iraq e aveva individuato nell'Iran "la più grande riserva di petrolio del mondo", che passa dallo stretto di Hormuz. Parole che, oggi, suonano come una profezia
“Se controlli l’Iran controlli l’Eurasia e controlli il mondo. Un impero, un vero impero. Così nessuno ci romperà più il c***o”. Nel film W. di Oliver Stone del 2008, il vicepresidente degli Stati Uniti dell’epoca, Dick Cheney (Richard Dreyfuss), aveva pronunciato parole che, oggi, sembrano richiamare gli eventi in corso tra gli Stati Uniti di Donald Trump e l’Iran. La pellicola, uscita verso la fine del secondo mandato presidenziale di George W. Bush (intepretato sul grande schermo da Josh Brolin), che dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 aveva avviato la guerra al terrorismo islamico, racconta non solo gli episodi della vita del protagonista, ma anche i fatti più rilevanti della politica dell’epoca. Nella scena, ambientata nella War Room all’inizio del primo mandato di George W. Bush, Cheney aveva istruito il Presidente, il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld (Scott Glenn) e il Segretario di Stato Colin Powell (Jeffrey Wright) sulle mosse della guerra, incentrata sull’invasione dell’Iraq. “Vedo un mondo in cui tra 25 anni le nostre riserve di petrolio saranno finite, mentre la domanda crescerà fino al 30%, 40% e abbiamo due oceani che ci impediscono di accedere alle maggiori riserve mondiali. Pensate che avremo degli alleati allora? Siamo il 5% della popolazione del mondo, ma consumiamo il 25% della sua energia. Pensate che Russia e Cina ci aiuteranno quando avranno bisogno loro di queste risorse?”, aveva detto il vicepresidente, che aveva poi elencato i giacimenti di gas, petrolio e acqua dell’Eurasia nella misura dell’80% sul pianeta e aveva infine ricordato che il 10% delle riserve petrolifere si trovasse in Iraq. “Abbiamo basi in 120 paesi in tutto il mondo, aggiungendo l’Iraq che succede? Conquistiamo il luogo dove ha avuto origine la civiltà. Se ripuliamo quella fogna possiamo ricostruirla e sfruttare a massimo le sue risorse”, aveva detto. “Abbiamo una exit strategy?”, aveva chiesto allora George W. Bush. “Non andiamo là per sganciarci ma per restare”, gli aveva spiegato Cheney. “È un rapporto che non si spezzerà finché vivremo”. Da lì, poi, la riflessione, che oggi appare profetica: “Dove manca la nostra presenza? Nel cuore di tutto: in Iran. Il giacimento madre, la più grande riserva di petrolio del mondo, il 40% del petrolio mondiale, passa da qui e dallo stretto di Hormuz”. Pochi giorni fa, lo stesso regista Oliver Stone aveva ricordato su Facebook che “nel nostro film W. abbiamo rintracciato il problema USA-Iran in questa scena, ispirato dalla presentazione profetica di Dick Cheney nella War Room al gabinetto di guerra di Bush”.
LE INIZIALI DIFFICOLTÀ
“Forse far pensare le persone è controverso”, aveva dichiarato Oliver Stone in un’intervista al quotidiano The Guardian nel 2008. All’epoca, infatti, il regista aveva avuto difficoltà a reperire finanziamenti per il film W. dalle grandi case di produzione americane, mentre l’attore Josh Brolin, che aveva poi interpretato il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, aveva quasi rifiutato per timore delle potenziali ripercussioni professionali. Stone aveva ricostruito non solo le dinamiche all’interno dell’amministrazione statunitense che avevano scatenato la seconda guerra del Golfo, ma anche la vita personale di Bush, tra la giovinezza privilegiata, la dipendenza dall’alcol, l’oppressione legata ai successi del padre e al senso di onore della famiglia, il primo mandato alla Casa Bianca e l’invasione dell’Iraq. Il cast include Elizabeth Banks nel ruolo della First Lady Laura Bush, Thandie Newton nel ruolo del Segretario di Stato Condoleeza Rice e James Cromwell nel ruolo di George H. W. Bush, padre di George W. Bush e 41º presidente degli Stati Uniti.