Cinquant'anni fa Bernardo Bertolucci portava sul grande schermo l'epopea dell'Italia rurale e politica. Oggi la sua città natale gli rende omaggio a Novecento con una mostra al Palazzo del Governatore, aperta fino al 26 luglio. Tra materiali inediti, tele di Guttuso e Fontana e i ricordi di Dominique Sanda, l'esposizione seziona la genesi di un'opera lunga 317 minuti che ha segnato la storia del cinema mondiale
Parma apre le porte del Palazzo del Governatore per un compleanno speciale: i cinquant'anni di Novecento. Il film di Bernardo Bertolucci, presentato a Cannes nel maggio del 1976, torna nella sua terra attraverso un'esposizione divisa in quattro sezioni che guidano il visitatore dai primi ciak alla consacrazione mondiale. Non è solo un percorso fotografico. Nelle sale si mescolano i fotogrammi e la pittura: le opere di Lucio Fontana, Mario Schifano e Renato Guttuso dialogano con la pellicola, restituendo il clima culturale di un'epoca che cercava risposte nelle campagne emiliane.
Nel cuore della macchina da presa
"La mostra racconta un film mitico e lo fa cercando di entrare nel cuore e la mente del regista", dice Valentina Ricciardelli, che guida la Fondazione Bernardo Bertolucci. L'obiettivo è togliere la polvere dal mito e guardare dentro gli ingranaggi di un'opera che racconta la vita di due uomini – uno nato padrone, l'altro servo – dal 1900 fino alla liberazione del 25 aprile. Lorenzo Lavagetto, assessore alla cultura, vede in quelle immagini qualcosa di estremamente attuale: "Ci sono tanti momenti di connessione tra ciò che racconta il film e il momento nel quale stiamo vivendo". Secondo Lavagetto, da Parma parte un messaggio che serve a capire dove stiamo andando, in Italia e fuori.
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Dominique Sanda: "Eravamo liberi"
A dare carne e ossa ai ricordi è arrivata Dominique Sanda. L'attrice francese, che nel film interpretava Ada, ha parlato a lungo durante una masterclass all'Ape Museo. "Novecento è un'opera d'arte ormai, è qualcosa che non si farà mai più", ha tagliato corto. Il suo è il racconto di un'amicizia nata sul set, fatta di sguardi e di una crescita comune: "Con Bernardo avevamo un'amicizia di lavoro, avevamo fatto Il conformista, avevo 18 anni". Poi il salto temporale, il cambiamento profondo dell'uomo dietro la cinepresa: "L'ho conosciuto bene quando aveva 28 anni e l'ho conosciuto ai tempi di Novecento che ne aveva ormai 40. Era un altro, cambiamo nella vita, l'evoluzione è forte".
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Un'eredità che divide ancora
La mostra si chiude analizzando come il mondo ha accolto un film così lungo e politicamente schierato. Novecento non è un pezzo da museo, ma un corpo estraneo che continua a far discutere. Portare questi archivi nel centro di Parma serve a ricordare da dove viene l'identità di questa terra. Quei contadini che urlano nelle aie emiliane non sono solo comparse del passato: sono il racconto di un'Italia che, attraverso il cinema di Bertolucci, ha smesso di stare in silenzio.
Date e Orari della mostra
La mostra è aperta dal 27 marzo al 26 luglio 2026.
Mercoledì – Domenica: 10:00 – 19:00.
Lunedì e Martedì: Chiuso.
Nota bene: La biglietteria chiude sempre un'ora prima (ultimo ingresso alle 18:00).