Giorno del Ricordo, tre film da vedere che raccontano la tragedia delle foibe
CinemaIn occasione della ricorrenza civile del 10 febbraio, questo approfondimento prende in esame film e produzioni per il grande e il piccolo schermo che hanno raccontato una delle pagine più dolorose della storia del Novecento, contribuendo a mantenere viva la memoria della tragedia delle foibe e delle sue vittime
Celebrato ogni anno il 10 febbraio, il Giorno del Ricordo è una ricorrenza civile nazionale istituita dallo Stato italiano per richiamare l’attenzione sui massacri delle foibe e sul drammatico esodo giuliano-dalmata che coinvolse centinaia di migliaia di persone nel secondo dopoguerra. La solennità è stata introdotta con la legge 30 marzo 2004, n. 92, con l’obiettivo di non lasciare nell’oblio eventi che hanno segnato profondamente la storia del confine orientale.
La legge intende infatti “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
Il Giorno del Ricordo invita dunque a riflettere non solo sulle violenze subite dalle popolazioni coinvolte, ma anche sull’abbandono forzato delle terre di origine da parte di istriani, fiumani e dalmati, costretti a lasciare case, affetti e identità. Allo stesso tempo, la ricorrenza richiama l’attenzione su un contesto storico complesso, segnato da conflitti, tensioni politiche e profonde lacerazioni umane.
In questo quadro di commemorazione e approfondimento storico, il cinema e la televisione hanno svolto un ruolo significativo nel raccontare questi eventi, favorendone la conoscenza e stimolando una riflessione collettiva. Diverse opere hanno infatti portato sullo schermo storie e testimonianze legate alle foibe e all’esodo giuliano-dalmata.
Di seguito, tre titoli, tra film e produzioni televisive, che hanno affrontato questi temi, contribuendo a mantenerne viva la memoria attraverso il linguaggio audiovisivo.
IL CUORE NEL POZZO (2005)
Il Cuore nel pozzo è una miniserie televisiva italiana composta da due episodi, diretta da Alberto Negrin. La storia è ambientata in Istria nel 1945, in un periodo segnato dalla caduta del regime fascista e dall’imminente conclusione della Seconda guerra mondiale. In questo scenario, i partigiani guidati da Tito avanzano verso Trieste con l’obiettivo di occupare e annettere i territori italiani della Venezia Giulia, della Dalmazia e dell’Istria.
La vicenda ruota attorno a Novak, un partigiano titino che intraprende la ricerca del figlio Carlo, nato dalla relazione violenta con Giulia, una donna da lui stuprata anni prima. Rifugiato in un orfanotrofio, Carlo fugge insieme ad altri bambini per sottrarsi alla cattura dei partigiani. Il loro tentativo di salvezza sarà tuttavia segnato da dolorosi sacrifici e drammatiche separazioni.
La colonna sonora è firmata da Ennio Morricone, mentre il cast comprende, tra gli altri, Leo Gullotta, Beppe Fiorello, Antonia Liskova, Adriano Todaro, Marcello Mazzarella, Sonia Aquino, Cesare Bocci, Mia Benedetta, Dragan Bjelogrlić e Gianluca Grecchi.
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Il sorriso della patria (2014)
Il sorriso della patria è un film documentario diretto da Giulia Musso, concepito con un chiaro intento didattico e pensato in particolare per l’ambito scolastico. La produzione è curata dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” di Torino (Istoreto), con la collaborazione dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), da tempo impegnate nella tutela e nella diffusione della memoria storica del Novecento.
Il documentario si basa su una selezione di estratti tratti da diciotto cinegiornali e da vari filmati dell’Istituto Luce, realizzati in un arco temporale compreso tra il maggio 1946 e l’aprile 1956. Questo materiale audiovisivo d’archivio è arricchito e contestualizzato attraverso l’inserimento di fotografie d’epoca, testimonianze dirette e contributi di ricostruzione storica, offrendo una lettura critica del periodo trattato e favo
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Red Land- Rosso Istria (2018)
Siamo nel settembre del 1943, uno dei momenti più drammatici della storia italiana. Nei territori già devastati dalla guerra, l’annuncio dell’armistizio con le forze anglo-americane da parte del governo guidato dal maresciallo Pietro Badoglio segna l’inizio di una fase di profondo disordine. Il re Vittorio Emanuele III e lo stesso Badoglio abbandonano Roma, lasciando il Paese privo di una guida politica e militare.
L’Italia precipita così in una situazione di smarrimento: l’esercito, privo di ordini chiari, non è più in grado di distinguere il nemico dall’alleato, mentre interi reparti vengono lasciati senza comando. A questa crisi dello Stato si aggiunge una tragedia che colpisce duramente le popolazioni civili dell’Istria, di Fiume, della Venezia Giulia e della Dalmazia.
In queste aree, già segnate dalla violenza del conflitto, si apre una fase di violenta contrapposizione politica e nazionale. I partigiani guidati da Josip Broz Tito avanzano dando inizio a una stagione di persecuzioni, vendette e gravi violenze che colpiscono ampie fasce della popolazione.
In questo contesto emerge la figura di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana prossima alla laurea presso l’Università di Padova. La sua vicenda personale diventa simbolo di una tragedia collettiva: catturata, sottoposta a violenze e infine uccisa dai partigiani titini, a causa della sua appartenenza nazionale, in un periodo segnato da profonde tensioni ideologiche e identitarie.
Il film, diretto, sceneggiato e prodotto da Maximiliano Hernando Bruno, vede la partecipazione di un cast di rilievo, con Selen Gandini nel ruolo della protagonista, affiancata da Franco Nero, Geraldine Chaplin e Sandra Ceccarelli.
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