Per Sempre, recensione del cortometraggio di e con Romano Reggiani

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

Presentato in prima mondiale alla 30ª edizione di Capri Hollywood, Per Sempre è il cortometraggio scritto, diretto e interpretato da Romano Reggiani, con Celeste Savino co-protagonista, prodotto da Aleo Film e distribuito da Europictures. Un’opera intima e rigorosa che racconta il silenzio dopo la violenza, la fragilità dei legami e il peso delle promesse, scegliendo la sottrazione e uno sguardo etico per trasformare un dramma privato in un invito collettivo alla consapevolezza

Un ritorno che pesa

Un uomo rientra a casa la sera tardi. Il lavoro è finito, ma qualcosa continua a seguirlo. Per Sempre comincia da qui: da un ritorno che non è mai davvero un ritorno.

Il protagonista, un giovane ispettore di polizia, porta con sé il peso di una giornata che ha incrinato in modo irreversibile il suo equilibrio. Il film non chiarisce subito cosa sia accaduto, né avverte l’urgenza di farlo. La regia di Romano Reggiani sceglie la sottrazione come metodo e come postura morale: ciò che conta non è l’evento traumatico in sé, ma il modo in cui esso si deposita nei gesti, negli sguardi, nel silenzio di una casa che dovrebbe essere rifugio e diventa invece luogo di confronto.

Il matrimonio, celebrato solo poche settimane prima, assume così un valore simbolico. Quel “per sempre” pronunciato sull’altare non è messo in crisi da un conflitto esplicito, ma dalla paura più profonda: che l’amore, come la vita, possa spezzarsi senza preavviso. Reggiani lavora su questa inquietudine con una messa in scena asciutta, evitando qualsiasi enfasi e affidandosi a un tempo narrativo sospeso, fatto di attese, esitazioni e non detti.

Intimità, assenza, presenza

Il cuore del cortometraggio è la relazione tra Michele e Nicoletta. Celeste Savino costruisce il suo personaggio come una presenza fragile, quasi evanescente, sospesa tra il qui e l’altrove. La sua interpretazione vive di sottrazioni, rendendo tangibile una distanza emotiva che attraversa ogni scena.

La forza di Per Sempre risiede proprio in questa alchimia mai dichiarata tra i due protagonisti. Non ci sono dialoghi esplicativi né scene madri pensate per guidare emotivamente lo spettatore. Tutto passa attraverso i dettagli: un gesto interrotto, uno sguardo che si abbassa, una frase che resta a metà. È un cinema che chiede attenzione, che invita a leggere tra le righe e a riconoscere la fragilità come elemento costitutivo delle relazioni.

La fotografia di Cesare Bastelli accompagna questo movimento interiore con un lavoro preciso sulle luci, alternando tonalità calde e fredde che riflettono lo stato d’animo dei personaggi. Gli spazi domestici diventano una mappa emotiva, mai neutra, capace di assorbire e restituire tensioni. Le musiche di Alessandro Sperduti, misurate e incisive, rafforzano il senso di sospensione senza sovrastare le immagini, traducendo in suono la dimensione emotiva del racconto.

Celeste Savino

Un debutto che è anche un ritorno

Per Sempre è stato presentato in prima mondiale alla 30ª edizione di Capri Hollywood, in programma dal 26 dicembre 2025 al 2 gennaio 2026. Il cortometraggio è stato proiettato il 1° gennaio 2026 sull’isola di Capri, alla presenza del regista e interprete protagonista Romano Reggiani, dell’attrice Celeste Savino e del produttore Alessandro Leo per Aleo Film. Per Reggiani si è trattato di un ritorno significativo al festival, che nel 2023 gli aveva conferito il premio Rising Star Actor of the Year, riconoscendo una traiettoria artistica in continua crescita. Durante i giorni della manifestazione, il corto è stato reso visibile anche sulla piattaforma MYmovies, ampliando il dialogo con il pubblico oltre lo spazio della sala.

Alessandro Leo, fondatore di Aleo Film, conferma con Per Sempre un percorso produttivo attento al cinema indipendente e ai temi civili, dopo aver sostenuto anche Selfie, il cortometraggio diretto da Giulio Manicardi e interpretato da Asia Galeotti, selezionato e premiato in numerosi festival. Un lavoro che, come Per Sempre, dimostra una sensibilità particolare nel coniugare rigore formale, urgenza narrativa e responsabilità dello sguardo.

Il film si inserisce inoltre in una fase significativa del percorso dei suoi interpreti. Romano Reggiani, dopo dodici anni di carriera attoriale, affianca al lavoro dietro la macchina da presa nuovi progetti di rilievo e sarà tra i protagonisti del nuovo film di Carlo Verdone, atteso nel 2026. Celeste Savino è invece attualmente in scena a teatro nel cast di A casa tutti bene, opera firmata da Gabriele Muccino, confermando una traiettoria artistica che attraversa cinema, televisione e palcoscenico.

Girato interamente a Bologna, città d’origine del regista, Per Sempre si conferma come un’opera intima e rigorosa che indaga la fragilità dei legami, il peso delle promesse e il silenzio che segue la mancanza, trovando nella dimensione pubblica e festivaliera il suo naturale completamento.

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Alessandro Leo e Romano Reggiani

Dal dramma privato alla responsabilità collettiva

Nella parte finale, Per Sempre compie una scelta netta: rompe la quarta parete e si rivolge direttamente allo spettatore. Non è un artificio narrativo, ma un gesto etico. Il film esce dal perimetro del dramma individuale per assumersi la responsabilità di parlare a tutti, ricordando che la violenza non è mai un fatto isolato e che il silenzio che la segue contribuisce a perpetuarla.

La decisione di non mostrare l’atto violento, ma di concentrarsi sul “dopo”, restituisce dignità al racconto e ne rafforza l’impatto. Per Sempre non cerca shock né consolazione, ma consapevolezza. Chiede attenzione, ascolto, memoria. In questo senso, il percorso produttivo di Aleo Film e la distribuzione di Europictures assumono un valore centrale, puntando a portare il cortometraggio non solo nei festival, ma anche nelle scuole, negli eventi pubblici e nei contesti istituzionali, dove la visione può trasformarsi in dialogo e prevenzione.

Per Sempre non è soltanto un cortometraggio, ma uno strumento di sensibilizzazione: un invito a riconoscere la violenza, a non rimuoverla e a non relegarla nello spazio privato. Un cinema che sceglie di restare, di farsi carico delle storie spezzate e di ricordare che la responsabilità di ascoltare, e di agire, appartiene a tutti.

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