Carlo Verdone: "Mario Brega era difficilissimo da dirigere"

Cinema

Paolo Nizza

Nel giorno del suo compleanno,  l'attore e regista romano racconta a Francesco Castelnuovo il suo rapporto sul set con Mario Brega e altri gustosi aneddoti. Non perdete la puntata di 100x100CINEMA dedicata a Verdone in onda martedì 17 aprile alle 21 su Sky Cinema Uno

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“La mia vita artistica si fonda sull'osservazione, sul captare elementi, umori della gente, e trasferirli in pellicola.” Con queste parole Carlo Verdone spiega il suo approccio alla comicità. Da sempre il cinema di Verdone è stato una cartina di tornasole della società italiana e dei suoi mutamenti. I suoi film hanno raccontato il nostro Paese meglio di molti libri o articoli di giornali

Così nel giorno del suo genetliaco è giusto celebrare un cineasta ci ha fatto ridere di noi stessi, ma anche aiutato a comprendere il mondo che ci circonda

Così, insieme a Sky Cinema Verdone, il canale interamente dedicato all’attore e regista romano con 20 film tra quelli da lui diretti e interpretati, proprio martedì 17 novembre – giorno del 70° compleanno alle 21.00 su Sky Cinema Uno e Sky Cinema Due va in onda su una puntata speciale di 100x100 Cinema – Buon compleanno Verdone (disponibile anche on demand) con un’intervista esclusiva e confidenziale di Francesco Castelnuovo in cui Verdone racconta i suoi migliori e peggiori compleanni, il ricordo del suo primo film Un sacco bello, la sua passione per la musica e altri aneddoti esilaranti, tra cui gli incontri con Mario Brega e Elena Fabrizi (Sora Lella) che ha diretto in diversi film. 

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Per l’anagrafe era Florestano Brega. Per il mondo, invece, era Mario Brega, figlio del falegname ed ex atleta olimpico Primo Brega. A causa dei modi spicci, della voce ruvida e della corporatura imponente, Mario è stato per il cinema l’archetipo del romano burbero con la battuta salace, sempre pronto a mollati uno sganassone. E proprio attraverso l’incontro fortuito con Carlo Verdone a casa di Sergio Leone, Brega ha trovato il terreno fertile per dare spazio alla sua vis comica. Basti pensare a un Un Sacco Bello, in cui proprio nei panni del padre dell’hippy Ruggero (interpretato dallo stesso Verdone) risulta irresistibile fra un” so comunista così” e “Na spade de foco” Parimenti a Principe”, il camionista impegnato a fare un’iniezione alla Sora Lella con “sta mano che può esse ferro o può esse piuma”. E che dire del droghiere Augusto di Borotalco (grande consumatore di olive greche)  pronto a gonfiare di botte con la cinta al grido di “infame nato”, il malcapitato Sergio Benvenuti che si spaccia per Manuel Fantoni?

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D’altronde, come sottolinea Carlo Verdone a Francesco Castelnuovo,  nell’esclusiva intervista in onda su Sky Cinema, Mario Brega spesso e volentieri era così irruento pure nella vita. Il regista infatti rivela: “Bastava una frase detta in un certo modo, in maniera brusca e subito ti veniva addosso e ti diceva Ma tu non sei nessuno. Sono io che reggo qua tutta la scena, aho!. Io sono l’attore protagonista. Lo vuoi capì. Tu sei un esordiente.”

Ma Carlo aggiunge che “Brega era molto amato dal pubblico, perché era di quei romani che non esistono più.” Ed è la pura verità. Per questo, i film di Verdone sono una testimonianza importante, oltre che molto divertente della nostra Storia. Una sorta di almanacco illustrato che è sempre gratificante e stimolante consultare e studiare, per ridere, ma anche per comprendere come sono mutati gli italiani.

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