Vittorio Gassman, il ricordo di Gigi Proietti. VIDEO

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Gigi proietti è stato ospite della puntata speciale di 100X100 Cinema, dedicata al grande attore scomparso 20 anni fa. Ecco cosa ha raccontato. VIDEO

Le analogie tra Gigi e Vittorio

Le analogie tra Gigi Proietti e Vittorio Gassman sono parecchie: Entrambi uomini di teatro, si sono trovati tuttavia piuttosto spesso a condividere i set cinematografici, a partire da Se permettete parliamo di donne, film a episodi in cui Gassman da sfoggio del suo fregolismo recitativo, e che segna il debutto cinematografico vero e proprio di Proietti. In seguito, come è noto, l’attore romano diraderà le sue apparizioni cinematografiche, concentrandosi principalmente suo grande amore, il teatro. E tuttavia le strade dei due si incrociarono ancora, soprattutto nel sequel de L’armata Brancaleone, Brancaleone alle crociate del 1970 in cui Gassman giganteggia come protagonista assoluto, e Proietti vi fa ben tre ruoli: Pattume, Colombino, e persino la Morte.

Il ricordo di Gigi Proietti

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Nel 2017, infine, Proietti fu scritturato dal figlio di Vittorio, Alessandro, per interpretare un personaggio ricalcato sulla falsariga di suo padre, nel film Il premio.
Nel corso della puntata di 100x100 Cinema dedicata a Vittorio Gassman , l’interprete di A me gli occhi, please, si sofferma sulla loro comune esperienza su un set fuori dal comune, quello americano di Un matrimonio di Robert Altman, del 1978: “Io a Vittorio me lo sono goduto molto in un film che si chiama Un matrimonio – A wedding di Bob Altman, perché siamo stati insieme per circa un mese in uno dei luoghi forse più brutti della terra, sul lago Michigan, vicino Milwaukee. Era una cosa incredibile quel posto… questo lago provoca una depressione intorno a sé, non soltanto fisica ma anche psicologica, perché intorno è tutto piatto! In quel film io facevo la parte del fratello minore di Gassman, e lo andavo a trovare in occasione di questo matrimonio, perciò mi sono aggregato piu tardi al cast. Quando io sono arrivato in America, Vittorio era esasperato: ‘Non ne posso più’ mi disse - era un mese che stava lì - ho bisogno di stare un po’ in alto!’, e allora avendo scoperto che c’era un Luna Park lì vicino, mi portava con lui, mi portava sulla ruota per salire sempre più su (ho anche delle fotografie), e dava dei soldi al gestore della ruota perché ci lasciasse su per per lo meno dieci minuti!”.

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