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Louis Garrel, un uomo fedele al triangolo

Cinema sky cinema

Akim Zejjari

In prima visione su Sky Cinema Due martedì 5 maggio alle 21:15, appuntamento con L'Uomo infedele, diretto e interpretato da Louis Garrel. Nel cast le bellissime e talentuose Laetitia Casta e Lily-Rose Depp

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Dopo “Les deux amis”, Louis Garrel torna dietro la macchina da presa per trascinarci di nuovo in un triangolo amoroso che strizza l’occhio alla nouvelle vague, ma anche a Woody Allen. Protagonista un uomo felice di essere in balia di due donne: la sua spietata ex (Laetitia Casta) e la sorella del suo defunto migliore amico (Lily-Rose Depp), Ecco le dichiaraioni del regista e di Laetitia Casta

Louis Garrel

Il mio personaggio è consapevole di essere un uomo oggetto, la sua è una scelta perché ama l’idea di essere nelle mani di due donne che sanno meglio di lui quello che è meglio per lui.Da attore, non mi sono mai sentito un oggetto, non mi sono mai svegliato dicendomi: “Basta! Voglio smetterla di essere un burattino!” Credo che questo tipo di atteggiamento sia solo una forma di vanità adolescenziale. Quando fai l’attore, ma anche quando dirigi un film, non fai altro che costruire un oggetto e alla fine dei giochi è bello far scomparire te stesso nella realizzazione di un film o in un personaggio.

Con “L’uomo fedele”, Garrel continua il gioco fra biografia e finzione, recitando insieme alla moglie Laetitia Casta. Una bella sfida per la coppia più glamour e iconica del cinema francese…

Vengo da una famiglia di artisti che ha lavorato molto sull’autobiografia. Mio padre realizzava dei film molto personali in cui a volte recitavo insieme a mia madre. Sembravamo una famiglia di circensi, sai con la madre che tiene d’occhio il figlio che è sospeso sul trapezio… Quindi mischiare il lavoro con il privato non mi fa paura perché conosco le regole del gioco. Il mio film è uno studio sull’amore e il fatto che Laetitia ed io fossimo una coppia che interpretava un’altra coppia non faceva che rafforzare l’aspetto “romanzesco” del film. Cos’è vero? Cosa non lo è? L’importante alla fine era di non confondere lo spettatore, e la storia d’amore del film è talmente lontana dalla nostra che ne esce fuori qualcosa di divertente. Non ci scordiamo che il film è una commedia, il tono è leggero e i personaggi si divertono a nascondere delle cose all’altro, ma anche a se stessi, è un gioco di maschere in cui ognuno ha paura delle proprie emozioni.

Laetitia Casta

Il cinema è un lavoro sulla vita, lavorare con Louis mi ha fatto scoprire altri aspetti di lui. L’ho visto nei panni dell’attore e del regista e questa sua parte creativa mi interessava molto, non aveva niente a che vedere con la nostra vita privata. Sul set era come se mi fossi ritrovata in un paese straniero con qualcuno che conoscevo vagamente e che forse era pericoloso. Mi sentivo come una guerriera aperta a tutto, avevo una sola missione: il mio personaggio. All’inizio non lo capivo, ho dovuto trovargli un po’ di leggerezza e accettare il mistero di questa donna. È stato un lavoro interessante che mi ha costretta a lasciarmi andare, dovevo fidarmi e accettare la guida di Louis e di Jean-Claude Carrière, lo sceneggiatore. È solo quando mi sono vista sul grande schermo che ho capito che avevo tirato fuori qualcosa di molto intimo, mi sono sentita esposta, e forse un po’ tradita, era il nostro film e ora era di tutti.