I migliori film di Catherine Deneuve

Ora nelle sale italiane col primo film europeo di Hirokazu Kore'eda, Catherine Deneuve è tra le ultime dive rimaste

Attrice francese famosa in tutto il mondo, Catherine Deneuve - ora al cinema con “La verità” di Hirokazu Kore'eda - ha all’attivo una Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile per “Place Vendôme” e una candidatura all’Oscar per “Indocina”.

Ma vediamo quali sono stati negli anni i film di successo a cui la diva ha preso parte.

“Les Parapluies de Cherbourg” (1964)

Vincitore del Grand Prix come miglior film al 17º Festival di Cannes, “Les Parapluies de Cherbourg” segna l’affermazione di Catherine Deneuve. Completamente cantato, racconta la storia di Geneviève, innamorata del meccanico Guy che - però - viene chiamato alle armi per combattere la guerra di Algeria. Quando il ragazzo è ormai al fronte, Geneviève scopre di essere incinta e la madre la convince a sposare Roland, un facoltoso rappresentante di gioielli.

“Repulsione” (1965)

In “Repulsione” di Roman Polański, Catherine è Carol, una giovane e schizofrenica manicurista belga. Divide un appartamento a Londra con la sorella Hélène, di cui ripugna l’amante. Quando i due partono per una breve vacanza, Carol diventa ancor più distratta e intrattabile e - lasciata sola in quella casa - vede la sua follia esplodere nell’uccisione di Colin, il ragazzo che la corteggia.

“Bella di giorno” (1967)

Film di Luis Buñuel, tratto dal romanzo di Joseph Kessel del 1929, alla sua uscita - seppure osannato dalla critica - “Bella di giorno” fece scandalo per il tema trattato. Leone d'Oro alla 32ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nel 1967, racconta la storia di Séverine (Catherine Deneuve), giovane moglie d’un medico che - fredda e distaccata col marito - si rifugia ogni pomeriggio in una casa d’appuntamenti parigina, dove si prostituisce cercando di combattere le sue fragilità.

“La mia droga si chiama Julie” (1969)

Diretto da François Truffaut e tratto dal romanzo “Vertigine senza fine” di William Irish, “La mia droga si chiama Julie” vede Catherine Deneuve recitare al fianco di Jean-Paul Belmondo. Il film racconta le vicende di Louis Mahé, un ricco produttore di tabacco che vive sull'isola di Réunion e che ha una relazione epistolare con la francese Julie Roussel. Quando una donna si presenta da lui per sposarlo, spacciandosi per Julie, Louis non riesce - accecato dalla sua bellezza e dal suo fascino - a vedere l’inganno: solamente quando la finta Julie lo deruberà, capirà di essere stato vittima di una truffa.

“L’ultimo metrò” (1980)

Tornata sul set per François Truffaut, grazie a “L’ultimo metrò” Catherine Deneuve vince il Premio César come migliore attrice protagonista e il David di Donatello come miglior attrice straniera. Recita qui nei panni di Marion Steiner, attrice passata al teatro che dirige la compagnia in assenza del marito Luca, regista e impresario ebreo che finge d’essere espatriato per fuggire all’estero ma, in realtà, si nasconde nello scantinato. Sul set anche Gérard Depardieu e Jean Poiret.

“Indocina” (1992)

Per “Indocina” di Régis Wargnier, la Deneuve viene candidata all’Oscar. Ambientato durante la lotta per l'indipendenza dell'Indocina francese tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, il film è incentrato su due storie d’amore: quella tra la ricca possidente francese Eliane (Catherine Deneuve) e il tenente della Marina Jean Baptiste (Vincent Pérez), e quella tra la giovane principessa vietnamita e figlia adottiva di Eliane Camille (Linh Dan Pham) e lo stesso Jean Baptiste.

“Place Vendôme” (1998)

Coppa Volpi a Catherine Deneuve, “Place Vendôme” racconta la storia di Marianne che - dopo il suicidio del marito, famoso gioielliere - si trova in difficoltà economiche. Il suo obiettivo per uscirne? Abbandonare l’alcol, e cercare di vendere pietre di dubbia provenienza rinvenute in un angolo segreto del suo appartamento. 

“Dancer in the Dark” (2000)

Diretto da Lars Von Trier, “Dancer in the Dark” vince la Palma d'oro per il miglior film al 53º Festival di Cannes ed è l'ultimo capitolo della trilogia del cuore d'oro, iniziata con “Le onde del destino” e proseguita con “Idioti”. Björk è Selma, ragazza madre d’origine ceca che lavora in una fabbrica americana, è innamorata della musica e nasconde un grande dolore: sta perdendo la vista, e suo figlio Gene sarà destinato alla stessa fine se non riusciranno a permettersi un costoso intervento chirurgico. Quando verrà accusata di furto, la sua vita prenderà una piega ancor più tragica.