Joker, Joaquin Phoenix è “impazzito” per la parte

A parlare è l’attore che lo porta in scena: interpretare il Joker non è per niente un gioco da ragazzi, e può condurti alla “follia”

Tra stroncature e lodi, interviste ai protagonisti e paragoni, “The Joker” è decisamente tra i film più chiacchierati della 76ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. E, in attesa di vederlo nelle sale italiane il 3 ottobre prossimo, non si può fare altro che leggere le critiche e ascoltare le interviste di chi - questo nuovo Joker - lo ha ideato o interpretato.

L’ultimo a parlare è stato Joaquin Phoenix che, nel corso di un’intervista rilasciata ad ET Canada, ha raccontato le emozioni vissute nell’indossare i panni del Joker.

“The Joker”: la preparazione di Joaquin Phoenix

È letteralmente impazzito, Joaquin Phoenix, per portare il Joker (ancora una volta) sul grande schermo. «La prima cosa è stata la perdita di peso, che sulla psicologia umana ha un impatto fortissimo: inizi davvero ad impazzire quando perdi così tanti chili in poco tempo», ha confessato. E, di chili, l’attore ne ha persi ben 23.

Ad indossare la maschera del Joker non è certo il primo, Joaquin Phoenix: basti pensare ad Heath Ledger (che ha persino ricevuto un Oscar postumo per la sua interpretazione ne “Il cavaliere oscuro”), a Jack Nicholson che il Joker l’ha interpretato nel 1989 per Tim Burton, a Jared Leto che - per portarlo in scena nel 2016 in “Suicide Squad” - ha adottato una preparazione maniacale (e persino un po’ folle).

Per prepararsi, invece, Joaquin Phoenix (trasformazione fisica a parte) ha anche letto molto. «Ho trovato un libro che parla di politici assassini, e che analizza le diverse personalità di chi nella vita ha compiuto davvero ciò che io metto in scena sullo schermo», ha raccontato l’attore. Che, mentre da alcuni è stato pesantemente stroncato, secondo altri sarebbe addirittura in odore da Oscar.

“The Joker”: la questione della risata

Del resto, “The Joker” di Todd Phillips è un film del tutto diverso rispetto a quelli che l’hanno preceduto. «Abbiamo pensato di trattare il Joker con un altro approccio, più appassionante. E, sebbene non sia stato facile convincere DC Comics, alla fine hanno preso coraggio dandoci il via libera», ha raccontato il regista.

Così, quello che presto sullo schermo potremo vedere, è un Joker fortemente segnato dal suo passato. E che, bullizzato e deriso, fa il clown sottopagato ma non sa far ridere. Anzi, la sua risata - tragica e inquietante - nasce da una reazione emotiva che non può essere controllata, da una patologia psichica, e ti rimane impressa nelle orecchie. «Todd mi ha fatto vedere un video per farla. Voleva un riso che avesse qualcosa di doloroso. Non pensavo di poterlo fare, mi ci è voluto molto tempo, perché non volevo ottenere un effetto ridicolo», ha spiegato Joaquin Phoenix. Così, da quel processo per la verità piuttosto lungo, sono nate 3-4 risate messe in scena a seconda delle situazioni. Tutte inquietanti, tutte con quella sfumatura tragica che appartiene a chi dalla vita ha preso molti pugni.

Il risultato? Un film emotivo, fortemente emotivo. Che suscita reazioni controverse, ed entra nella psiche di un personaggio tra i più complessi che siano mai stati messi in scena.