La storia dell'origine di Bella ciao, testo e significato della canzone dei partigiani

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La canzone popolare, nel corso del tempo, è diventata tra i più celebri inni di protesta e resistenza. Ecco la sua storia e la sua diffusione, dalle piazze italiane e di tutto il mondo, fino alle serie tv come La casa di carta

È uno dei canti popolari italiani più famosi al mondo, si è diffuso nel secondo dopoguerra e nel tempo è stato ripreso da più parti, dalla musica folk alle serie tv, passando per tanti movimenti di protesta in giro per il mondo. Di autore sconosciuto, Bella Ciao divenne l’inno del movimento partigiano italiano, anche se è diventata celebre e scelta come canto ufficiale soltanto dopo la Resistenza. Ma con la sua prima diffusione, in poco tempo, si conquistò la fama canto di ribellione per eccellenza contro il nazi-fascismo. Recentemente Laura Pausini è stata al centro di una polemica a causa del suo rifiuto di cantare il brano durante un programma spagnolo. “È una canzone molto politica e io non voglio cantare canzoni politiche” ha detto la cantante.

Bella Ciao, il testo

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Bella ciao, il documentario che racconta la storia della canzone

Una mattina mi son svegliato,

oh bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

Una mattina mi son svegliato

e ho trovato l’invasor.

 

O partigiano, portami via,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

O partigiano, portami via,

ché mi sento di morir.

 

E se io muoio da partigiano,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

E se io muoio da partigiano,

tu mi devi seppellir.

 

E seppellire lassù in montagna,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

E seppellire lassù in montagna

sotto l’ombra di un bel fior.

 

E le genti che passeranno

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

E le genti che passeranno

Ti diranno «Che bel fior!»

 

È questo il fiore del partigiano,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

È questo il fiore del partigiano

morto per la libertà!

Un canto poco conosciuto durante la Resistenza

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Laura Pausini si rifiuta di cantare Bella ciao alla tv spagnola

Gli studiosi non sono riusciti a individuare un'origine certa per Bella Ciao. Nel tempo si sono ipotizzati legami con un canto infantile diffuso nel Nord Italia o una ballata francese del Cinquecento poi assorbita dalle tradizioni popolari orali. Per anni circolò l’ipotesi che la canzone discendesse da un canto popolare diffuso tra le mondine delle risaie negli anni '30 del Novecento, ma altri studi sembrano dimostrare invece che il brano comparve per la prima volta tra le mondine a partire dagli anni '50. La musica e il testo della canzone restano di origine sconosciuta e sono forse la sintesi di melodie diverse.
Il canto si iniziò a diffondere tra le fila del movimento partigiano già durante la Seconda guerra mondiale. Ma all'epoca non era ancora annoverata tra gli inni della Resistenza. Decisamente più popolare era Fischia il vento, il famoso canto sull’aria della canzone sovietica Katjuša. Bella Ciao inizialmente era poco nota e veniva inneggiata solo in alcuni reparti combattenti di Reggio Emilia e del Modenese, nella Brigata Maiella e in altri gruppi partigiani delle Langhe, e non era certo ancora riconosciuta come la canzone simbolo della Resistenza.

Il successo nel dopoguerra

Dopo la Liberazione, l’ufficiale versione partigiana di Bella ciao venne però presentata al primo Festival mondiale della gioventù democratica che si tenne a Praga nell'estate del 1947. Al festival si presentarono i giovani partigiani emiliani che parteciparono alla rassegna canora Canzoni Mondiali per la Gioventù e per la Pace. Fu così che Bella Ciao venne per la prima volta cantata, tradotta e diffusa in tutto il mondo grazie alle numerose delegazioni che partecipavano all'evento. La prima pubblicazione del testo della canzone per come la conosciamo avvenne nel 1953 sulla rivista La Lapa. Quattro anni dopo il testo venne pubblicato anche sull'Unità, per la prima volta.

Dalla prima incisione alla TV

Le prime incisioni di Bella Ciao per come la conosciamo oggi, si devono a Sandra Mantovani e Fausto Amodei in Italia, e al cantautore francese di origine toscana Yves Montand. La prima volta che è stata cantata in televisione fu nella trasmissione Canzoniere minimo (1963), eseguita da Gaber, Maria Monti e Margot, che la cantarono senza l'ultima strofa: "Questo è il fiore del partigiano morto per la libertà". Fu poi pubblicata in 45 giri da Gaber nel 1965.

Le riedizioni più famose: dalle band folk a La casa di carta

Tra le riedizioni più popolari in Italia ci sono quella del gruppo folk Modena City Ramblers e quella del gruppo ska Banda Bassotti. Una delle più popolari in Europa è invece quella eseguita dal musicista bosniaco Goran Bregović. Tra le ultime e più celebri rievocazioni del canto c’è certamente quella intonata dai protagonisti de "La casa di carta", la serie Netflix (visibile anche su Sky Q e tramite la app su Now Smart Stick) che ne ha fatto il pezzo portante della sua colonna sonora.

Un inno di protesta

L’inno non ha smesso di essere un canto di battaglia ripreso da diversi movimenti di protesta e spesso impugnato anche dalla politica. Bella Ciao è stata intonata dal movimento Occupy Wall Street durante le proteste dell'ottobre 2011, cantata durante le manifestazioni contro Erdoğan avvenute in piazza Taksim a Istanbul nel 2013 e in tanti altri contesti di lotta come quello dell'attuale guerra civile siriana, dove Bella Ciao è diventato uno dei canti degli indipendentisti curdi. Questo stesso canto, in Italia, è stato ripreso anche dal movimento delle Sardine, che ne ha fatto il suo inno, da intonare in tutte le piazze italiane in cui si sono svolte le manifestazioni. Nel 2019, il brano Do it Now sulle note di Bella ciao, è stato adottato come inno in occasione delle manifestazioni Fridays for Future.

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