"Bella ciao", la storia del canto simbolo del movimento partigiano

Spettacolo

La canzone popolare, nel corso del tempo, è diventata tra i più celebri inni di protesta e resistenza. Ecco la sua storia e la sua diffusione, dalle piazze italiane e di tutto il mondo, fino alle serie tv come "La casa di carta"

È uno dei canti popolari italiani più famosi al mondo, si è diffuso nel secondo dopoguerra e nel tempo è stato ripreso da più parti, dalla musica folk alle serie tv, passando per tanti movimenti di protesta in giro per il mondo. Di autore sconosciuto, "Bella Ciao" divenne l’inno del movimento partigiano italiano, anche se è diventata celebre e scelta come canto ufficiale soltanto dopo la Resistenza. Ma con la sua prima diffusione, in poco tempo, si conquistò la fama canto di ribellione per eccellenza contro il nazi-fascismo.

Un canto poco conosciuto durante la Resistenza

Gli studiosi non sono riusciti a individuare un'origine certa per Bella ciao. Nel tempo si sono ipotizzati legami con un canto infantile diffuso nel Nord Italia o una ballata francese del Cinquecento poi assorbita dalle tradizioni popolari orali. La musica e il testo della canzone restano di origine sconosciuta e sono forse la sintesi di melodie diverse.

Il canto si iniziò a diffondere tra le fila del movimento partigiano già durante la Seconda guerra mondiale. Ma all'epoca non era ancora annoverata tra gli inni della Resistenza. Decisamente più popolare era "Fischia il vento", il famoso canto sull’aria della canzone sovietica Katjuša. "Bella Ciao" inizialmente era poco nota e veniva inneggiata solo in alcuni reparti combattenti di Reggio Emilia e del Modenese, nella Brigata Maiella e in altri gruppi partigiani delle Langhe, e non era certo ancora riconosciuta come la canzone simbolo della Resistenza.

Il successo nel dopoguerra

Dopo la Liberazione, l’ufficiale versione partigiana di "Bella ciao" venne però presentata al primo Festival mondiale della gioventù democratica che si tenne a Praga nell'estate del 1947. Al festival si presentarono i giovani partigiani emiliani che parteciparono alla rassegna canora "Canzoni Mondiali per la Gioventù e per la Pace". Fu così che "Bella Ciao" venne per la prima volta cantata, tradotta e diffusa in tutto il mondo grazie alle numerose delegazioni che partecipavano all'evento.

Dalla prima incisione alla TV

Le prime incisioni di "Bella Ciao" per come la conosciamo oggi, si devono a Sandra Mantovani e Fausto Amodei in Italia, e al cantautore francese di origine toscana Yves Montand. La prima volta che è stata cantata in televisione fu nella trasmissione Canzoniere minimo (1963), eseguita da Gaber, Maria Monti e Margot, che la cantarono senza l'ultima strofa: "Questo è il fiore del partigiano morto per la libertà". Fu poi pubblicata in 45 giri da Gaber nel 1965.

Le riedizioni più famose: dalle band folk a "La casa di carta"

Tra le riedizioni più popolari in Italia ci sono quella del gruppo folk Modena City Ramblers e quella del gruppo ska Banda Bassotti. Una delle più popolari in Europa è invece quella eseguita dal musicista bosniaco Goran Bregović. Tra le ultime e più celebri rievocazioni del canto c’è certamente quella intonata dai protagonisti de "La casa di carta", la serie Netflix che ne ha fatto il pezzo portante della sua colonna sonora.

Un inno di protesta

L’inno non ha smesso di essere un canto di battaglia ripreso da diversi movimenti di protesta e spesso impugnato anche dalla politica. "Bella Ciao" è stata intonata dal movimento Occupy Wall Street durante le proteste dell'ottobre 2011, cantata durante le manifestazioni contro Erdoğan avvenute in piazza Taksim a Istanbul nel 2013 e in tanti altri contesti di lotta come quello dell'attuale guerra civile siriana, dove "Bella Ciao" è diventato uno dei canti degli indipendentisti curdi. Questo stesso canto, in Italia, è stato ripreso anche dal movimento delle Sardine, che ne ha fatto il suo inno, da intonare in tutte le piazze italiane in cui si sono svolte le manifestazioni. Nel 2019, il brano Do it Now sulle note di Bella ciao, è stato adottato come inno in occasione delle manifestazioni Fridays for Future.

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