George Clooney incontra gli studenti a Cuneo e attacca Trump: "Si è superato il limite"
Spettacolo
Un incontro con gli studenti diventa l’occasione per il celebre attore, regista e produttore cinematografico statunitense per affrontare temi cruciali dell’attualità. Tra politica internazionale, elezioni americane e libertà di stampa emergono riflessioni dirette e senza filtri. Uno sguardo lucido sul presente, tra preoccupazioni e impegno civile
Davanti a tremila studenti delle scuole superiori della provincia di Cuneo, George Clooney è intervenuto al Palazzetto dello sport per i Dialoghi sul talento, iniziativa promossa dalla Fondazione CRC insieme alla Clooney Foundation for Justice. Nel suo discorso ha lanciato un monito contro chi mette in discussione le istituzioni internazionali, senza mai citare apertamente Donald Trump: "Se c’è qualcuno che dice che vuole porre fine alla civiltà questo è un crimine di guerra". Ha poi sottolineato come sia legittimo sostenere posizioni conservatrici, ma "ci deve essere un confine alla decenza". Non è mancato un riferimento alla Nato, ritenuta fondamentale per la sicurezza globale, e alla preoccupazione per eventuali tentativi di indebolirla, pur riconoscendo che gli Stati Uniti, oltre agli errori, hanno anche compiuto azioni importanti.
un intervento senza filtri
Parlando delle elezioni presidenziali del 2024, Clooney ha espresso amarezza: "Non è un grande momento per la storia americana". Ha spiegato il suo coinvolgimento nella decisione di Joe Biden di ritirarsi dalla corsa, lasciando spazio a Kamala Harris, ammettendo: "Sapevamo cosa stavamo facendo e che avremmo perso con uno scarto enorme, eravamo con le spalle al muro". Secondo lui, il vero errore è stato non organizzare primarie per scegliere un nuovo candidato. L’attore ha poi riflettuto sull’evoluzione dei diritti nel cinema, ricordando come in passato registi e produttori fossero spesso persone discutibili e come le attrici venissero trattate peggio di tutti, situazione migliorata dopo il caso Harvey Weinstein. Ha infine rivendicato l’impegno della sua fondazione nella liberazione di oltre cento giornalisti detenuti, ribadendo: "Non si può difendere la democrazia senza proteggere chi dice la verità", chiudendo con una nota ironica sul rapporto tra politica e stampa, spesso tutt’altro che semplice.