L'apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 porta la grande poesia a San Siro. Pierfrancesco Favino ha inaugurato la cerimonia recitando “L’Infinito” di Giacomo Leopardi, accompagnato dalle note dello Stradivari di Giovanni Andrea Zanon. Un momento che ha unito la tradizione letteraria italiana allo spirito dei Giochi, collegando idealmente la metropoli lombarda alle montagne venete e trentine
Il debutto olimpico di Milano-Cortina 2026 (qui La Diretta) punta sulla forza della parola. Pierfrancesco Favino, solo al centro del campo di San Siro, ha dato voce ai versi de “L’Infinito”. L'attore ha scelto un'interpretazione asciutta per il testo scritto da Giacomo Leopardi nel 1819, trasformando il prato dello stadio in uno spazio di riflessione prima dell'avvio delle gare.
Lo Stradivari e il richiamo del territorio
Accanto a Favino, il violinista Giovanni Andrea Zanon ha accompagnato i versi con uno strumento che è un pezzo di storia dell'artigianato italiano: uno Stradivari del 1716. La scelta dello strumento non è solo artistica ma territoriale: il violino è realizzato con i legni della Val di Fiemme, zona protagonista delle competizioni sulla neve. Il suono dello Stradivari ha così portato nel cuore di Milano la materia prima delle montagne olimpiche, creando un legame fisico tra la sede della cerimonia e i campi di gara.
Cronaca di un inizio simbolico
La sequenza ha visto l'alternanza tra la voce di Favino e gli assoli di Zanon. Senza scenografie ingombranti, la performance ha puntato sull'impatto dei versi leopardiani, presentati come punto d'incontro tra la dimensione urbana e quella naturale delle Dolomiti. Al termine della lettura, il violinista ha chiuso il segmento musicale aprendo la strada all'ingresso delle bandiere e delle delegazioni internazionali. È stato il momento in cui la cultura ha passato il testimone all'agonismo, definendo l'identità di questa edizione dei Giochi.