Elon Musk conduce il Saturday Night Live e rivela: "Ho la sindrome di Asperger"

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Il miliardario ha sorpreso tutti con una dichiarazione inaspettata, poi ha proseguito il suo monologo ironizzando su quel che si dice della sua vita e scherzando sul discusso nome di suo figlio. Poi ha invitato sul palco sua madre, Maye Musk

Elon Musk ha di nuovo sorpreso il mondo con la sua conduzione del “Saturday Night Live”, andato in onda ieri sera sulla Nbc. All’inizio del suo monologo ha subito lasciato tutti a bocca aperta dichiarando di essere la prima persona con la sindrome di Asperger a presentare lo show, “o almeno la prima persona ad ammetterlo”. Una notizia rivelata per la prima volta nel momento in cui gli occhi erano puntati su di lui nei panni di conduttore.

“L'umanità deve diventare una civiltà spaziale multiplanetaria”

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Musk, che indossava un abito scuro e una maglietta nera, ha scherzato molto sulla sua reputazione di genio, imprenditore e amante delle criptovalute. Tra gli argomenti toccati con ironia ha parlato anche dello strano nome di suo figlio (X Æ A-12), “pronunciato come un gatto che corre su una tastiera”. E naturalmente non sono mancate le sue osservazioni visionarie: “L'umanità deve diventare una civiltà spaziale multiplanetaria”.

Contro i media che lo criticano

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L’imprenditore si è poi lamentato delle chiacchiere sul suo conto e sull’atteggiamento dei media: “Le persone sono ridotte alla cosa più stupida che abbiano mai fatto”, ha detto riferendosi a quando nel settembre 2018 è stato visto fumare marijuana mentre appariva nel podcast condotto da Joe Rogan.

Sul palco anche sua madre, Maye Musk

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Poi a sorpresa ha portato sua madre, Maye Musk, sul palco. “Ti ricordi quando avevo 12 anni e ho creato il mio videogioco?”, le ha chiesto. “Ricordo che ti hanno pagato 500 dollari – ha risposto lei - Eri troppo giovane per aprire un conto in banca, quindi ho dovuto aprirne uno per te”. E poi ha aggiunto: “Hai trasformato quel videogioco sullo spazio in realtà”. Ma anche su questa realtà Musk avrebbe qualche dubbio: “La nostra realtà potrebbe essere un videogioco e noi saremmo solo simulazioni al computer giocate da un adolescente su un altro pianeta”.

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