"Stories Live - Franco126", un'intervista tra parole e musica. VIDEO

Spettacolo

In principio fu il rap. Poi la collaborazione con Carl Brave. La separazione e la carriera da solista. Fino al suo ultimo album "Multisala" che porta live, con la sua band, nel nuovo appuntamento del ciclo di interviste dedicate al mondo dello spettacolo con il vicedirettore Omar Schillaci. Un racconto tra nuovi pezzi e grandi successi eseguiti dal vivo

 

Franco126 è il protagonista della nuova puntata di “Stories Live”, il ciclo di interviste ai protagonisti dello spettacolo di Sky TG24, in onda sul canale all news e su Sky Arte, venerdì 7 maggio ore 19:15 e sempre disponibile On Demand. Ospite del vicedirettore della testata Omar Schillaci, con la regia di Francesco Venuto, Franco126, all’anagrafe Federico Bertollini, regala un mix di parole e musica, con tante delle sue canzoni più belle eseguite dal vivo, in uno studio intimo e caldo. Franco126 ha recentemente pubblicato il suo secondo album, “Multisala”, dopo il successo di “Stanza singola”: dieci tracce che raccontano la realtà vista attraverso gli occhi dell'artista e interpretata con la sua scrittura elegante.  Il disco ha un filo rosso- spiega - , quello del cinema, che torna in tutti quanti i brani. Non ci sono solo storie personali, come nell’album precedente, ma anche temi più generali. Mi piaceva la parola “Multisala”, si sposava bene con i brani. Accompagnato dalla band, il cantautore romano propone negli studi di Sky TG24 alcune delle tracce del nuovo album,  come “Miopia”, “Che senso ha” e “Blue Jeans”, assieme ad alcuni dei suoi successi, come “Sempre in due”, “Brioschi” e “Ieri l’altro”. 

tra musica, aneddoti e ricordi

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Tra una canzone e l’altra anche aneddoti e ricordi, come quando Franco126 ripercorre la sua carriera, partita qualche anno fa con il sodalizio con Carl Brave: all’inizio eravamo un duo – spiega - , Carl Brave e Franco126, con un “per” in mezzo, che la gente non ha mai capito bene: Carl Brave x Franco126. La x si usava in Spagna: sentivamo dei gruppi spagnoli, mettevano sempre queste x in mezzo, invece di scrivere ‘featuring’. Io e Carlo ci conosciamo da anni, c’era una certa affinità dal punto di vista creativo e abbiamo iniziato a scrivere insieme. Prima facevamo più rap e trap, abbiamo sperimentato per tanti anni. Poi siamo arrivati quasi per caso a questa formula, meno rap e più cantata, e il disco, “Polaroid”, è andato benissimo. Siamo partiti facendo uscire i pezzi su Youtube, poi la cosa è esplosa. Poi la separazione, che credo sia stata inevitabile, nasciamo come due artisti solisti che hanno fatto questo progetto quasi per caso, con esigenze artistiche differenti, credo sia stato naturale spostarsi verso direzioni diverse.

 

Quando ho ricominciato da solista è stato difficile riaffermare la mia personalità, però è stata una sfida interessante, che mi ha formato. Mi ha aiutato anche a capirmi meglio come individuo. Sono ripartito dal fatto che lo so fare, che questo è il mio mestiere. Con “Polaroid” io e Carl Brave ci siamo affermati, abbiamo constatato che potevamo fare questo di lavoro. Sembra banale, ma ti dà tanta forza. Prima facevo altri lavori, non sapevo se avrei potuto cantare per mestiere. Ho fatto il cameriere, il giardiniere. Il lavoro che ho fatto per più tempo è stato riparare gli iPhone, avevo questa manualità. Era un lavoro part time e riuscivo poi a dedicarmi alla musica, che era il mio obiettivo primario. Era il mio piano A, ma non c’era un piano B. 

 

 

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