Il dizionario delle tendenze per non sentirsi inadeguati

Spettacolo

Maria Teresa Squillaci

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Dalle "chunky shoes", ai "mom jeans" passando per le camicie "pussy bow": non è raro leggere un pezzo sulle sfilate e avere la sensazione di aver bisogno di un traduttore. Ecco una piccola guida

É di moda si dice “must have”. Alcuni termini o espressioni, spesso straniere, sono penetrate in maniera talmente profonda nel vocabolario quotidiano di fashion editor e addetti ai lavori, che non è raro ritrovarsi a leggere un pezzo di sfilate o tendenze e avere la sensazione di aver bisogno di un dizionario.

Nel 1930 sul Popolo d’Italia si leggeva: “Una moda italiana nei mobili, nelle decorazioni e nel vestiario non esiste ancora: crearla è possibile, bisogna crearla”. Cinque anni più tardi il mercato proponeva “il vestito da casa, il completo da mattino e quello per gli acquisti, l’abito da pomeriggio e quello per l’aperitivo, la toilette per l’ora del tè e quella per l’opera, l’abito da sera, da gran sera, da ballo”, tutto di produzione propria. Quasi 90 anni dopo, l’Italia è la patria della moda ma parla un linguaggio universale dove le parole straniere, specialmente inglesi e francesi, sono diventati di uso comune.

E così, tra termini tecnici e una piccola dove di snobbismo, i gioielli sono “bijou”, gli abiti non sono lunghi o corti ma sempre “maxi” o “mini”, le celebrità non si siedono in prima fila alle sfilate ma nel “front row” e si usano frasi come “la it-bag della capsule collection è l’outfit must have”. Ecco quindi una piccola guida per orientarsi nel dizionario della moda.

Athleisure

È una delle tendenze degli ultimi anni, che ha rivoluzionato l’abbigliamento casual e riscritto i codici di quello sportivo e consiste nell’indossare, anche in occasioni formali, abiti solitamente legati allo sport o alla palestra. Così, via libera a leggings, felpe con cappuccio, pantaloni da yoga o da sci, anche mixati a blazer, tacchi e gonne a tubino. 

Capsule Collection

Non è altro che una piccola collezione, composta da pochi elementi facilmente abbinabili e interscambiabili fra loro. Oggi però con questo termine si indicano soprattutto le collaborazioni tra grandi marchi del lusso e le catene di abbigliamento low cost o tra le griffe e modelle e celebrità, come “TommyxGigi” la capsule collection firmata dalla modella Gigi Hadid per Tommy Hilfiger.

Chemisier

É un abito dalla linea essenziale che riprende nella parte superiore la foggia di una camicia, spesso abbottonato fino alle ginocchia e rifinito da una cintura. L'abito a camicia conquista il mondo della moda all'inizio del Ventesimo secolo, ma le sue origini risalgono a Maria Antonietta, che nei momenti di libertà indossava una lunga veste di cotone bianco dal taglio maschile. Famosi anche gli chemisier che Christian Dior cominciò a disegnare nel 1957 e che Yves Saint Laurent (all’epoca assistente di Dior) continuò a proporre dopo la scomparsa dello stilista. 

Chunky shoes

Sono le scarpe da ginnastica robuste, comode e con la suola grossa di ispirazione Anni ’90. Sono state ribattezzate “ugly sneakers”, per la loro silhouette non proprio aggraziata ma spopolano tra le amanti della moda: le Balenciaga Triple S, per esempio, sono il “must have” assoluto del momento. Per “Chunky heels” invece si intendono le scarpe con il tacco grosso e massiccio.

Color block

Si tratta di uno stile che ama i “blocchi di colore”, gli abbinamenti estremi tra tinte forti o contrastanti come un abito rosso con collant verdi o una gonna rosa con accessori gialli. L’ideatore di questa tendenza è Yves Saint Laurent, geniale creatore di accostamenti audaci come rosso e fucsia, giallo e viola.

Crop top

Letteralmente significa "maglietta tagliata" (sotto il seno o sopra l’ombelico), comunque molto corta. Si tratta di micro T-shirt di ispirazione Anni ’80 che si indossano con pantaloni e gonne a vita alta.

Layering

In inglese vuol dire “stratificare”. Ed è un’arte. Non stiamo parlando degli outfit a cipolla, ma di mix sapienti, di combinazioni, sovrapposizioni, giochi di proporzioni soprattutto, ma anche di fantasie, materiali. In parole povere: l’abito sottoveste si indossa sopra la T-shirt, la gonna sui pantaloni, lo chemisier al ginocchio sotto la felpa.

Lettering

Nella grafica editoriale e pubblicitaria è la scelta dei caratteri tipografici più adatti per un annuncio, una copertina, un manifesto... Nella moda, è la tendenza di comunicare attraverso quello che si ha addosso. Un bisogno (o mania) che ha contagiato anche gli stilisti, che utilizzano le proprie creazioni come mezzo per trasmettere idee o stati d'animo attraverso slogan, poesie, incitazioni, haiku, provocazioni e dichiarazioni di stile da leggere su T-shirt e capi casual ma anche su abiti, borse e scarpe.

Mom jeans/ Boyfriend jeans

I primi sono a vita alta, gamba dritta che si stringe sulla caviglia, non elasticizzati (vedi i classici Levi’s 501) e si chiamano così perché si ispirano a quelli indossati dalle mamme negli Anni ’80.  I “Boyfriend jeans” invece sono idealmente rubati dall'armadio di lui: hanno punto vita più basso, cavallo sceso, gamba larga e dritta.

Must have

Quando si parla di presenze immancabili nell’armadio ci si riferisce ai must have, alle cose assolutamente "da avere", a ciò di cui non si può proprio fare a meno di possedere quella determinata stagione.  

Platform shoes

Sono le scarpe con la zeppa, “Platform” sta infatti per "piattaforme", quelle che rialzano notevolmente le scarpe grazie a suole elevate e plateau, ormai presenza fissa sulle passerelle e in giro per la città.

Pussy bow

Si riferisce alle bluse o alle camicie che si chiudono con un fiocco al collo (bow), simile a quello che per vezzo viene messo alle gattine. Recentemente la pussy-bow shirt è tornata di tendenza perché spesso indossata da Melania Trump.

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