Paolo Villaggio, un anno fa l'addio all'indimenticabile attore comico

Spettacolo
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Il 3 luglio 2017 scompariva l’artista genovese, che ha lavorato anche come scrittore, umorista e doppiatore. I personaggi di "Fracchia" e "Fantozzi" sono entrati nella storia del cinema italiano

"Ciao papà, ora sei di nuovo libero di volare": con queste parole, esattamente un anno fa, Elisabetta Villaggio annunciava la morte del padre Paolo. Il grande attore genovese si spegnava il 3 luglio 2017, all'età di 84 anni, a causa di complicanze respiratore dovute al diabete. Villaggio, interprete istrionico a cinema e teatro, oltre che scrittore e autore, ha legato il suo nome ad una delle maschere più riuscite del grande schermo: quella del ragionier Ugo Fantozzi.

Il ragionier Fantozzi

Paolo Villaggio era nato a Genova il 30 dicembre 1932. Affermatosi nel cabaret e in televisione, dopo aver interpretato film di secondo piano si impose al cinema con "Fantozzi" (1975), tratto da un libro da lui stesso scritto. La pellicola prendeva il titolo dal nome del protagonista, un umile ragioniere, servile e impacciato, costretto a subire frustrazioni di ogni genere e suo malgrado coinvolto in situazioni grottesche e surreali. Fantozzi, personaggio che ritraeva difetti e disagi della classe media italiana, divenne ben presto una sorta di contemporanea maschera popolare: a lui furono dedicati in totale dieci film tra il 1975 e il 1999.

Il cinema d'autore

La filmografia di Paolo Villaggio è ad ogni modo molto variegata: l’attore genovese ha prestato il volto a più pellicole, recitando anche in ruoli drammatici e partecipando a film di registi come Federico Fellini, Marco Ferreri, Ermanno Olmi e Mario Monicelli. Lina Wertmüller lo ha invece diretto nel 1992 in "Io, speriamo che me la cavo", un affresco sul disagio economico del Sud Italia, tratto dall'omonimo bestseller di Marcello D'Orta, che raccoglie i temi scolastici di una terza elementare di Arzano, in provincia di Napoli. Tra i riconoscimenti più importanti attribuiti all’attore, ci sono il Leone d’oro alla carriera nel 1992 e il Pardo d'onore alla carriera al Festival del cinema di Locarno nel 2000.

Il teatro e i libri

Per il teatro, Paolo Villaggio ha preso parte a l'"Avaro" di Molière (1996), "Delirio di un povero vecchio" (2000), "Serata d'addio" (2006) e "A ruota libera" (2011). Istrionico e geniale sul palco, chi ci ha lavorato accanto lo racconta come molto lunatico e perfino capriccioso durante prove e registrazioni. Alla sua attività di recitazione, ha affiancato anche l'impegno nella scrittura, collaborando con testate giornalistiche come L'Europeo, Paese sera e l'Unità. Ha inoltre pubblicato diversi libri, tra i quali "Fantozzi" (1971); "Fantozzi saluta e se ne va: le ultime lettere del rag. Ugo Fantozzi" (1994); "7 grammi in 70 anni. L'odissea di un povero obeso" (2003); "Storia della libertà di pensiero" (2008); "Crociera lo Cost" (2010); "Mi dichi - Prontuaro comico della lingua italiana" (2011); "Tragica vita del ragionier Fantozzi" (2012); "Fantozzi, rag. Ugo. La tragica e definitiva trilogia" (2012); e "Lei non sa chi eravamo noi", con Adriano Panatta, racconto corale delle avventure dei due amici negli anni Ottanta (2014).

Gli omaggi dopo la morte

I tributi e gli omaggi all’attore, ad un anno dalla sua scomparsa, sono numerosi. A Roma, al cinema Savoy, è prevista una serata evento in cui attori e giornalisti offriranno al pubblico la lettura integrale de "Il secondo tragico libro di Fantozzi". Tra loro ci saranno anche Carlo Verdone e Milena Vukotic, la "Pina" della saga. Su Sky, invece, la programmazione del canale Cinema Comedy del 3 luglio sarà interamente dedicata a Paolo Villaggio. Infine il Lamezia Film Fest, in scena dal 13 al 17 novembre, ha annunciato l’istituzione del "Premio Paolo Villaggio", che sarà assegnato a un autore e/o attore che sia riuscito ad incarnare lo spirito "fantozziano" nella sua produzione artistica.

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