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I pesci ripopolano una barriera corallina danneggiata grazie ad altoparlanti sottomarini

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2' di lettura

La tecnica si chiama ‘arricchimento acustico’ e consiste nel diffondere i suoni di una barriera corallina sana per richiamare i pesci in una che era stata danneggiata e abbandonata. Nell’esperimento, le specie presenti sono aumentate del 50% 

Il segreto per ripopolare una barriera corallina danneggiata potrebbe essere il suono. È quanto emerge da uno studio condotto da un team internazionale di ricercatori britannici e australiani che si sono affidati a una tecnica quantomeno singolare: utilizzando altoparlanti sottomarini in grado di diffondere gli effetti acustici prodotti da una barriera corallina in salute gli scienziati sono riusciti a fare tornare nuovamente i pesci in quelle barriere degradate e che, di conseguenza, erano state abbandonate. Come spiegato sulla rivista Nature, che ha pubblicato la ricerca, questo potrebbe rivelarsi un metodo efficace per favorire il ripristino di questi delicati ecosistemi.

Barriera corallina, pesci tornati grazie ad altoparlanti

I ricercatori delle università britanniche di Exeter e Bristol, uniti a team della James Cook University e dell’Australian Institute of Marine Science, hanno sperimentato quello che viene chiamato ‘arricchimento acustico’ in una parte danneggiata della Grande Barriera Corallina australiana. Il gruppo di ricerca ha deciso di utilizzare degli altoparlanti sottomarini per riprodurre quei suoni che “vengono persi quando le barriere coralline diventano più tranquille per via della degradazione”, come spiegano gli scienziati dell’Università di Exeter. Steve Simpson, professore e tra gli autori principali dello studio, sottolinea infatti che “le barriere sane sono luoghi molto rumorosi” a causa del ‘paesaggio sonoro’ creato dagli abitanti di questi ecosistemi, un fattore che i pesci più giovani considerano quando devono scegliere un posto in cui stabilirsi. I ricercatori hanno notato che, dopo aver riprodotto i suoni, il numero di pesci arrivati nelle zone coinvolte dall’esperimento è raddoppiato, con un ulteriore aumento del 50% per quanto riguarda le specie presenti.

Un modo per salvare le barriere coralline

Come spiegato dagli scienziati su Nature, sempre più barriere coralline nel mondo vengono danneggiate da fattori di stress provocati dall’uomo, che portano gli abitanti di queste aree sottomarine a spostarsi altrove. Ma secondo il professore dell’Università di Exeter Tim Gordon, “i pesci sono cruciali perché le barriere siano ecosistemi sani”, motivo per cui “aumentare le popolazioni ittiche riproducendo questi suoni potrebbe aiutare ad avviare un processo di ripristino naturale, contrastando i danni che stiamo vedendo in diverse barriere coralline di tutto il mondo”. Il cosiddetto arricchimento acustico potrebbe quindi essere un buon punto di partenza per non perdere, ma anzi rigenerare quegli ecosistemi delicati e preziosi messi a rischio dall’uomo.

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