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Natura, trascurarla potrebbe minare l’accesso a cibo e acqua per 5 miliardi di persone

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Inoltre, centinaia di milioni di abitanti delle zone costiere potrebbero essere esposti alla minaccia di tempeste e uragani. A indicarlo è un modello realizzato da un gruppo internazionale di esperti guidato dalla ricercatrice Rebecca Chaplin-Kramer 

Se l’umanità continuerà a trascurare la natura, entro il 2050 l’accesso al cibo e all’acqua potrebbe essere compromesso per almeno 5 miliardi di persone, soprattutto in Africa e nell’Asia meridionale, e centinaia di milioni di abitanti delle zone costiere potrebbero essere esposti alla minaccia di tempeste e uragani. È quanto emerge da un nuovo modello realizzato da un gruppo internazionale di esperti guidato da Rebecca Chaplin-Kramer, ricercatrice dell’Università di Stanford. Per metterlo a punto, il team si è basato sui dati forniti dai satelliti, che possono essere utilizzati per creare delle mappe particolarmente precise su scala ridotta, utili per capire dove e come la natura può influenzare il benessere degli esseri umani. Il modello è stato descritto nel dettaglio sulle pagine della rivista specializzata Science.

L’impatto delle attività umane sugli ecosistemi

Nel corso dello studio, i ricercatori si sono focalizzati su tre scenari, relativi al contributo della natura sulla qualità delle acque, la protezione delle coste e l’impollinazione delle piante nei campi coltivati. Il modello che hanno elaborato indica che l’impatto crescente delle attività umane sulla natura ne sta compromettendo gli ecosistemi. Massimiliano Pasqui, ricercatore dell’Istituto per la bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), spiega che il nuovo studio, assieme ad altre ricerche pubblicate negli ultimi anni, qualifica e quantifica la dipendenza funzionale tra il benessere umano e i diversi ecosistemi. “È, inoltre, un’ulteriore prova di come la natura non riesca più a sostenere l’impatto delle attività umane. Con importanti conseguenze, a partire dall’aumento delle migrazioni di massa”, prosegue lo studioso. “Studi come questo mettono in evidenza i punti critici per le scelte che sarà necessario compiere nei prossimi anni per la salvaguardia del nostro pianeta. Dovremmo ormai aver imparato che la Terra, se non trasformeremo le nostre abitudini, andrà avanti comunque, a prescindere dall’uomo”, precisa Pasqui. “Il problema è nostro, di come sapremo interpretare i cambiamenti degli ecosistemi naturali e il loro impatto sul nostro benessere”, conclude il ricercatore. 

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