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Cambiamento climatico, le bufale più diffuse

5' di lettura

Nonostante l’accordo della comunità scientifica, c’è ancora chi non crede che si debba intervenire in fretta per ridurre le emissioni di CO2. Ma ad alimentare lo scetticismo sono spesso notizie false

Da una parte la comunità scientifica, rappresentata tra gli altri dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (Ipcc), dall’altra i negazionisti, che non credono nella descrizione della crisi climatica che viene data ufficialmente, pur senza un reale fondamento scientifico. Soprattutto online continuano a circolare in rete false notizie sul riscaldamento globale, condivise occasionalmente anche da persone che ricoprono cariche pubbliche. Rivediamo insieme quelle più diffuse.

Non fa più caldo

La bufala più basilare è che le temperature non si stiano alzando. La tesi viene diffusa soprattutto in occasione di giornate o periodi di freddo intenso, e mira - con un singolo dato o pochi dati localizzati nel tempo e nello spazio - a smentire qualche milioni di dati rilevati ogni giorno su scala globale. Tra i sostenitori del ‘senti che freddo, altro che riscaldamento globale’, purtroppo, ci sono anche personalità di spicco della scena politica come il senatore americano repubblicano James Inhofe che, intervenendo in Senato per smentire una volta per tutte quella che definì "la più grande bufala della storia", estrasse da un sacchetto una palla di neve raccolta fuori dall’edificio e la tirò al presidente del Senato.

Il cambiamento è naturale

Una bufala un po’ più subdola, che gioca su una parziale verità, è quella che discredita l’allarmismo contrapponendovi l’immutabile ciclo della natura. La tesi ha il seguente filo logico: "il clima è in costante mutamento, ere di glaciazione si alternano ad altre molto più calde, ci troviamo semplicemente in un momento di innalzamento della temperatura, niente panico, nessun cambiamento dei consumi e dei comportamenti, le temperature torneranno a scendere, accade così da milioni di anni". 

Assodato che il clima è sempre stato in costante mutamento, è dimostrato che il cambiamento sta avvenendo più velocemente rispetto al passato: i sedici anni più caldi da quando si registrano le temperature sono stati dopo il duemila, come ha ribadito recentemente il settimanale The Economist in un servizio. Altrettanto dimostrata è la responsabilità dell’uomo nella drastica - e per la nostra specie minacciosa - accelerazione del cambiamento. E lo è fin dal primo Rapporto Ipcc, datato 1990.

Colpa delle tempeste solari

Altra obiezione che ammette il cambiamento, anche drastico, delle temperature ma deresponsabilizza l’azione dell’uomo è quella secondo cui il colpevole sarebbe il Sole. Più precisamente le tempeste solari, fenomeni che occorrono periodicamente sulla superficie della nostra stella e che comportano venti di particelle ad alta energia che raggiungono la superficie terrestre. Le tempeste solari, in grado di modificare le temperature, sono incluse nelle variabili considerate dai modelli usati dai climatologi e i venti solari misurati dai magnetometri terrestri fin dal 1978. I climatologi concordano sul fatto che, dato che non sono aumentate negli ultimi decenni, non siano responsabili degli ultimi anni di caldo record sulla Terra.  

CO2 sopravvalutata

Una distorta interpretazione delle percentuali è alla base della credenza secondo cui l’anidride carbonica presente in atmosfera sarebbe troppo poca, ancorché in aumento, per generare l’effetto serra. È vero che percentualmente la CO2 è una piccola parte dei gas che costituiscono l’atmosfera - lo 0,04 per cento del totale - purtroppo però anche quella quantità, che matematicamente sembra poco significativa, nella realtà fisica ha un impatto determinante. E questa verità è stata ampiamente dimostrata da molti studi, il primo dei quali risale al 1850 quando John Tindall e Eunice Foote dimostrarono che la molecola di anidride carbonica ha la particolarissima proprietà di trattenere il calore. Su larga scala il fenomeno fa sì che la CO2 trattenga il calore terrestre evitando che si dissipi nello spazio.

L’effetto serra, e cioè la relazione tra l’aumento di CO2 e l’aumento delle temperature, è registrato da anni dagli strumenti di misurazione e visualizzato attraverso grafici.

Modelli climatici inattendibili

Punta decisamente sullo scetticismo la teoria secondo cui i modelli usati da chi si occupa di clima sarebbero inaffidabili, del tutto inadeguati a prevedere quel che potrebbe succedere. Sicuramente i modelli climatici sono tra i più complessi per via delle moltissime variabili che devono tenere in considerazione, ma le impressioni o le convinzioni soggettive non sono uno strumento più raffinato o utile. Le conoscenze attuali non sono in grado per esempio di prevedere il giorno, il mese e nemmeno l’anno preciso in cui si scioglierà un ghiacciaio, ma sono in grado di prevedere che non resisteranno a lungo e una data ragionevole anche se imprecisa è che ciò sulle Alpi avverrà prima del prossimo secolo

Effetto urban heat island

Altra argomentazione che chiama in causa i modelli dei climatologi è la variante definita "dell’effetto dell’isola di caldo" (o urban heat island effect), secondo la quale le misurazioni delle temperature sarebbero falsate dal posizionamento dei termometri. Troppo vicino alle città, dove le temperature, causa traffico degli impianti di riscaldamento e del cemento che riflette il calore, sono più alte. L’impatto dell’uso dei combustibili fossili sulla temperatura viene riconosciuto, ma confinato ai sobborghi e alle periferie, laddove altererebbe i rilevamenti delle temperature.

L’urban heat island è un fenomeno conosciuto alla comunità scientifica, ma i termometri sono posizionati anche in aree scarsamente popolate, o addirittura quasi deserte.

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